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Nuova tappa dopo il Sinodo dei giovani

A Terrasini, sulla costa palermitana, si è svolto dal dal 29 aprile al 1° maggio il XVI convegno nazionale di Pastorale giovanile dal titolo “Dare casa al futuro”. 800 partecipanti da ogni zona d'Italia per riprendere il cammino già avviato

La cornice accogliente e luminosa della costa palermitana – con il suo mare che cattura al solo sguardo – ha ospitato per dal 29 aprile al 1° maggio il XVI convegno nazionale di Pastorale giovanile dal titolo stimolante “Dare casa al futuro”.

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Un appuntamento che, nella ricchezza della sua tradizione, quest’anno ha rivestito un interesse particolare: al termine del decennio dell’Educare alla vita buona del Vangelo, vissuto da pochi mesi il Sinodo dei Giovani è, per tutti gli operatori ed “appassionati” di Pastorale giovanile (o forse è più esatto parlare di “realtà giovanile”), la prima tappa di un cammino che non solo continua, ma che ora si fa più coinvolgente e sfidante. La prima impressione infatti – in quella tensostruttura popolata da 800 partecipanti da ogni angolo d’Italia – è che il Sinodo cominci ora, nel continuare a “camminare insieme” in questa sfida educativa e pastorale che la Chiesa sta vivendo. Dopo le necessarie e profonde analisi, dopo la fitta e capillare consultazione del “pianeta giovani”, dopo i ricchi e articolati confronti nei lavori sinodali di ottobre, dopo la produzione di utilissimi e indicativi documenti… ora ci si mette in gioco con consapevolezza, serietà, passione nel cercare modalità, strategie, linguaggi, ma soprattutto cuore e intelligenza per stare accanto ai giovani in questo cambiamento d’epoca.

Un programma intenso e di livello, come sempre, con relatori dal curriculum autorevole e con spessore di vita e di fede, che hanno condiviso con semplicità e dedizione tutto il tempo dei lavori con i vari incaricati diocesani e i rappresentanti di Movimenti e associazioni. Dopo un grandangolo sulla situazione storica, sociale e culturale in cui siamo immersi, un primo approccio alla Esortazione post-sinodale Christus vivit e un appassionato e vivace scambio sulle ricadute pastorali dell’evento Sinodo. Il tutto impreziosito da due visite d’eccezione: una al Duomo di Monreale con il parroco che ci ha immersi in quella spettacolare opera di arte e di fede e con la Veglia insieme al card. Bassetti che ha esortato a saper «liberare i giovani dalle loro paure, dalle loro fragilità»; una alla Cattedrale di Palermo con il saluto speciale a don Pino Puglisi.

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Il denominatore comune di questi giorni può essere definito con i termini SINCERITA’, CORAGGIO. Il sottotitolo del Convegno era appunto “Le parole coraggiose del Sinodo”. Sincerità nell’affrontare e considerare temi e ambiti impegnativi (forse anche “scabrosi”); sincerità sia nelle relazioni e interventi qualificati e interessantissimi (frère Alois Loser, priore di Taizè; Silvano Petrosino, filosofo e docente all’Università Cattolica; don Rossano Sala, uno dei due segretari speciali del Sinodo; sr. Alessandra Smerilli, don Giuliano Zanchi, don Salvatore Currò), sia nel dialogo con la sala, dove veniva in evidenza la fatica, la ricerca, la sfida che si gioca nel quotidiano, nei territori. Sincerità e umiltà nel riconoscersi in cammino, senza ricette preconfezionate né libretti di istruzioni (ma non era questo lo scopo del Convegno!).

Un’altra parola è APERTURA: pur avendo come primi interlocutori i giovani delle nostre parrocchie e diocesi, delle nostre associazioni e movimenti, lo sguardo è sempre stato ampio, su tutta la realtà giovanile, nella varietà delle appartenenze e delle esigenze, espresse e inespresse.

Si è ripetuto spesso che non ci si aspettava da questo convegno una “conclusione”… senz’altro è stata una tappa importante e incoraggiante. E se un impegno è riemerso evidente e urgente è quello che «offrire ai giovani relazioni buone, di vero affetto, autentiche, è il primo passo per fare ciò che nessun altro agente sociale può fare: mostrare loro che la vita è molto di più». (Avvenire 3 maggio 2019).

Ora ci sentiamo più che mai sospinti a prendere il largo sulle onde di questo Sinodo! Forse anche questo ci voleva indicare il magico mare di Terrasini, azzurro e aperto verso l’orizzonte che si confondeva con il cielo…

 

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