Roma può ripartire da uno sguardo nuovo

La fondazione Migrantes propone un incontro pubblico per conoscere il popolo rom e sinto mentre nella Capitale si riproducono continui scontri legati all’assegnazione degli alloggi popolari. La città con i suoi mali e le sue potenzialità
ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

È molto efficace la strategia comunicativa di Casa Pound se riesce a catalizzare l’attenzione dei media dalla polemica della sua casa editrice al salone del libro di Torino al presidio che esercita sul territorio romano, quando si tratta di aizzare e sostenere le proteste di alcuni residenti dei quartieri popolari contro l’assegnazione degli alloggi pubblici a persone di etnia rom.

Il caso più eclatante è quello avvenuto recentemente nella zona di Casal Bruciato nel quinto municipio della Capitale, con tanto di gazebo eretto nel cortile delle case popolari senza alcuna reazione da parte dell’autorità di polizia che è, poi, dovuta intervenire per difendere dall’aggressione collettiva la madre e alcuni minori di una numerosa famiglia rom (14 tra genitori e figli) che stava entrando nell’abitazione assegnata.

Non tutti sono stati zitti ad osservare, perché gli appartenenti ad associazioni e reti antifasciste sono intervenuti sul posto, ma tenuti a distanza dalla forza pubblica. Altre manifestazioni del genere si annunciano nel quartiere, come la marcia promossa a Torre Maura dopo un precedente episodio di discriminazione che ha messo in evidenza l’opposizione disarmante e decisa di Simone, un giovane studente del posto, all’azione avanguardista di Casa Pound che, tra l’altro, occupa illegalmente un intero palazzo vicino la stazione Termini, in un quartiere a forte presenza cinese.

Il giovane Simone ha anche ricevuto pubblicamente un premio assegnatogli da una rete di 84 realtà romane operanti nel settore sociale. Durante la festa ha tuttavia confermato che, comunque, nel suo quartiere continua a non esserci nulla di interessante da fare o vedere, tanto da invitare i suoi amici, quandi possono, a prendere la metro e andare in centro.

Il degrado e l’abbandono dei quartieri popolari, aggravato in una metropoli in grave crisi finanziaria, resta il vero problema aperto ed è evidente quanto sia urgente trovare giuste soluzioni prima ancora di affibbiare patenti di razzismo e xenofobia agli abitanti che vivono tali disagi, che costituiscono l’ambiente ideale per le organizzazioni nostalgiche del ventennio nero.

La questione della particolarità capitolina è al centro di una serie di approfondimenti che alcune associazioni storicamente attente all’ambiente, ai diritti e al patrimonio culturale stanno promuovendo con lo slogan “Ripartiamo da Roma, mali, beni, potenzialità della Capitale”.  Le realtà coinvolte (Roma Nuovo Secolo, Comitato per la Bellezza, Comitato Roma Capitale 150, A Buon Diritto Onlus) partono dal fatto che serve a poco piangersi addosso o esprimere indignazione.

Occorre invece «analizzare più a fondo quali sono i mali, i beni e le potenzialità di questa capitale certamente degradata da anni di cattiva o sbagliata amministrazione e però suscettibile di rilancio, di ripresa, di rinascita». Un percorso per capirla «non dall’alto del Campidoglio (“Dritto pe’ dritto, non si capisce molto di Roma”, ha osservato acutamente il sociologo Giuseppe De Rita), ma camminando per l’intero territorio comunale e oltre».

Il cambiamento dello sguardo è necessario per saper affrontare e riconoscere i mali. Ed è ciò che prova a fare la Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Cei, che nel pomeriggio di giovedì 9 maggio, ha organizzato un incontro pubblico presso il popolare santuario mariano del Divino Amore, «per conoscere il popolo rom e sinto che vive in Italia condividendo con loro un momento di arricchimento culturale, di festa, di arte e di musica».

Una proposta che parte dalla convinzione che «solo l’incontro fa superare ogni paura ed abbattere ogni muro». È prevista la presenza di circa 500 rom e sinti provenienti dall’incontro con papa Francesco che a Bologna, nel 2017, si è rivolto così nell’incontro con una comunità di migranti: «Molti non vi conoscono e hanno paura. Questa li fa sentire in diritto di giudicare e di poterlo fare con durezza e freddezza, credendo anche di vedere bene. Ma non è così. Si vede bene solo con la vicinanza che dà la misericordia… Da lontano possiamo dire e pensare qualsiasi cosa, come facilmente accade quando si scrivono frasi terribili e insulti via internet».

Un percorso necessario e difficile che non può certo ignorare la presenza della malavita dentro le piaghe del disagio e dell’esclusione. Così come non si può ignorare la inquietante presenza delle mafie nelle inchieste che mietono nuovi arresti tra gli amministratori pubblici, dalla Lombardia alla Calabria.

Il passaggio dalla paura all’amicizia, a Roma, si è avuto grazie alla Caritas di Luigi Di Liegro che scelse la quiete di Villa Glori, nei Parioli, per fondare un centro di accoglienza e cura dei malati di Aids e Hiv,  scatenando una sommossa popolare nel 1988 in quel quartiere benestante che a 30 anni di distanza, nel 2018, ha festeggiato quell’anniversario. Come a dimostrare che certe scelte possono compiersi se ben motivate e gestite.  Anche a Roma.

 

 

 

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