«Siamo autorizzati a pensare»

Festa di sant'Ambrogio. Nel suo "Discorso alla città" l'arcivescovo Mario Delfini propone una lettura della società e del vivere civile che va in netta controtendenza rispetto alle paure, ai populismi, alle emotività.

Festa di Sant’Ambrogio patrono di Milano e come da tradizione l’Arcivescovo rivolge il “Discorso alla città” sempre atteso, sempre ricco di spunti e di richiami per la vita della politica, per chi deve amministrare, per chi ha compiti di governo a vari livelli. L’arcivescovo Delpini quest’anno indica una strada per costruire il futuro in un’epoca dominata da populismi e fanatismi, rivolge un invito «ad affrontare le questioni complesse e improrogabili con quella ragionevolezza che cerca di leggere la realtà con un vigile senso critico e che esplora percorsi con un realismo appassionato e illuminato». E spiega con decisione ai fedeli che gremiscono la Basilica di sant’Ambrogio che: «Siamo autorizzati a pensare. È questa la sostanza della riflessione che mi permetto di offrire alla città in occasione della festa del patrono. È questo il percorso promettente che mi dichiaro disponibile a continuare insieme con tutti coloro che abitano in città e ne desiderano il bene. Siamo autorizzati anche a pensare!».

Un testo denso, che entra nel vivo del dibattito pubblico di questi tempi, proponendo una lettura della società e del vivere civile che va in netta controtendenza rispetto alle paure, ai populismi, alle emotività. Una chiamata alla responsabilità, al ruolo che Milano può svolgere proprio su questo percorso “alternativo”, all’impegno della Chiesa ambrosiana aperta al dialogo, al confronto, al lavorare insieme per costruire il bene comune, avendo come faro il sogno europeo da rilanciare e la Costituzione italiana. E subito arrivano i commenti: «Sono impressionato dal discorso dell’arcivescovo – ha detto il sindaco Sala – perché ha ribadito il fatto che Milano può essere la culla di un nuovo pensiero sociale. Mi pare che l’abbia detto senza mezzi termini. Milano può essere culla di un nuovo pensiero sociale a due condizioni: la prima è che non dobbiamo farci travolgere da un pensiero comune, a volte solo provocatorio. E la seconda è che tutti facciano la loro parte». Il suo è stato un invito alle istituzioni e mi pare che l’applauso finale sia la risposta della città, con una manifestazione di disponibilità. In merito alla proposta dell’arcivescovo di iniziate ogni Consiglio comunale con la lettura di un articolo della Costituzione, Sala ha risposto che «non è una brutta idea, vedremo cosa ne pensano i consiglieri». Per il governatore lombardo, Fontana: «Nessuno pensa che l’immigrazione debba essere un capro espiatorio, si deve semplicemente cercare di trovare una soluzione ai problemi di tutti. Anche delle persone che devono abbandonare la loro terra e di chi queste persone deve accogliere. Il richiamo alla Costituzione mi sembra sia oggetto di attenzione anche in questi giorni. Per quanto riguarda l’Europa mi sembra che anche questo sia un argomento su cui ci deve dare essere grande condivisione – ha concluso -. Bisogna rivedere e riaprire i dialoghi per il rifacimento dell’Europa». Il “Discorso alla città”, è un testo denso che tocca vari temi dell’attualità quotidiana per concludere poi con l’appello all’impegno comune. Invito coloro che hanno responsabilità nella società civile ad affrontare con coraggio le sfide, nella persuasione che questo territorio ha le risorse umane e materiali per vincerle. E nella mia responsabilità di vescovo di questa Chiesa confermo che le nostre comunità sono pronte, ci stanno, sono già all’opera». Un impegno quotidiano e capillare: «La comunità cristiana, nelle sue articolazioni territoriali e nella sua organizzazione centrale, desidera abitare la città per offrire il suo contributo e collaborare con tutte le istituzioni presenti nel comprendere il territorio, nell’interpretare il tempo, nel promuovere quell’ecologia globale che rende abitabile la terra per questa e per le future generazioni. In questo faccio riferimento con affetto e gratitudine alle indicazioni di papa Francesco nella Laudato si’».

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