Senza di loro nemmeno io

Ha iniziato a collezionare senza averne la consapevolezza, comprando un’opera, poi un’altra, e un’altra ancora, sedotto della fotografia: una fiamma che avrebbe illuminato, più di altre, il sapere della vita che i pensatori, i creatori, gli artisti offrivano a me, come a tutti, attraverso lo scritto, l’immagine, la musica… Ormai avrei avuto, tra gli altri, il bisogno di fotografie. Critico e storico, nonché autore di monografie e curatore di mostre, già direttore del Patrimoine Photographique del Ministero della cultura di Francia a Parigi, Pierre Borhan inizia a collezionare negli anni Settanta, epoca ricca di fermenti per la diffusione dell’immagine fotografica e per la sua rivalutazione. Pur se incompleta e parziale, una collezione, frutto di una passione privata che diventa pubblica virtù, ha il merito, tra il resto, di conservare l’opera, scaldarla di uno sguardo, sottrarla al naufragio, e di farla vivere a nuove esistenze sottoponendola alla visione e all’ammirazione di altri occhi. L’esposizione reggiana offre una ricca selezione di 120 opere di maestri della fotografia universalmente noti – come Cartier- Bresson, Richard Avedon, Irving Penn Arnold Newman, André Kertész… -, accanto ad autori meno conosciuti. E il titolo della mostra Senza di loro, nemmeno io, esprime la ricchezza intellettuale e interiore, il rapporto privilegiato e appassionato di Borhan con l’arte fotografica: La mia collezione mi dice senza dire tutto. Essa costituisce la costellazione di opere scelte nelle quali io abito mentalmente; di opere che mi abitano e in cui coabito con gli artisti, nelle quali coesistono gli altri, i modelli, tutti questi esseri fotografati che si sono più o meno offerti o lasciati prendere. Senza di essi, non sarei il mistico della fotografia che io sono, non sarei lo stesso, non sarei affatto io.

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