Siamo al quarto giorno di San Fermín, la festa popolare di Pamplona, nella regione di Navarra, in Spagna, conosciuta a livello internazionale per le affollate corse di tori che hanno luogo nelle strade del centro storico della città.
Sei tori selvaggi e sei buoi si dirigono verso la piazza dei tori a grande velocità; davanti a loro i partecipanti agli encierros corrono poco meno di un km mentre cercano di evitare di essere travolti. La corsa di venerdì 10 luglio, durata 2’32”, si è conclusa con nove feriti, cinque dei quali sono finiti in ospedale.
La manifestazione di San Fermín, nata con un tratto originariamente religioso, si è evoluta fino a consolidarsi come tradizione di identità culturale, che include oltre alle corse attività popolari, feste e concerti.
Una celebrazione non priva di controversie, sia per i rischi che corrono i mozos (i corridori), sia per quanto riguarda la sofferenza degli animali. In più, ogni anno si raccolgono numerose denunce per aggressioni sessuali, che nella prima parte dei Sanfermines sono arrivate a 12, secondo le forze di polizia.
Nel frattempo, la manifestazione continua ad attrarre migliaia di visitatori. Sebbene non si conoscano ancora i dati complessivi, gli spettacoli dei primi giorni hanno radunato oltre 266mila persone, secondo il comune di Pamplona.
