Il papa che ama le periferie del sud

31° viaggio di Francesco, ancora una volta in Paesi troppo spesso dimenticati dal sistema politico e da quello mediatico. Per spingere alla pace e alla riconciliazione. Dal volo papale
Si attende il papa ad Antananarivo, capitale del Madagascar

I numeri sono di quelli che fanno pensare, a cominciare dagli 8 mila chilometri e dalle più di 10 ore di volo del viaggio d’andata, che il papa affronta senza apparentemente troppa fatica. Saluta ad uno ad uno i giornalisti presenti, ne conosce molti, ha parole d’incoraggiamento per tutti e per ognuno. È proprio il papa della simpatia e dell’empatia.

Questo viaggio in Africa (anche se Madagascar e Maurizio non sono propriamente Paesi africani) si iscrive nella linea tracciata da Bergoglio sin dai primi due viaggi, quelli a Lampedusa e in Albania: periferie, zone di conflitto, popolazioni ferite, zone dimenticate. Mozambico, Madagascar e Isole Maurizio sono zone di indubbia difficoltà politiche (elezioni vicine in Mozambico e Maurizio, elezioni finalmente chiuse in Madagascar con non pochi sommovimenti politici) con problemi di pace e riconciliazione, in una grave instabilità politica. Meno grave è il problema politico alle Maurizio, dove però si sta acuendo il contrasto tra comunità confessionali. Indù e cristiani in particolare. Il papa va nelle ferite.

E poi l’Africa, e il sud del mondo più in generale, è nel suo cuore, sin da quando ha voluto aprire la porta santa a Bangui per l’anno della misericordia. Africa che non può essere considerata un peso nella comunità internazionale, ma una vera possibilità di crescita per tutti. Il papa con i suoi viaggi lo conferma e lo riconferma.

Al solito, il programma del viaggio associa i momenti di folla con le comunità cristiane, ma non solo, alle visite nei luoghi del dolore e della santità. In Mozambico la visita all’ospedale Zimpeto (Progetto Dream di Sant’Egidio) , in Madagascar quella alla città dell’amicizia di Akamasoa, alle Maurizio al santuario del père Laval. I ricevimenti ufficiali sono limitati, quelli con il clero inevitabili. Un tour de force, ma anche un tour de vie, di vita.

Un viaggio da seguire per aggiungere una tessera al puzzle della riconciliazione nei Paesi visitati. Al termine delle fatiche del viaggio di andata e i saluti alle autorità all’aeroporto, la prima giornata si concluderà per il papa con il riposo in nunziatura. Domani a Maputo spicca l’incontro interreligioso coi giovani.

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