Uniti su cosa? Cattolici e politica

Intervista a Sandro Campanini, coordinatore di C3dem, rete di associazioni dell’area cattolica democratica in Italia
Tavoli di lavoro Settimana sociale dei cattolici

Mentre la Lega di Salvini continua a crescere, il centro sinistra è in crisi di identità e il M5S manifesta segnali di cedimento, si continua discutere sul ruolo dei cattolici in politica. Abbiamo posto apertamente la questione sul numero di gennaio 2019 della rivista  per aprire un forum di discussione sul sito. Per avere un’idea della ricchezza e complessità di un dibattito che si colloca al centro del periodo di transizione della società italiana merita confrontarsi con Sandro Campanini, coordinatore di “Costituzione, Concilio, Cittadinanza – C3dem” una rete di collegamento tra esponenti di un ampio numero di associazioni dell’area cattolica democratica. La ricchezza di contenuti disponibili sul loro sito, attivo dal 2012, testimonia la solidità di una cultura politica feconda.

Andiamo subito al punto. Un partito laico di ispirazione personalista, capace di tenere assieme “quelli della vita con quelli del sociale”, è possibile e auspicabile oggi in Italia? Bisognerebbe chiedersi perché in diversi si fanno questa domanda oggi, mentre fino a qualche anno fa non era così esplicita. È chiaro – semplifico molto – che si sente un senso di crisi generale, una preoccupazione profonda, a cui si vorrebbe dare risposta rendendo più forte e diretto il contributo dei cattolici. È senza dubbio una reazione importante e condivisibile, senza dimenticare, d’altra parte, che nei partiti attuali ci sono non poche persone che hanno radici nel “mondo cattolico”; magari non sempre hanno  visibilità ma sono attivi, anche nei livelli locali (che troppo spesso non consideriamo a sufficienza…). Una prima osservazione un po’ “pratica”: è molto difficile creare partiti “a tavolino”, senza cioè un movimento “dal basso”. È vero che il Movimento 5 stelle è riuscito in pochi anni ad avere risultati che ai tempi dei V-Day di Grillo sembravano impensabili, ma lì siamo di fronte a un caso molto particolare.

Resta però la domanda: è possibile la formazione di un partito che tenga assieme istanze disperse nelle formazioni attuali?
Su alcuni temi fondamentali è possibile che una certa area di cattolici abbia le stesse posizioni – mi riferisco, in generale, ai temi cosiddetti etici (anche se non sarei così sicuro che tutti la pensino esattamente allo stesso modo su ogni questione) e al tema dell’accoglienza delle persone migranti, sul quale, insieme al papa, la Cei, l’associazionismo, molte riviste e siti web e tanti preti e laici impegnati nelle parrocchie si stanno spendendo con grande coraggio. Ma non è detto che su temi politici anche di rilievo – pensiamo, tanto per fare esempi di cronaca, alla Tav o al reddito di cittadinanza – ci siano le stesse idee…perché la mediazione tra fede e politica è sempre un processo complesso e che passa dalla coscienza e la sensibilità di ciascuno, come il Concilio e la dottrina sociale della Chiesa ci ricordano. Va aggiunto che l’esperienza del recente passato non aiuta: il Ppi fondato da Martinazzoli (che in ogni caso rappresentava solo una parte del “mondo cattolico”), si spaccò in due sul problema della collocazione rispetto all’asse centrodestra-centrosinistra e non si trattò certo di un problema  tattico.

C’è poi la questione dei risultati in termini elettorali…
Esatto. Una formazione del genere avrebbe il consenso sufficiente per essere davvero incisiva? Non è infatti scontato che i cattolici – che tra l’altro rappresentano comunque una minoranza – votino per un partito solo perché si definisce loro “rappresentante”. E se quindi dovesse allearsi con altri, non dovrebbe comunque “mediare” tra le proprie posizioni e quelle altrui? A meno che non si rinunci in partenza alla prospettiva di governo e si eserciti solo una forma di testimonianza (“diritto di tribuna”), qualificandosi su alcuni temi specifici: che è una possibilità, certo, ma non so quanto rispondente alle attese.

Quindi?
Sulla scorta di un ragionamento proposto dal presidente dell’Azione Cattolica, Matteo Truffelli, su Avvenire, bisogna porsi la domanda: in un Paese in cui si è sempre propensi alla frammentazione, non è più utile, finché e dove è possibile, essere lievito di unità? Un nuovo partito è la migliore cosa che i cattolici possono fare oggi? Detto ciò, non si può escludere, in assoluto, che un domani non emerga il bisogno di costruire una nuova forza politica, di “ispirazione personalista”. Ma più che un obiettivo o una prospettiva a breve termine, mi sembra una possibilità da tenere aperta ove ne ricorresse davvero la necessità.

 

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