Polvere di stelle

Lettere dal fronte quotidiano / 8
In città, di solito, si vedono poche stelle cadenti. Non solo in questa estate e nelle città italiane, affollate anche a metà agosto di tanti turisti e abitanti, che hanno rinunciato alle ferie, come forse già da qualche anno.
Anche in altre città le notti sono state illuminate da poche stelle. Sono state, invece, abbagliate da molte scintille, sia di giorno, sia di notte: bagliori che hanno squarciato il cielo e procurato morte. Tanti, troppi morti. Un numero di caduti senza fine. Così vicini alla nostra Penisola, alcuni vicinissimi, appena arrivati sulle coste italiane, perché fuggiti dai luoghi della violenza, soprattutto in Medio Oriente.
Numeri altalenanti e notizie contraddittorie confondono e aumentano il senso di impotenza. Il Cairo, Beirut, Damasco sono, sempre di più in queste settimane, sinonimo di rabbia, di violenza senza pietà e, pare, senza soluzione. 
Il nostro Paese è nel mezzo del “mare in mezzo alle terre”, il Mediterraneo, una posizione strategica, non solo dal punto di vista geografico. E’ il primo porto verso il Centro e Nord Europa, spesso. Potrebbe essere strategico trovarsi nel mezzo per offrire opportunità di dialogo, non solo di necessario soccorso per le innumerevoli emergenze. Dialogo con i Paesi in guerra, oltre che con i suoi tanti abitanti fuggiti. Dialogo con parti compromesse e compromettenti, scomode, fluttuanti, che cambiano idea e bersaglio con facilità. Essere nel mezzo, abitare una terra di mezzo, potrebbe essere un’occasione al di là della naturale posizione geografica. Siamo capitati nel mezzo in tempi geologici, sarebbe bello scegliere di voler stare nel mezzo per mettere in dialogo e per mettersi in dialogo.
Chi scorge una stella cadente, di solito, esprime un desiderio. Resta a contemplare il cielo notturno per contarle e affidare alla volta celeste uno, due, infiniti sogni. Che uno di questi, chissà, possa essere dedicato alle scie non-luminose di questa estate lacerata e carica di sofferenza.
Scie che consumano la notte, residui di speranza da consegnare al cielo.

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