Un’atmosfera di grande serenità

Sono iniziate nell’aula Nuova del Sinodo le Congregazioni generali del Collegio cardinalizio che precedono un conclave. Se fuori la pressione è alta, dentro si respira un’atmosfera di «grande serenità e costruttività, desiderio di partecipare lucidamente a un tempo di discernimento così importante per la Chiesa e per il mondo»
Cardinali in piazza San Pietro

La pressione mediatica sul conclave è fortissima. Sono più di quattromila i giornalisti accreditati in questi giorni presso la sala stampa della Santa Sede per seguire i lavori che porteranno all’elezione del nuovo pontefice. Troupe televisive e microfoni dei cronisti di tutto il mondo inseguono i cardinali nei loro vari spostamenti dentro e fuori l’aula Nuova del Sinodo dove alle ore 9.30 di lunedì 4 marzo ha preso il via la prima Congregazione generale del Collegio cardinalizio. E fuori si cerca di capire quali sono tra i cardinali gli orientamenti, le preferenze, soprattutto le ragioni più profonde che spingono verso un candidato.

Partono i pronostici: dal più giovane tra i «papabili», il filippino Tagle, al cardinale cappuccino O’Malley (Usa). E tra chi invoca un papa nero – sarebbe la prima volta nella storia della Chiesa – o un papa sudamericano (vista l’imminente Gmg di Rio), intervistati i cardinali ripetono alla stampa come un karma che sulla scelta del nuovo papa la provenienza geografica non ha alcuna importanza.

Dunque, se fuori la pressione è altissima, dentro – confida padre Federico Lombardi – si respira un’atmosfera di «grande serenità e costruttività, desiderio di partecipare lucidamente a un tempo di discernimento così importante per la Chiesa e per il mondo». La prima Congregazione generale, per esempio, è stata presieduta dal decano Angelo Sodano, dal camerlengo Tarcisio Bertone e dal segretario del Collegio cardinalizio, Lorenzo Baldisseri. I cardinali hanno giurato all’osservanza del segreto passando a turno al tavolo della presidenza. Ma al di là delle procedure previste, non bisogna dimenticare che le Congregazioni generali hanno il compito di fissare la data di inizio del conclave e provvedere al governo della Chiesa in Sede vacante. Ma sono soprattutto anche momenti di conoscenza e scambio personale  tra i cardinali e di discernimento circa i problemi e le sfide che attraversano la Chiesa e che il nuovo papa sarà chiamato ad affrontare.

E sono proprio questi argomenti – accanto all’inevitabile gioco del “toto papa” – a scatenare la curiosità dei giornalisti. D’altronde non è passato molto tempo dallo tsunami che ha travolto il Vaticano – lo scandalo Vatileaks – in seguito al quale Benedetto XVI ha chiesto a tre cardinali di avviare un’inchiesta che è stata poi presentata nelle mani del papa e che ora sarà affidata al nuovo pontefice.

Ma anche in questo caso è padre Lombardi a calmare gli animi dei curiosi: sugli argomenti trattati nelle Congregazioni c’è «riserbo o indicazioni sommarie». E lascia trapelare che nella prima Congregazione, per esempio, dalle ore 11.45 alle 12.30 hanno preso la parola 13 cardinali, con interventi «brevi, densi, precisi». Segno di un incontro vivo, all’insegna della collegialità.

Inutile far finta di niente, ma questo conclave ha una caratteristica e un tratto del tutto inedito che lo rende unico nella storia: è il primo conclave che si svolge con un papa uscente e dimissionario. Benedetto XVI è a Castel Galdolfo che sicuramente segue e prega. Il mondo lo ha visto ritirarsi per sempre dal “mondo” mentre voltava le spalle ai fedeli che in migliaia lo hanno salutato sotto il balcone della cittadina castellana. Commovente dunque sapere che il card. Sodano ha proposto al Collegio cardinalizio di preparare un messaggio al papa emerito e di inviarglielo e che il Collegio ha approvato la proposta «con molta naturalezza e spontaneità».

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