Nessuna nostalgia, il futuro è ora

Un lavoro a tutto campo, senza timori e chiusure. A proposito del dialogo sull’impegno dei cattolici in politica proposto sul numero di gennaio 2019 della rivista Città Nuova
Luigi Berlinguer e Aldo Moro nel 1977 durante la stretta di mano per il compromesso storico tra Partito comunista e Democrazia cristiana. ©LaPresse Archivio Storico Politica

Il dibattito sul ruolo dei cattolici nella politica italiana è sempre molto stimolante e allo stesso frustrante. Stimolante perché da un lato ci si chiede come una ricchezza culturale e sociale così grande, radicata dal piccolo paese di montagna alla grande città, non trovi piena rappresentazione al livello politico. Dall’altro è frustrante perché, a seguito di riflessioni e dibattiti, si finisce spesso nel nulla o nella costruzione di minuscoli partiti identitari che svaniscono dopo poco.

Vi è inoltre una doppia tendenza: da un lato chi amministra nelle istituzioni è geloso del proprio potere e non attiva le reti sociali in una co-governance della città o del Paese, dall’altro nel mondo cattolico vi è una forte tendenza a considerare i partiti come il male assoluto e si promuovono solo alleanze tematiche con i politici che ci stanno. Il rischio è un rapporto tra classe politica e mondo cattolico occasionale, fondato su alcune specifiche battaglie, senza la costruzione di una visione più ampia. Alcuni esempi. Ci si scandalizza della tassa sul Terzo settore e ci si mobilita per toglierla, tassa ingiusta che va a colpire molte realtà cattoliche che fanno del bene, ma allo stesso tempo non si prende posizione sui tagli agli enti locali che rischiano di compromettere la qualità della democrazia con la riduzione delle autonomie locali. Si applaude il politico che difende la famiglia, ma ci si volta dall’altra parte quando lo stesso inneggia alla guerra in Iraq e al liberismo selvaggio.

Il mondo cattolico deve uscire quindi dai suoi temi canonici e abbracciare l’insieme, la complessità. Il Movimento Politico per l’Unità, secondo me, rivolgendosi a tutti, ha avuto il pregio in questi anni di iniziare a spaziare. Non solo quindi famiglia, temi etici e sociali, ma iniziare a discutere con tutti anche della vita interna del mondo politico che spesso è molto più importante.

La democrazia interna ai partiti e riforme istituzionali, il rapporto tra economia e politica (con il contrasto all’azzardo di massa e all’esportazione di armi) e anche la proposta di una nuova modalità di relazione tra le persone impegnate in questo ambito.

Inoltre non si demonizzano i politici standosene in cattedra e al caldo, ma se ne valorizzano anche le qualità e i meriti e quindi si incentiva la gente alla partecipazione attiva con scuole di formazione anche per i più giovani.

La distanza tra la vita politica e i cattolici diminuirà solo se da entrambe le parti ci sarà una relazione autentica e profonda, aperta anche alle altre culture presenti in Italia.

Il fatto che non vi sia più un partito come la Democrazia Cristiana rimane una straordinaria opportunità di espressione anche ai fini del pluralismo interno al mondo cattolico, a patto però di non sconfinare nei sentimenti nostalgici. Arriveranno le Tina Anselmi e i La Pira per affrontare le avventure del nostro tempo.

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