Piccoli passi per l’eternità

Gli interventi di don Epicoco e don Rosini: la crisi e la fragilità possono essere motore ed esperienze di rinnovamento. Rimaniamo figli nonostante le fragilità

«Il Signore non si è mai manifestato nella tranquillità. Le pandemie sono momenti in cui Dio dà svolte alla storia. È sbagliato non lasciarsi cambiare da questo momento legato al coronavirus– afferma don Fabio Rosini –. Le difficoltà sono i momenti in cui amare».

In un solo giorno gli interventi di don Fabio Rosini e di don Luigi Maria Epicoco si sono rivelati sufficienti per consentire a circa 300 appartenenti alla spiritualità del Sangue di Cristo di porsi numerose domande sul cammino di fede cristiana.

Ospiti a Sacrofano, vicino Roma, in occasione della terza “Koinè”, organizzata dai Missionari del Preziosissimo Sangue, per alcuni momenti di condivisione con gruppi e comunità provenienti da diverse parti d’Italia, Epicoco e Rosini hanno delineato il profilo della momento attuale a seguito del coronavirus.

Don Luigi, partendo dal tema missionario concluso dal titolo “Battezzati e inviati nel mondo” ha sollecitato la platea con alcune domande che spiazzano molti punti di vista comuni a chi sente di svolgere un cammino: «In che modo il virus entra in relazione con ciò che viviamo?». Il sacerdote, che spesso collabora con i Missionari, descrive questo ultimo periodo tra quelli che vanno definiti indimenticabili: «Esistono eventi che segnano un prima e un dopo. La vita è caratterizzata da una somma di cose indimenticabili, anche se accentuiamo quelle negative dei fallimenti; eppure» – continua Epicoco – «proprio il battesimo ricorda quell’evento “segnante” ci fa ricordare di essere figli, nonostante le fragilità che, proprio la relazione con Dio, aiuta a buttare fuori e riscoprirci più umili» Per il sacerdote è importante perciò «rendersi conto dell’esperienza di aver fatto l’esperienza del battesimo». È quel momento che pone domande come: chi era con te durante un momento difficile? Chi ti ha raccolto? Chi ti ha rimesso in piedi dopo una sofferenza?

Torna, poi sulla crisi che la società sta vivendo che sarebbe errato interpretare come un desiderio di ritorno al passato o come ricerca della novità a tutti i costi. Dal tema del battesimo don Luigi ha spostato l’attenzione alla parola missione che non può ridursi solo a realizzare opere (esse finiscono, sono a scadenza): «C’è bisogno di costruire relazioni, non opere» dice. Secondo il sacerdote è preferibile soffermarsi meno sull’entusiasmo, ma facendo memoria dell’esperienza di fede muoversi dopo aver vissuto quel momento di “silenzio impossibile” che non si può trattenere, come un messaggio o qualcosa di bello che non può restare nascosto. Fondamentale quindi è l’esercizio del fare memoria.

Don Fabio Rosini, che, invece ha parlato del nuovo tema dell’anno pastorale, “Quei cinque pani non finiscono più”, con un tono ironico e illuminante, ha offerto osservazioni senza dubbio non convenzionali, capovolgendo molti punti di vista di comodo, soprattutto in questo periodo post-pandemico. «Dio non chiama per fare cose alla mia portata, ma chiede molto di più». Proprio come accade agli apostoli nella moltiplicazione dei pani e dei pesci. Il sacerdote esorta ad uscire dalla mediocrità degli atteggiamenti, del doversi accontentarsi. «Anzi» – dice – «dobbiamo puntare al sublime, ossia l’atto di fede che avviene quando si percepisce qualcosa supera noi stessi». Anche Pietro e gli altri discepoli furono stuzzicati da Gesù nel loro necessario, che in quel momento poteva essere rappresentato dal riposo e da una cena con cinque pani e due pesci. Poi vien chiesto loro di fare qualcosa oltre le loro aspettative.

Don Fabio sollecita spunti di riflessione, dando sguardi differenti sulle sofferenze, sulle fragilità, sui fallimenti come qualcosa da accogliere, punti di partenza per “perdere per trovare”, “spezzarsi per moltiplicare”.

Anche le porte in faccia, metafora dei rifiuti della vita don Rosini le reputa possibilità di libertà: «Sono fallimenti della vanagloria», intesi come attimi per uscire dalla proprie comodità; A tal proposito il sacerdote parla di vittimismo dei cristiani: «Il rifiuto che posso ricevere è una chiamata d’intimità con Cristo; c’è sempre un filo sottile tra la grazia e il fallimento. Un rifiuto vissuto con Cristo è qualcosa da consegnare a Lui e diventa altro. Le persone adulte sono quelle che hanno più paura di essere rifiutate».

Le parole dei due sacerdoti sanno penetrare nelle coscienze, trovando nelle pieghe delle piccole cose della vita, in quei limiti, i “piccoli passi per raggiungere l’eternità”.

 

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