«Ho visitato più di 350.000 persone […]. Non sono numeri, sono persone; superfluo anche dire “come noi”», ha raccontato Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, durante la presentazione della rete omonima lo scorso 15 luglio. «Per me è importante raccontare cosa sta succedendo nel mio mare. Io sono nato in quel mare, un mare che mi ha dato tutto. Invece poi è diventato un cimitero. Vorrei dare delle risposte ad un bambino di 3 anni che il 3 ottobre 2013 mi sono ritrovato quando ho aperto il primo sacco [funebre]; l’ho avvicinato a me ed era morto. Quel bambino mi tormenta, mi dice in sogno che io non l’ho salvato. Quello che sta succedendo nel mio mare è un olocausto, e un giorno finirà e verrà scritto nei libri di storia. Ritorniamo umani – ha proseguito Bartolo –. Abbiamo perso la strada dell’umanità e la dobbiamo ritrovare».
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Pietro Bartolo: «La migrazione va controllata con umanità»
- Fonte: Città Nuova
Pietro Bartolo, medico e già europarlamentare siciliano, ha presentato a Roma la Rete Lampedusa. L’obiettivo: costruire insieme una nuova narrazione sulle migrazioni
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