Morto Camilleri, papà di Montalbano

Stamattina alle 8 e 20 è morto Andrea Camilleri a Roma presso l'Ospedale Santo Spirito. Ricoverato il 17 giugno scorso in seguito a un arresto cardiaco che lo ha colpito in casa, non ha mai ripreso conoscenza. Scrittore, regista e drammaturgo. È universalmente noto per i romanzi sul commissario Montalbano. Luca Zingaretti (il commissario), Cesare Bocci (il vice Mimì Augello), Marcello Perracchio (il dottor Pasquano) spiegano le ragioni di un successo planetario in un articolo apparso su Città Nuova nel 2017.  

A volte accade che un personaggio, delineato dalla penna di uno scrittore, sviluppi una vita propria, cresca, sfugga dalle mani del suo creatore, prenda la sua strada e  lo obblighi, oltre la sua volontà, a tenerlo in vita, per nuove e inaspettate avventure. Tanto che l’autore stesso, assiste, seduto nell’ultima fila della platea, allo spettacolo.

È anche il caso de Il commissario Montalbano che nelle intenzioni dello scrittore Andrea Camilleri «non doveva essere così longevo». Sospinto dal favore del pubblico «è accaduto il miracolo» di oltre venti romanzi, con 15 milioni di copie vendute e 30 tv movie trasmessi in oltre 60 Paesi del mondo. Ma quali sono le ragioni di un successo così universale? Cominciamo dal protagonista Luca Zingaretti che da 18 anni dà il volto a Montalbano: «Credo che uno dei motivi per cui il commissario sia così apprezzato dagli italiani di tutte le fasce d’età sia dovuto al fatto che sia un personaggio che non ha un cartellino attaccato alla giacca. Non perché vuole tirare sul prezzo, ma perché il prezzo non lo ha. Questa è una qualità che avevano i nonni della mia generazione di cui non possiamo non avere nostalgia. Sono persone che hanno il baricentro dentro di sé. Non c’era prezzo per comperarli. Nel nostro mondo, in cui non viviamo più così, esercita una irresistibile attrazione». Per il suo vice, Cesare Bocci in arte Mimì Augello, «Montalbano è una persona di princìpi forti e sani, non scende mai a compromessi.

Sono valori che si sono persi, ma di cui tutti ne abbiamo bisogno. È un personaggio che diventa, con la sua umanità, i suoi limiti, un modello». Con la sua tipica voce Marcello Perracchio, in arte il dottor Pasquano, aggiunge che «Montalbano è un uomo pulito, onesto, con le sue debolezze e difetti. Però non si arrende mai, non cede mai, e di questo c’è bisogno in Italia. Persone votate al bene e non al male».

In una delle ultime puntate andata in onda, Il covo di vipere, il commissario tratta con una squisita gentilezza un senza tetto che si ritrova sulla terrazza di casa «perché – spiega Luca Zingaretti – è il suo approccio classico rispetto ai derelitti: non caritatevole, ma di grande rispetto perché ognuno ha la sua storia e, prima di essere avvocato, medico, impiegato, c’è la sua umanità. Il commissario ha sempre agito in questo modo nei confronti delle persone deboli e in difficoltà.

Del resto lo diceva anche Gesù: “Ama il prossimo tuo come te stesso”». Il successo – per Cesare Bocci – si spiega essenzialmente «per la penna di Andrea Camilleri perché, oltre all’aver saputo raccontare l’intreccio di trame poliziesche avvincenti, ha saputo disegnare dei personaggi con una propria storia e identità, indipendentemente dal fatto se sia il protagonista o la parte meno importante. Cura ogni dettaglio con dei contorni precisi: il semplice contadino che va a fare una deposizione in commissariato, la portinaia, il ristoratore, la cameriera Adelina, e delinea con tratto sicuro e in modo straordinario il tipo di rapporto tra i personaggi. Un altro aspetto per cui Montalbano ha avuto successo in moltissimi Paesi e in Italia, (anche nelle repliche fa sempre grandissimi ascolti), è che non è mai restato uguale a sé stesso. Camilleri ha sempre scritto in relazione alla realtà che viviamo e le nuove puntate parlano sempre di attualità, toccano temi in cui il pubblico si può identificare».

La Sicilia è la terra dei greci. Siracusa contendeva ad Atene il primato culturale e fino al XIII secolo la lingua più parlata è stata il greco. Non è stata terra di conquista e di passaggio, ma una terra dove si è sedimentata una civiltà. «La Sicilia – chiosa Perracchio – affonda le sue radici nella tragedia classica ed è un caleidoscopio di culture: greci, romani, arabi, normanni, francesi, spagnoli. Ci sono tutte le sfumature dei caratteri di tutto il mondo. In Sicilia tutto è a tinte più forti. Sarà il calore dell’Etna, il sole, ma tutto è accentuato, moltiplicato, esagerato. Siamo una tragedia greca».

«In Montalbano – conclude Cesare Bocci – ci sono gli elementi universali del mito dell’eroe che affascina il pubblico di ogni tempo e di ogni luogo».

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