Spiragli di luce

Un'originale Via Crucis realizzata dall'artista e nostro collaboratore Vittorio Sedini ci interroga sul destino dell'uomo e sul mistero della passione e della risurrezione di Gesù.
Arte

«Nella Via Crucis vi trovavo tutte le ingiustizie, le tragedie, i dolori del mondo, ma anche tutte le speranze e, qualche volta, l’unica certezza». Con queste parole l’artista Vittorio Sedini ripercorre il pensiero ispiratore di una sua innovativa Via Crucis creata non di getto e maturata con una serie di incontri che hanno dilatato e amplificato l’idea originaria.

 

L’iniziale fonte di ispirazione sono i testi di don Primo Mazzolari, di cui quest’anno ricorre il 50esimo dalla morte. Una figura straordinariamente attuale. Le sue parole scovate nel volumetto Sulle tracce di Gesù di commento alla Via Crucis sono asciutte, sapienti, concrete, umane e riecheggiano alte e profonde dentro l’artista dando ali e spirito alle sue mani. In una settimana Sedini completa 15 tavole. I pensieri, poi, i suggerimenti, le idee, i consigli di amici aggiungono forma e sostanza dando un nuovo senso alla creazione finale. «L’opera non è più mia – dice Vittorio Sedini – non sarebbe così come è ora senza tutti coloro che mi hanno accompagnato». In un gioco di comunione di anime e di stupore che dilata lo spazio dell’ispirazione.

 

Le tavole sono 15, perché alle consuete 14 della Via Crucis, Sedini aggiunge un’ ulteriore e necessaria tappa: “Gesù risorge”, che è il vero epilogo ed esito di tutta la vicenda umano-divina del Cristo, definito il Risorto. Le immagini che l’artista ci propone giocano su due elementi figurativi essenziali: un ciclo geometrizzante basato sulla figura della pietra e sul contrasto dei colori-non-colori: il bianco e il nero. «Questo Gesù – leggiamo negli Atti degli Apostoli – è la pietra che scartata da voi costruttori, è diventata testata d’angolo». La pietra non è un simbolo qualsiasi, l’intera comunità cristiana sarà fatta di «pietre vive» e a suo capo sarà Pietro perché «su questa pietra edificherò la mia Chiesa».

 

La ricerca stilistica di Sedini lo porta dunque ad «un variegato corpus di icone multiformi – nota il critico d’arte Domenico Montalto – nate da una ricerca ad hoc, in cui coabitano mirabilmente sensibilità antica e soluzioni hi-tech».

E l’intera narrazione di Sedini «lascia apparire – prosegue il teologo Pierangelo Sequeri – la prodigiosa ambivalenza dell’immagine profetica amata da Gesù, restituita a tutti gli oppressi dagli acuminati contrappunti». La pietra scartata procura ferite di vita, si conficca nel terreno e lo feconda, spezza la terra e spalanca i cuori ad una nuova vita.

«Apre – aggiunge Sequeri – il sipario di un nuovo orizzonte luminoso: la grande pietra, crepata nel suo mezzo, versato tutto il sangue e l’acqua, apre i suoi battenti sulla verticale di tutti i muri dell’inimicizia». La crepa, nella tavola finale “Gesù risorge”, lascia intravedere la porta di una “città nuova” e di un giorno senza tramonto. E la pietra scartata svela così la sua vera storia: è diventata la pietra angolare del mondo. La porta del cielo.

 

L’altro elemento figurativo di questo ciclo geometrizzante di Sedini è l’assenza dei colori, o meglio la presenza del bianco e del nero. «Insieme al nero – nota il critico d’arte Domenico Montalto – è il bianco il colore non colore prediletto da Sedini» che ben comunica «un’espressività pittorica sempre più rarefatta, spiritualizzata, ai limiti della percezione ottica, portato all’astrazione, a fare del quadro un campo d’azione dell’interiorità».

 

Le 15 tavole della Via Crucis di Vittorio Sedini verranno esposte nell’Antiquum Oratorium Passionis, piccolo ma prestigioso spazio espositivo presso la Basilica di Sant’Ambrogio a Milano, dal 7 al 12 aprile.

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