Papa, cittadino onorario

ROMA Papa, cittadino onorario Con un applauso affettuoso e spontaneo, il Consiglio comunale di Roma ha proclamato all’unanimità Giovanni Paolo II cittadino onorario. La cittadinanza onoraria è un segno di riconoscenza che Roma vuole donare al Santo Padre per il legame speciale che lo lega alla città e ai romani. Un rapporto nato fin dai tempi in cui il giovane Karol Wojtyla venne in Italia per “imparare Roma”. Eletto al soglio pontificio, quel rapporto – ha ricordato il sindaco Walter Veltroni – è diventato “comunanza spirituale, intreccio di sentimenti e di vita quotidiana”. Da allora, il suo contatto con la città è stato continuo. Tanti sono gli angoli di Roma toccati dalla presenza del papa: parrocchie, scuole, ospedali, luoghi di lavoro e di sport, carceri, basiliche e santuari. La città eterna è stata testimone della storica visita del Santo Padre alla sinagoga. “Grazie alla sua testimonianza – ha concluso Veltroni – è più forte il messaggio universale che verso tutto il mondo parte da Roma”. Giornata della memoria Alba del 16 ottobre 1943: 1020 ebrei del ghetto di Roma vengono arrestati dalle SS e deportati ad Auschwitz. Tornano in 16, una sola donna. “Il rastrellamento di quella mattina (…) è una memoria che non vogliamo rimuovere, affinché quel passato non ritorni mai più”. Così il sindaco di Roma ha aperto in Campidoglio, a 59 anni dalla tragedia degli ebrei romani, il convegno “Per un’Europa senza antisemitismo”, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio e dall’Unione delle comunità ebraiche italiane. Al termine, centinaia di persone – familiari dei deportati, reduci dei campi di sterminio, immigrati, giovani, bambini, famiglie – hanno dato vita a una fiaccolata silenziosa sino al Portico d’Ottavia, dove è stata scoperta la targa che d’ora in poi identificherà il piazzale come “Largo 16 ottobre 1943”. Molti i cartelli che recavano i nomi dei campi di sterminio – Birkenau, Bergen Belsen, La Risiera, Dacau, Flossenburg, Auschwitz – e un grande striscione che apriva il corteo: “Coloro che non hanno memoria del passato sono condannati a ripeterlo”. Erano presenti – accanto alle autorità cittadine, ai rappresentanti della comunità ebraica e quelli di Sant’Egidio – il card. Roger Etchegaray e mons. Vincenzo Paglia, vescovo di Terni e membro della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo. EUROPA Donne e immigrazione Aumenta il numero delle donne immigrate nel mondo. La situazione più drammatica è vissuta da quante cadono nel traffico della prostituzione. C’è anche il triste fenomeno (molto diffuso in Germania) delle donne clandestine “acquistate” a scopo matrimoniale. Provengono per lo più da Polonia, Thailandia, Ucraina ed America Latina. Gli uomini le scelgono su un catalogo e dopo due anni – per “contratto” – le possono rimandare a casa. Per parlare del mondo dell’immigrazione femminile, le Chiese cattoliche europee si sono date appuntamento a Izmir (Turchia). All’incontro – promosso dal Ccee (Consiglio delle conferenze episcopali europee) – i partecipanti hanno chiesto alle chiese europee “un’attenzione più accurata verso i contesti in cui vivono e da cui provengono i migranti”. Alcuni hanno proposto l’individuazione di un “mediatore culturale” italiano o straniero, “che diventi nelle comunità cristiane segno dell’accoglienza della chiesa “. Altri invece hanno lanciato alle parrocchie l’idea di organizzare soggiorni estivi per gruppi di famiglie straniere e non e di promuovere luoghi comuni di aggregazione, come centri culturali, cineforum, concerti ed oratori. Lo scopo è far diventare “i migranti stessi corresponsabili e attori della vita sociale ed ecclesiale in cui vivono”. Ma per “il successo dell’inserimento dei migranti nelle nostre società” – hanno ribadito i vescovi a Izmir – occorre fare spazio soprattutto alle donne immigrate, vera e propria risorsa da valorizzare in quanto la donna si fa spesso mediatrice tra contesti sociali e culturali diversi.

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