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Italia > Dibattiti

Quale base comune per l’alternativa al governo Meloni?

a cura di Carlo Cefaloni

- Fonte: Città Nuova

Carlo Cefaloni

La chiarezza sulla guerra è la precondizione per la credibilità    elettorale e per la stabilità democratica. È questa la convinzione della scuola di politica promossa dall’Associazione Patria e Costituzione ad inizio settembre 2026 per un dialogo aperto nel campo progressista. Intervista a Stefano Fassina

Manifestazione unitaria su Gaza del centrosinistra ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Come si fa a costruire una vera alleanza in vista delle elezioni politiche del 2027 senza avere idee e progetti comuni?    L’impegno politico non è, infatti, solo una tecnica ma parte sempre da una cultura e da una visione del mondo. Le varie scuole di politica promosse da associazioni, partiti e movimenti possono perciò rappresentare, se non si riducono in circoli chiusi ed elitari, un luogo liberato dalle polemiche per cercare di ragionare, esprimere dissensi e confrontarsi apertamente.

È quello che cerca di fare da alcuni anni la scuola di politica promossa da Stefano Fassina, fondatore dell’associazione Patria e Costituzione, con l’intenzione, ci dice, di trovare idee e prospettive condivise nell’area progressista. Dal 4 al 6 settembre la scuola ha organizzato  tre giorni di lavoro dal titolo: Per l’Italia delle periferie, del lavoro e della pace”.

Ne abbiamo parlato con Fassina, già parlamentare e viceministro all’Economia, eletto con  il Pd e poi nelle fila di Sinistra italiana.

Cominciamo con una questione di nomi che è invece di sostanza. La destra oggi al potere punta ad esprimere il volto rassicurante del conservatorismo liberale ed atlantista, mentre la sinistra si definisce progressista.  Non è questo un termine antico e superato, respingente per certe culture politiche che ne intravedono la sostanza libertaria?

Sono d’accordo, il termine è inappropriato e l’idea di progresso del Novecento è entrata in crisi perché spesso ha negato l’umano. Tuttavia, non abbiamo ancora trovato una parola migliore per definire chi sta dalla parte della giustizia sociale, della dignità del lavoro e della sostenibilità ambientale.

Lei ha preso posizioni controcorrente nella sinistra in campo bioetico in linea con l’insegnamento di grandi pensatori come Giuseppe Vacca e Mario Tronti a proposito di un’alleanza comune nella difesa della vita umana dal predominio della tecnica. E questo molto prima del rivelarsi del predominio dei tecnocrati.  Cosa vuol dire oggi mantenere il “primato dell’umano”?

Sostenere il primato dell’umano significa rifiutare l’idea che la politica debba solo “amministrare l’esistente” o assecondare logiche economiche predefinite, tornando invece a essere una forza trasformativa e generativa. Occorre essere chiari verso una visione dei diritti civili che si distacca dai valori fondamentali della dignità umana

Che pretesa ha, in questo momento storico, la scuola di politica che ha promosso?

La scuola ha l’ambizione di riportare la politica all’altezza della storia. Veniamo da un trentennio in cui si pensava che il mercato potesse risolvere tutto, ma quel ciclo è finito. Oggi la politica ha bisogno di cultura per interpretare la fase attuale e non limitarsi ad amministrare l’esistente. Sono turbato dalla mancanza di attenzione nei partiti verso quel documento fondamentale costituito dall’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV. Occorrono quindi laboratori in grado di fornire all’area d’alternativa chiavi interpretative profonde. Il nostro obiettivo resta quello di orientare l’impianto culturale di una possibile coalizione, rafforzando una posizione che metta in discussione il mainstream.

Il PD sembra sempre in ricerca della sua identità. Come fa ad essere l’asse portante di questa area? 

Il PD è nato nel 2007, proprio mentre l’impianto neoliberista iniziava a crollare con la crisi dei subprime. È rimasto ancorato a una visione che mette al centro il mercato e un’idea post-umanista dei diritti civili. Il problema riguarda tutta la famiglia socialista europea, che fatica a leggere le discontinuità della storia. Invito a notare che proprio nel momento in cui papa Francesco ha riproposto con forza la dottrina sociale basata sulla dignità del lavoro, il vertice del PD (allora guidato da Renzi) attuava l’agenda più liberista mai vista in Italia

Ha suscitato scandalo in certi ambienti il suo apprezzamento verso i 5 Stelle sui quali pesa un pregiudizio basato sulle fragili radici di un movimento populista assente sui territori. Da dove nasce, quindi, la sua apertura di credito?

La mia attenzione è rivolta a chi rappresentano: sono il primo partito tra i disoccupati e i precari, e il secondo tra gli operai dopo Fratelli d’Italia. E questo dovrebbe far riflettere.  Al di là delle origini “anti-politiche”, hanno fatto passi avanti importanti, come il Decreto Dignità e il Reddito di Cittadinanza, che sono andati in controtendenza rispetto alla precarizzazione degli ultimi trent’anni.

