Per non essere tutti evasori

Dopo aver mostrato vari parassiti, lo spot dell’Agenzia delle entrate si ferma sul volto di un uomo dalla barba trascurata e lo sguardo sfuggente, il parassita della comunità, l’evasore.
Il volto protagonista dello spot dell'Agenzia delle entrate
Dopo aver mostrato vari parassiti, lo spot dell’Agenzia delle entrate si ferma sul volto di un uomo dalla barba trascurata e lo sguardo sfuggente, il parassita della comunità, l’evasore. Nessuno di noi pensa di assomigliargli, così lo spot fa dimenticare che evasori siamo quasi tutti. Ogni giorno, nel nostro Paese vengono chiamati milioni di “salvatori” a trarci d’impaccio quando si ostruisce uno scarico, scatta senza motivo il salvavita, non si prendono i canali tv con il digitale; risolto il problema, si sa che quanto ci viene richiesto è senza ricevuta, altrimenti il prezzo aumenta dell’Iva.

Gli mettiamo in mano quanto richiesto senza infliggergli l’onere di compilare un pezzetto di carta per il quale dovremmo rinunciare a una minore spesa.

 

Quello non è però un risparmio, è “evasione”; l’evasore non è chi a volte giudichiamo perché non ci porge spontaneamente la ricevuta, siamo noi a non dare alla comunità quanto le dobbiamo perché possa fornirci quanto da essa pretenderemo: sanità, scuola, giustizia, pensioni sociali.

Pretendendo la ricevuta dal riparatore, egli dovrà registrare quella entrata, trasferendo allo Stato la nostra Iva; non solo, dovrà anche aggiungere quella prestazione nella sua dichiarazione dei redditi, così lo Stato riceverà anche la sua parte di imposte.

 

Anche se disposti a non evadere, spesso è difficile chiedere la ricevuta: quando si è in rapporti così diretti e personali, sembra di dare al prossimo un peso senza motivo, visto che si sente distante la controparte che ci perde.

Dobbiamo invece sentire lo Stato vicino a noi; lo Stato siamo noi tutti assieme ed esso potrebbe, tramite chi lo gestisce per noi, dare una mano a superare questi ostacoli, fornendoci un motivo plausibile per richiedere la ricevuta. Eccola qua: renderla detraibile, in tutto o in parte, dalla nostra dichiarazione dei redditi. A chi obietta con interesse peloso che così si innescherebbe la compravendita di ricevute fiscali per far pagare meno imposte a chi ne deve di più salate, si può rispondere che basterebbe esigere che le ricevute valide siano solo quelle che riportano il codice fiscale sia del prestatore che del fruitore del servizio.

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