Una speranza possibile

 “Vita morte miracoli”. Questo il titolo della XVª edizione della prestigiosa rassegna a Roma.
Hors Satan
Ha compiuto quindici l’edizione del festival, dal primo all’undici dicembre scorso, promosso dall’Ente dello spettacolo, dal Pontificio consiglio per la cultura e diretto da don Dario Viganò. Un convegno all’università Lateranense, alla presenza di studiosi e registi – tra cui il russo Pavel Lounguine, autore dell’intenso L’isola –, ha preceduto la rassegna filmica al cinema Trevi.

La possibilità della speranza per la vita in un mondo che pare precipitato nel dolore e nel male è stato il filo conduttore di un festival dove le asprezze dell’oggi, presenti anche nei film, non sono state evitate, ma nemmeno la luce che può farsi strada fra le miserie della contemporaneità.

 

Chi ha visto l’anteprima del film di Bruno Dumont Hors Satan (Va’ via, satana), glaciale eppure bellissimo – storia di un Dio zingaro che scaccia il demonio da una umanità inselvatichita – forse ha sussultato per la durezza delle immagini, ma gioito perché la salvezza per l’uomo è sempre disponibile, pur portata da un Dio vagabondo.

Certo, il male è una presenza scottante: impedisce l’amore. Atmen (Respiro) dell’austriaco Karl Markovic è la parabola di un giovane detenuto in cerca della madre che l’ha abbandonato. La vicenda del ragazzo che alla fine, lavorando in un obitorio, si riinnamora della vita, va a cercare e trovare la madre, è storia di tutti, quando ci sentiamo abbandonati, traditi da chi ci dovrebbe amare. Eppure non smettiamo di cercare l’amore. Questo è il miracolo più vero, che i giovani esigono in maniera anche scomposta, ma autentica.

 

Come la ragazza rumena, sfruttata dai suoi che, a contatto con un vecchio inacidito dal tumore nella periferia torinese, fa ritrovare a sé stessa e a lui, la voglia di vivere. È il succo dell’amaro Le sette opere di misericordia dei fratelli Gianluca e Massimiliano De Serio, in cui laicamente si va alla ricerca dell’amore, vedendone nella realtà quotidiana tutto il contrario.

Forse è ciò che vedono gli occhi del nostro tempo, ma una risposta c’è. Nella luce che illumina, nella scena finale, i due sedili vuoti nel bus dove stavano seduti la ragazza e un suo amico, ora a cercare una vita diversa. Il lumicino della speranza dunque non si è spento. Anche, si augura, per gli spettatori che lo vedranno fra qualche settimana.

 

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