Nell’universo del pensiero femminile

Linguaggio mistico e letteratura in Chiara Lubich e altre mistiche. Intervista ad Anna Maria Rossi

Perché un libro su “Linguaggio mistico e soggetto femminile”?
Sono un’appassionata di letteratura, poesia e linguistica, interessata alla “lingua di genere”, cioè alle differenze (e comunanze) tra scrittura femminile e maschile. Nel Centro dove lavoro studiamo gli scritti di Chiara Lubich, per cui è stato naturale per me concentrarmi sul soggetto femminile, il linguaggio mistico e le sue metafore, utilizzate per esprimere qualcosa di indicibile e sconosciuto.

C’entra anche la sua scelta personale di consacrata?
Forse sì. Nelle mistiche viene sempre fuori l’immagine dello sposo. Così è capitato a me a 20 anni: Lui mi ha cercato. D’altra parte volevo tutto, e chi può darmi tutto se non Dio?

Anna Maria Rossi

Le mistiche sono donne che hanno conquistato il diritto di parola?
Sì. In epoca medioevale, quando emersero i primi scritti mistici femminili, alle donne non era riconosciuto il diritto di parola, né di pensiero. Dovevano solo generare figli e custodire la casa. Questo in parte succede anche oggi: le donne vengono spesso “silenziate”, non solo tappandogli la bocca, ma anche ridicolizzando (oppure ignorando o banalizzando) quello che dicono in pubblico. Anche se qualche segno di miglioramento c’è.

Gli uomini non evolvono?
Le mistiche si sono potute esprimere anche perché ci sono stati uomini che le hanno valorizzate. Alcuni hanno trascritto i loro pensieri, anche se è importante sapere cosa la donna scrive di sua mano. Nel libro metto in evidenza i diversi atteggiamenti degli uomini: c’era chi le guardava con sospetto, le voleva controllare perché le donne “pensano Dio in modo diverso”. Altri invece le incoraggiavano ad esprimere i propri pensieri e addirittura, come nel caso di Caterina da Siena, si mettevano al loro seguito, come discepoli. La storia è fatta di conflitti e di alleanze, anche nel caso di uomini e donne. I conflitti fanno più rumore, ma abbiamo bisogno gli uni delle altre e viceversa.

Perché una mistica scrive?
Per una differente sensibilità e percezione dell’esperienza del divino. Le mistiche parlano in modo diverso dagli uomini, spinte dalla loro follia d’amore. Sono “costrette” a parlare.

Perché questo ritorno della mistica oggi?
Il modo di esprimersi originale e per metafore della mistica (maschile e femminile) è un tipo di scrittura vicino alla poesia. È un linguaggio che parla e colpisce al cuore gli uomini e le donne anche di oggi, che hanno bisogno di riscoprire un rapporto d’amore con Dio, limpido e non mediato. I mistici cercano di esprimere questo amore, anche se dicono che non hanno le parole adatte. Oggi ce n’è tanto bisogno.

Siamo troppo razionali?
Razionali e distaccati. Da una parte cerchiamo le emozioni che vengono dal profondo, dall’altra non siamo capaci di fermarci per gustarle e non esserne sopraffatti. Il linguaggio della mistica aiuta in questo. Mostra un Dio accogliente, grembo materno. Un Dio dalla parte del perdente, del solo, dello sconfitto, quindi un Dio che ha bisogno di noi. Questo è il volto di Dio che dobbiamo scoprire oggi.

Qual è lo specifico della mistica femminile?
Offre il proprio corpo all’azione di Dio nella storia. È una mistica di vicinanza, inclusione, accoglienza, capacità di donarsi. L’uomo si dona nella forza, mentre la donna lo fa con un sacrificio, perché fisicamente è fatta per generare nel dolore. La donna non identifica il dolore, la ferita, il sangue con un senso di minaccia, quanto di vita. Lei sa che fa parte della storia del dare la vita. Nei testi delle mistiche “la carne” ha sempre un valore positivo.

Lei scrive che la comunicazione tra donne si nutre del confronto tra racconti di vita piuttosto che di scontro tra idee come per gli uomini.
È la cosiddetta “amicizia narrativa”. La donna elabora il pensiero in piccoli gruppi di donne, con uno scambio amicale. È un pensiero collaborativo. Anche se a volte la competizione femminile è più forte di quella maschile perché non perdona. Se due amiche chiacchierano, in questo scambio si costruiscono. Tra uomini, invece, viene più in evidenza il dibattito. Anche il modo di ascoltarsi è diverso. Alcuni atteggiamenti fanno parte del nostro diverso modo di essere, altri sono un retaggio culturale. Una donna, in un consesso di uomini, prima di esprimere il suo pensiero ci pensa dieci volte, perché quando parla dovrà essere perfetta. Questo è culturale e viene fuori anche nel libro: le mistiche si nascondono. Per riuscire a far passare un loro pensiero, devono dire che non sono nessuno, deve essere chiaro che non costituiscono una minaccia. Prima di essere attaccate e distrutte dalla competizione maschile, meglio scomparire. Un’altra caratteristica propria dello stile delle mistiche è che pongono domande. L’uomo è assertivo. La donna fa una domanda la cui risposta è aperta.

La sezione del libro che riguarda il Paradiso ’49 di Chiara Lubich racconta di una illuminazione di Dio (Claritas), connessa con una persona, Chiara, espressione di un gruppo di persone (l’Anima), che vuole seguire e diffondere questa luce. Un soggetto singolare con significato plurale. Il primato del noi, ma aperto, che si arricchisce di una molteplicità di relazioni.
Un soggetto singolare con significato plurale è più del noi. Non è né l’assorbimento di tanti io in un soggetto che li annulla, né un collettivismo, composto di tante personalità. È la relazione fatta soggetto. Ognuno dell’Anima ha in sé tutti gli altri. Arrivare a questo tipo di relazione non è facile, i nostri io si feriscono l’un l’altro. Fare spazio all’altro in me è faticoso, ma così non mi annullo, mi arricchisco.

Etty Hillesum scrive a Dio: «Tocca a noi aiutare te»…
Non siamo più nel tempo del Dio che risolve dall’alto i nostri problemi. Dobbiamo essere noi un dono gli uni per gli altri. Dio ci è accanto nella nostra libertà e ci accompagna, se vogliamo. A scuola, quando in classe ho un ragazzino problematico, gli chiedo di aiutarmi; in questo modo lui progredisce. Dio fa lo stesso con noi.

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