Putin e l’Europa

Senza avere ancora chiuso tutti i conti sospesi con il proprio passato, la Russia sta affrontando le sfide del presente con determinazione e, si deve riconoscere, anche con un certo successo. A suo tempo l’Unione Sovietica riuscì a ritornare ai livelli produttivi di prima della Rivoluzione d’ottobre solo dopo decenni, al prezzo di enormi sacrifici e grazie allo sviluppo dell’industria bellica. La Russia di oggi, che quell’industria ha dovuto in gran parte smantellare, avendo accantonato le velleità egemoniche dell’impero sovietico, sta ancora cercando faticosamente uno spazio di influenza politica ed economica proporzionato alle proprie reali grandi potenzialità. E dopo avere a malincuore dovuto abbandonare anche le ultime pretese di partenariato privilegiato nei confronti dei paesi dell’Europa centrale, già suoi satelliti, perché ormai definitivamente votati all’ingresso nell’Unione europea, sta risentendo essa stessa beneficamente dell’influenza che l’Unione esercita intorno a sé. Umiliata anche sulla propria frontiera asiatica dal rinverdire nazionalistico dell’Islam e dal tracimare della marea cinese in pieno boom economico, la Russia sembra dunque avere riscoperto le proprie affinità con l’Europa e rivalutato quelle radici più profonde dalle quali il popolo russo non ha mai cessato di trarre linfa. La sua storia, infatti, viene oggi rivalutata per intero, come le celebrazioni per il terzo centenario di San Pietroburgo hanno dimostrato. La recente visita del presidente Putin in alcuni paesi dell’Unione, a partire dall’Italia, che detiene la presidenza di turno, ha rappresentato l’ultima tappa di questo avvicinamento ed ha segnato un successo. Date per scontate le effusioni poco protocollari e certe fughe in avanti non proprio diplomatiche del presidente Berlusconi che dell’amicizia con Putin sembra avere fatto uno dei punti di forza della propria politica estera, resta il fatto che il presidente russo ha trovato a Roma un attracco felice per il grande convoglio carico di attese che ha guidato a questo appuntamento: non per niente si era portato al seguito ben sette ministri.Tanti, perché l’esigenza di recuperare il terreno perduto dal suo paese in campo internazionale da quando il mondo non è più bipolare, è ancora forte. Un riconoscimento autorevole è venuto a Putin anche dal presidente Ciampi che ha apprezzato i significativi progressi ottenuti nel risanamento dell’economia e giudicato che non sarebbero stati possibili senza l’avvio delle riforme volute dal presidente Putin. Non ha mancato tuttavia di stimolarlo per un maggiore rispetto dei diritti umani e dei valori della libertà e della democrazia, “essenziali per il futuro della Russia e per la costruzione in Europa di un grande spazio comune di sicurezza, di interdipendenza economica e di dialogo fra le culture europee”. Ed è proprio su questo versante dei diritti umani e della correttezza democratica, che arrivano le puntualizzazioni del presidente Prodi, Romano di nome, europeo di fatto, uomo del dialogo pure lui, ma nella chiarezza, il quale non può risparmiare a Putin, dopo tanti osanna, l’invito a levare alcune spine ancora conficcate sulla via dei rapporti con l’Unione europea. Esse si materializzano nelle perplessità che destano la repressione russa in Cecenia e la mano pesante con cui ancora oggi lo stato sembra voler superare sbrigativamente certi conflitti interni. Raccomandazioni, queste, che troveranno un’eco anche nel Parlamento europeo. Nella tradizione russa, il cristianesimo non è una semplice cornice e Putin è attento anche alla tematica religiosa. Non sono facili in questo momento le relazioni fra il Patriarcato di Mosca e il Vaticano.A Roma, però, c’è un papa che cerca il dialogo. Putin lo sa e gli ha fatto visita. E a Giovanni Paolo II che gli mostrava la preziosa immagine della Madonna di Kazan che avrebbe voluto riportare in Russia di persona, il presidente russo ha potuto augurare uno sviluppo positivo nel dialogo fra Santa Sede e Patriarcato; e il papa cogliere l’occasione di ringraziarlo per l’impegno dimostrato in favore della pace nel mondo, mentre gli confermava di essere in attesa di buone notizie da Mosca. Forse mai, come in questo momento, si percepisce in Europa il respiro di una realtà profonda e comune che dall’Atlantico valica ormai non solo i vecchi confini minati dell’Elba, ma gli stessi Urali, fino a fare apparire quasi angusta una profezia ancora ieri ritenuta utopica. A dimostrazione del fatto che, quanto più l’unità dell’Unione europea si rinsalda, tanto più si rafforza il suo potere aggregante e si viene compiendo quella missione di sviluppo e di pace per la quale ha avuto essere.

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