Quando la verità è in minoranza

Nell’isola sul Tevere, a Roma, si trova una chiesa intitolata prima dell’anno mille a san Bartolomeo, l’apostolo martirizzato tramite scorticamento. Le cappelle laterali, per iniziativa della Comunità di Sant’Egidio, sono dedicate ai martiri contemporanei e, secondo la tradizione, sono esposti oggetti e documenti legati alla vita di questi testimoni della fede. Tra questi troviamo anche la lettera autografa di un contadino austriaco nato nel 1907 e messo a morte nel 1943 per il suo rifiuto di prestare il servizio militare sotto il regime nazista. Qualche anno prima, nel 1938, Franz Jägerstätter aveva risposto con un no al plebiscito con cui si chiedeva il consenso all’annessione dell’Austria alla Germania hitleriana. I votanti a favore raggiunsero la percentuale del 99,73 per cento, un dato che non si può giustificare solo con il ricorso all’uso ossessivo della propaganda. Gran parte delle classi colte, infatti, aveva gli strumenti per potersi ribellare a un regime ingiusto e violento. Rimane, quindi, l’azione solitaria di questo padre di famiglia che continuò a non collaborare con l’iniquità tanto da non chiedere neanche i sussidi statali previsti per la perdita del raccolto dovuto alla grandine. Un’intransigenza che neppure il suo vescovo riuscì a smuovere, dato che Franz non poteva condividere il principio di sottomissione alle responsabilità imposte dalle autorità. Papa Benedetto XVI, che il 26 ottobre ha proclamato beato Jägerstätter, conosce bene quanto esemplare tale gesto potrà essere, se confrontato con incoerenze e debolezze che hanno segnato quella stessa Chiesa che Franz ha voluto servire con la testimonianza di un cristiano che rendeva ragione delle proprie scelte, non tacendo il proprio dissenso fino a lasciare la sua organizzazione rurale nel momento in cui essa si adeguava ai tempi. Scriveva: La mia esperienza personale mi ha insegnato quanto sia penosa la vita di un cristiano tiepido: è vegetare più che vivere. Se vogliamo comprendere la via di santità di questo lavoratore si deve porre l’attenzione all’amore per la moglie e le tre figlie. Non si espone al rischio nonostante la famiglia, ma proprio per essere fedele a questo legame di libertà che lo sostiene, anche di fronte alla solitudine patita a causa degli amici e dei compaesani che non comprendevano il suo gesto di disobbedienza. Un uomo innamorato che, dal carcere, chiede ai parenti di poter ricevere una stella alpina da regalare ad un prigioniero francese che vorrebbe inviarla alla fidanzata che ama molto i fiori. Non un eroe datato, da confinare sul piedistallo, ma un interlocutore per il tempo presente.

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