Una cultura della festa

L’estate appena trascorsa è stata un’occasione per una riflessione su due argomenti collegati fra loro: la lettura di un volume di G. Manzone sul lavoro e il tempo libero che vedevo come veniva vissuto sia attorno a me, che guardando in televisione le code sulle strade nei fine-settimana. Abbiamo perso – e bisogna assolutamente ritrovarla – la cultura della festa. Il lavoro è diventato un tempo importante, continuativo, quasi esclusivo, e che dà il ritmo a tutti gli altri tempi, condensati nel cosiddetto tempo libero. Il lavoro nella società moderna è in piena evoluzione, investito da problematiche nuove quali la precarietà, la flessibilità, lo stress, la disoccupazione. La saggezza biblica ci dice che c’è un tempo per tutto nelle vita: uno per nascere e uno per morire, uno per piantare e uno per sradicare, uno per piangere e uno per ridere, uno per il lutto e uno per il divertimento…( cf Qo 2,3). Lavorare senza riposare è una delle più grandi eresie della modernità perché il riposo non serve solo per rifarsi della stanchezza e della fatica, ma è il compimento del lavoro che si apre agli altri tempi nella realtà della festa. Il lavoro non può né deve essere un elemento costitutivo preminente nella vita. Esso è sì comando di Dio alla creatura umana, ma costitutivo della dignità umana è anzitutto la relazione con Dio. Oggi esiste una cultura del tempo libero, contenitore più di divertimento che di svago, più di traslochi frettolosi che di viaggi rilassanti, più di ulteriore fatica che di relax. Invece la cultura della festa è contenitore di altri tempi indispensabili alla vita individuale e comunitaria: tempo della responsabilità sociale, di relazioni familiari e amicali, di crescita culturale e artistica e anche di recupero delle forze fisiche e mentali. La cultura della festa implica anche un tempo sacro, tempo sottratto alla quotidianità, alla ferialità, per rivolgersi a Dio nella lode, nell’adorazione e nella preghiera. Cultura della festa, dunque in senso ampio, cultuale e/o profano, ma sempre autentico, essenziale perché impregnato di relazionalità verticale ed orizzontale, sostanziata di amore, amicizia e fraternità. La civiltà occidentale attraversata dai ritmi incalzanti e stressanti del lavoro, lanciata ad occupare tutti gli spazi, compresi quelli della domenica, giorno festivo per eccellenza nei paesi a tradizione cristiana ha molto da imparare dalle civiltà che sanno vivere la festa come momento insieme ludico e religioso, semplice e lieto.

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