Arriviamo al punto nodale della riflessione politica: la guerra. Oggi prevale la tesi della Russia come “minaccia esistenziale” imminente per l’Europa. È un presupposto fondato?

Mi pare necessario decostruire la narrativa strumentale della Russia come “minaccia esistenziale imminente” per l’UE. I fondamentali economici (PIL complessivo e pro-capite, innanzitutto, anche a parità di potere d’acquisto) e demografici (130 milioni di abitanti contro i 500 milioni del resto d’Europa) smentiscono la tesi di un’espansione imperiale russa verso l’Europa. Questa lettura serve a giustificare il riarmo permanente e la conversione bellica dell’industria europea. Soprattutto, ignorare che la Russia possiede 6.000 testate nucleari rende la corsa agli armamenti convenzionali una follia strategica: essa non garantisce sicurezza, ma aumenta la subalternità dell’Europa agli Stati Uniti, unici detentori di un reale deterrente nucleare.

E quale sarebbe l’alternativa?

Non si tratta di negare una difesa comune europea che deve partire dalla messa in comune di una spesa militare elevata già esistente e da una visione condivisa di politica estera. Oggi esiste, invece, solo una strategia di riarmo permanente che si fa “sostitutiva della politica”.

Occorre una forte iniziativa diplomatica europea per un ordine multilaterale realmente corrispondente al mondo multipolare, rifiutando la logica della minaccia esistenziale permanente. È necessario tornare alla “sicurezza comune”, dove la fiducia si costruisce intorno a un tavolo definendo le esigenze di tutti, nemici inclusi. Va ricordato con realismo che i termini negoziali possibili nell’aprile 2022 erano sensibilmente migliori di quelli attuali. Il rifiuto del negoziato a favore del “regime change” in Russia (evocato dal presidente Usa il democratico Biden a Varsavia nell’aprile 2022 ) non ha impedito il martirio del popolo ucraino e l’escalation odierna. Siamo nel pieno del “paradosso di Helsinki”: leader come Alexander Stubb (Finlandia) e Frank-Walter Steinmeier (Germania) raccomandano l’approccio della Conferenza sulla sicurezza comune tenutosi nel 1975 ad  Helsinki nel pieno della Guerra fredda tra Usa e Urss. Ma lo hanno proposto sul Financial Times con riferimento al  Medio Oriente e non all’Europa.

Definire, ripeto, la Russia una minaccia esistenziale significa rendere la guerra l’orizzonte ordinario della politica e il riarmo una strategia inevitabile. Siamo alla follia: discutiamo di come finanziare il riarmo, se sia meglio usare i safe bond o i titoli di Stato, senza mai discutere dell’obiettivo politico.

Non sembra che tale esigenza sia predominante nel Pd. Come pensate allora di orientare un eventuale programma alternativo alla destra?

Invitando a ragionare sull’insensatezza dell’attuale proposta programmatica del centrosinistra. Presentare liste della spesa — più sanità, più scuola, meno tasse — senza affrontare il nodo sistemico della guerra permanente è un esercizio di retorica vuota. In un regime di economia di guerra e riarmo forzato, le risorse per lo stato sociale sono destinate inevitabilmente a evaporare nei bilanci della difesa.

 Chi sono, oltre Patria e Costituzione, i promotori della scuola di politica?

Due riviste culturali. La Fionda, diretta da Nello Preterossi, che è anche direttore dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli, e Fuori Collana, diretta da Antonio Cantaro, costituzionalista e già presidente del CRS (Centro della Riforma dello Stato). Esiste poi una collaborazione attiva con la scuola di formazione del Movimento 5 Stelle diretta da Pasquale Tridico, parlamentare europeo ed ex presidente dell’Inps.

E quali sono i rapporti con il Pd?

Gianni Cuperlo, il presidente della Fondazione del PD, cioè l’ organismo che si sta occupando della stesura del programma del partito, interverrà assieme a Giuseppe Conte, presidente M5S, all’ultima sessione della scuola per affrontare il nodo politico e geopolitico cruciale: la questione se la Russia debba essere considerata una “minaccia esistenziale”, così come definito nei recenti documenti del Parlamento Europeo, del Consiglio UE e della NATO. Interventi importanti sono previsti, come nelle edizioni precedenti della scuola, anche da parte del mondo cattolico.

Bisogna avere il coraggio di essere “scomodi”, di sfidare il mainstream bellicista e neoliberista per offrire un’utilità reale a chi è stato espulso dai processi decisionali. Solo una proposta che affronti frontalmente la questione della guerra e della dignità umana può sperare di vincere la sfida culturale, prima ancora che elettorale, contro il blocco di destra. La posta in gioco non è la gestione del potere, ma la sopravvivenza stessa della stessa umanità.

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