L’editoriale della Redazione apre il numero 251 della rivista Nuova Umanità, edita da Città Nuova, proponendo il tema del “continuare a generare” come risposta vitale alle spinte distruttive della nostra epoca. In un contesto segnato da conflitti e incertezze, il testo invita a un impegno che non sia solo conservazione, ma capacità di dare vita a processi nuovi nel pensiero e nell’azione sociale. Attraverso una narrazione fluida, viene delineata la missione della rivista nel suo nuovo formato trimestrale, sottolineando l’importanza di alimentare una cultura dell’unità che sappia interpretare le crisi come doglie di un parto per una società più umana e relazionale.
Il cuore di Nuova Umanità n. 251 si sviluppa attorno a riflessioni profonde sulla crisi della cultura cattolica e sulle sfide della pace, con contributi di rilievo come quelli di Luigino Bruni e Pasquale Ferrara. Mentre il primo analizza le ragioni del declino di una certa presenza culturale, il secondo esplora l’irrealismo delle guerre contemporanee, richiamando la necessità di un nuovo ordine mondiale basato sulla fraternità. Il pensiero di papa Francesco emerge come bussola costante, specialmente nel dialogo sulla sinodalità e sulla “road map” per il terzo millennio tracciata da Mario Grech e Piero Coda, indicando una Chiesa e una società capaci di camminare insieme verso il bene comune.
Nella sezione dedicata ai temi sociali e pedagogici, il fascicolo affronta nodi cruciali come il bullismo scolastico con Patrizia Bertoncello e la comunicazione del dolore con Flavia Caretta. Queste analisi si intrecciano con la prospettiva filosofica di Tommaso Bertolasi, che interroga il ruolo dei giovani in un mondo che fatica a vederli come protagonisti del presente. L’approccio interdisciplinare permette di connettere la cura delle relazioni educative con la grande politica, mostrando come il paradigma dell’unità possa offrire soluzioni concrete alle ferite del tessuto sociale, promuovendo una responsabilità condivisa che parta dall’ascolto delle nuove generazioni e delle loro istanze di senso.
Il volume conclude il suo percorso nella sezione “Alla fonte del carisma dell’unità”, dove Michel Bronzwaer presenta Chiara Lubich come creatrice di senso per l’uomo contemporaneo. Attraverso lo studio di Gérard Rossé sull’unità che “non si fa, ma si vive”, emerge la radice mistica di un impegno che trasforma la storia dall’interno. Le riflessioni di Giuseppe Maria Zanghì sulla “immensa gestazione” culturale completano un numero che non teme di affrontare l’oscurità del tempo presente. Leggere questo fascicolo significa partecipare a una ricerca collettiva di speranza, dove ogni autore contribuisce a delineare un umanesimo integrale capace di generare vita nuova laddove sembrano prevalere solo frammentazione e isolamento.
Buona lettura!