Progetti in cantiere

I giovani dei Focolari in azione su diversi fronti per concretizzare l'impegno per la fraternità.
Progetti in cantiere

«A Melbourne per suonare musica e dipingere nelle strade per raccogliere soldi per l’Abruzzo». L’iniziativa che collega l’Australia ai nostri terremotati è emblematica di quella che è stata la dodicesima edizione della Smu (Settimana mondo unito) promossa dai Giovani per un mondo unito (Gmu) di ogni latitudine.

L’appuntamento è oramai una tappa importante per portare in piazza, fra la gente, la fraternità universale che si sta costruendo, mattone dopo mattone. “A need, a project, a lifestyle”, il titolo scelto per l’evento quest’anno (rigorosamente in inglese data l’internazionalità), “una necessità, un progetto, uno stile di vita” declinati nei modi più diversi, che nei giorni della Smu vengono presentati all’opinione pubblica.

 

In Cile

 

«La nostra è una società divisa: oltre quelle geografiche (data la lunghezza del territorio), ci sono delle distanze politiche e soprattutto  sociali, anche tra noi giovani. Anzi, c’è chi sostiene che ci siano tre nazioni diverse in una sola – ci scrivono i Gmu cileni –. Da sei anni ci troviamo almeno una volta al mese con i cosiddetti barboni, persone che hanno perso la famiglia ed anche il lavoro per la droga o per l’alcool e vivono sulla strada. Sono adulti e giovani, che la nostra società non è capace di accogliere».

I giovani si incontrano con loro per prendere un caffè, mangiare un panino insieme, tutte occasioni per conoscersi. «Dopo un po’ di tempo sentivamo però che ci mancava qualcosa, un passo avanti nei rapporti costruiti con loro. Cosi è nata una nostra casetta proprio nel quartiere dove questi amici barboni pernottano. Ogni due settimane ci alterniamo senza considerare da “quale Cile” proviene ciascuno, pensando solo a costruire un frammento di fraternità tra di noi e con i nostri amici barboni». Così nella quotidianità improntata ad amare ogni prossimo si sperimenta che esiste «un quarto Cile… un Cile unito».

 

Dal Pakistan

 

È un Paese che sta attraversando gravi difficoltà sia economiche che politiche. I Gmu ci testimoniano come «grande instabilità e tensione presenti in tutto il Paese generino dei problemi con i quali bisogna convivere ogni giorno. Tantissime famiglie cercano di emigrare in cerca di migliori condizioni. In una situazione così ci viene ancora di più la voglia di vivere il Vangelo nelle scuole, nell’università, al lavoro…».

Fra le diverse azioni intraprese anche quella di andare a visitare un istituto di cura per persone mentalmente disturbate che sono state abbandonate dalle proprie famiglie. «Per alcuni di noi era la prima volta che ci capitava di trovarci faccia a faccia con questa piaga della nostra società. Ci siamo chiesti: magari tanti sono preoccupati di come risolvere i grossi problemi del Pakistan, ma a queste persone chi pensa? È stata un’esperienza che ci ha aperto gli occhi e il cuore verso gli altri».

 

In Austria

 

Un tema che unisce credenti e non credenti, cristiani e musulmani, austriaci e provenienti da un altro Paese: la pace. Nasce così a Vienna l’idea del “Peaceworker” (operatore di pace), un progetto che va avanti da cinque anni. Si tratta di un corso con vari moduli come convegni di formazione, escursioni comuni e un’iniziativa concreta per la pace a livello personale. Alla fine i partecipanti ricevono un diploma.

Ma chi è un peaceworker? «Un cittadino che s’impegna a far sì che la fraternità fra tutti diventi stile di vita. Finora circa 120 giovani sono entrati nel progetto e 20 hanno ricevuto il diploma», ci spiegano gli organizzatori.

Nel contesto del progetto sono nate varie iniziative in tutta l’Austria: un’attività continuativa con bambini immigrati a Vienna; “Social days” rivolti ad anziani, orfani, figli di richiedenti asilo politico, senzatetto, in collaborazione con i Ragazzi per l’unità. E non mancano occasioni per dialogare con amici giovani e adulti su temi specifici culturali, politici o spirituali, a Vienna, Graz, Innsbruck e Linz.

 

Anche in Italia

 

E nel nostro Paese? Da Trento a Palermo passando per Roma, Milano, Napoli, Gorizia… La fantasia dei giovani ha messo in piedi i più diversi appuntamenti evidenziando quanto trovi riscontro nei propri coetanei la proposta di uno stile di vita e di pensiero che puntano in alto. Che si parli di natura, di sport, di comunicazione, di consumi, di urbanistica… tutto può essere via alla fraternità.

Fra le tante, l’iniziativa di Reggio Emilia dal titolo: “ScopriAmo il tuo tesoro”. Una caccia al tesoro nella città, la cui regola fondamentale era che le squadre fossero composte da famiglie straniere e italiane insieme. Scopo delle varie tappe quello di scoprire alcune caratteristiche della cultura dei popoli dei componenti le squadre, insieme ad alcune note sulla storia e la tradizione della città.

 

Tutto questo e molto di più viene messo in comune durante la Settimana mondo unito che ha un’apertura e una chiusura planetaria grazie ad un collegamento telefonico fra numerose città dei cinque continenti. «Per la prima volta siamo riusciti a collegarci con voi!», esultano da Cuba.

«United world: let’s show it», cioè «Mondo unito: facciamolo vedere», titolava il Genfest, il meeting mondiale dei giovani del ’95.

Qualche tassello del mosaico è ormai al posto giusto.

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