Nuovo potere di veto sui bilanci nazionali

Quanto sta accadendo a Cipro preoccupa enormemente. La concessione di aiuti da parte dell’Europa facendo pressioni sul governo cipriota perché, in cambio, faccia ricorso ad un prelievo forzoso dai conti correnti dei cittadini, porta con sé il rischio di costituire un pericoloso precedente
Banca centrale europea - Francoforte

Il 12 marzo, l’Europarlamento di Strasburgo ha approvato a larga maggioranza il cosiddetto “Two pack”, il regolamento rafforzativo della governance economica dei 17 Paesi europei aderenti alla moneta unica, che fa registrare un’accelerazione del cammino avviato dal semestre europeo. Il "Two pack" prevede che la Commissione europea, a partire dal 2014, avrà il potere di veto sui bilanci nazionali dei 17 Paesi della moneta unica, laddove finora poteva esprimere solo semplici “raccomandazioni”.

Se l’accordo raggiunto al Parlamento europeo sarà ratificato anche dal Consiglio (composto dai capi di Stato e di governo dei Paesi membri) e dal presidente della Commissione europea, il "Two pack" entrerà in vigore automaticamente dal 1° gennaio 2014, non essendoci in tal caso bisogno del recepimento da parte dei singoli Stati nazionali (diversamente per quanto accade, ad esempio, per le direttive Ue). Fortunatamente è stata mitigata l’impostazione iniziale fortemente liberista e rigorista, prevedendo misure per una parziale condivisione dei debiti pubblici dell’Eurozona e per la tutela giuridica dei Paesi più esposti al rischio di bancarotta, accanto ad un piano per la crescita da 100 miliardi l’anno e a un percorso condiviso verso il varo degli Eurobond (che potrebbero costituire un freno all’aggressione di ogni possibilità speculativa nei confronti dell’Eurozona).

Non si può negare la percezione che tutto questo porti con sé un deficit democratico, quantomeno parziale, attribuendo un’enorme delega di poteri nelle mani della Bce (la Banca centrale europea) e della stessa Commissione europea che è, a tutti gli effetti, un organismo sovranazionale “tecnico” e non politico (malgrado i suoi commissari siano nominati dai governi nazionali e, successivamente, ratificati dal Parlamento europeo).

È un dato di fatto: esiste un divario democratico tra istituzioni dell’Ue e cittadini europei, dal quale è possibile uscire solo con “più politica”, cioè con un rafforzamento del controllo politico del Parlamento europeo sull’operato degli organismi tecnici. C’è un’equazione che vale nel Vecchio continente: più politica equivale anche a dire “più Europa”, dato che il Parlamento europeo è l’unica istituzione dell’Ue eletta direttamente dai cittadini dei Paesi membri. Per questa ragione, accanto all’integrazione economica e monetaria, è urgente accelerare la costruzione di un’unione politica più forte e più democratica. E, in questo contesto, occorre che siano presenti, nel pieno dei propri poteri, i governi nazionali dei Paesi membri. Forti e motivati. In vista, anche, del rinnovo del Parlamento europeo nel 2014.

Perdita di sovranità nazionale
La crisi economica ha rischiato (e rischia ancora) di far crollare l’intera architettura di un processo di integrazione faticosamente costruito in più di sessant’anni di storia.

Misure come il fiscal compact (il Trattato sulla stabilità, cheprevede una serie di regole che ruotano attorno al principio dell’equilibrio di bilancio) e il “Mes”  (il Meccanismo europeo di stabilità, mirante a contribuire a stabilizzare l’Eurozona), sottoscritte nel marzo 2012 da 25 dei 27 Paesi dell’Unione (tutti tranne Gran Bretagna e Repubblica Ceca), ed approvate dal Parlamento italiano nel luglio dello stesso anno, a larga maggioranza (con il voto contrario e/o con l’astensione solo della Lega e di IdV), rappresentano il prezzo politico più alto pagato dagli Stati membri in termini di perdita della propria sovranità nazionale.

Perché occorre presto un governo
Per evitare che gli strumenti economici varati dall’Europa diventino una camicia di forza è indispensabile accompagnare le politiche di rigore con strategie di rilancio e sviluppo che non rendano vani gli sforzi (lacrime e sangue) compiuti dai singoli Stati nel risanamento delle finanze pubbliche. Al fine di rendere più unitaria, rapida ed efficace la governance economica dell’Unione, che registra il limite della mancanza di un’unica e coesa cabina di regia politica, non si può prescindere dalla presenza di governi nazionali forti e motivati, che siano in grado di contrastare i fortissimi limiti imposti alla sovranità economica dei singoli Stati, pur mantenendo l’orizzonte di una sempre maggiore integrazione politica oltreché economica dei Paesi Ue.

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