Perdono reciproco

«Cosa ne pensa la psicoanalisi sul perdonarsi a vicenda?». Luca - Milano
Due persone in dialogo

Lo psicoanalista Sandor Ferenczi sosteneva che esiste una realtà nel rapporto con gli altri chiamata “terzo punto di vista”, riassumibile nel concetto di “reciprocità”, dove la sua caratteristica principale sarebbe appunto l’amore reciproco, il quale non va assolutamente ricondotto né all’egoismo, né al semplice altruismo, sebbene in ciascuno di noi vi sia una contrapposizione tra la “pulsione di affermazione” e la “pulsione di conciliazione”, i cui corrispettivi sono l’egoismo e la bontà.

Dunque è ipotizzabile supporre che la pulsione di conciliazione equivalga al terzo punto di vista, quello appunto della reciprocità, tant’è che Ferenczi nel lontano 1932, così scriveva nel suo Diario clinico: «Soltanto la simpatia guarisce. Essere soli porta alla scissione. La presenza di qualcuno con cui si può dividere e a cui si può comunicare gioia e dolore (amore e comprensione) guarisce il trauma. La personalità viene riunificata, “guarita”. Perdono vicendevole!! Successo finale».

E dell’estrema importanza dell’altro per il nostro benessere psicologico ne è più che convinta la psicanalista francese Françoise Dolto che nel suo libro Psicanalisi del Vangelo sottolinea: «La nostra anima è l’altro. Ognuno, preso individualmente, non può conoscere niente della propria anima. Mai sapremo se abbiamo un’anima. Quell’anima che sentiamo confusamente, il punto focale ultimo, vibrante, della nostra supposta identità, l’anima insomma che “abbiamo”, è nell’altro. Sennò non esisterebbero nemmeno né parole né comunicazione. Se “io” e la sua misteriosa partecipazione all’essere cui “io” pretendo non fossero venuti da qualcun altro, padre e madre per cominciare, compagni di strada poi, “io” non sarei più partecipe dell’essere. Ognuno vuol salvare la sua piccola anima, il suo piccolo avere, mentre ciò che abbiamo è l’altro».

Comunque sull’importanza igienico-mentale del perdono reciproco, un’altra grande donna della psicoanalisi come Melania Klein scriveva testualmente nelle ultime righe di un suo libro dal titolo Amore colpa e riparazione nel lontano 1937, le seguenti parole: «Se siamo stati capaci, nel profondo del nostro inconscio, di eliminare in una certa misura i nostri sentimenti di rancore verso i genitori, e di perdonarli per le frustrazioni che abbiamo dovuto sopportare, allora possiamo essere in pace con noi stessi e possiamo essere capaci di amare gli altri nel vero senso della parola».

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