Monte Hiei: 30 anni di preghiera per la pace

Un simbolo di riconciliazione, come Assisi 1986. Indù, Buddhisti, Ebrei, Cristiani e Musulmani insieme per riflettere sul contributo che le grandi religioni possono dare alla soluzione delle sfide del mondo di oggi. Il ruolo dei movimenti ecclesiali
Monte Hiei

Nei giorni scorsi Kyoto ha ospitato le celebrazioni per il trentennale della preghiera per la pace indetta dal ven. Etai Yamada, Sacerdote Supremo della Tendai-shu, agli inizi di agosto del 1987. Erano passati dieci mesi dalla coraggiosa iniziativa di Giovanni Paolo II che, nell’ottobre 1986, in piena Guerra Fredda, aveva convocato ad Assisi i leader delle religioni per pregare per la pace. Sulla scia di Paolo VI, il papa polacco aveva intuito che le religioni non erano causa delle guerre o meglio, se lo erano state, oggi potevano essere via alla pace. Ma i loro leader dovevano esserne coscienti.

La prima conseguenza della scelta storica di Wojtila, probabilmente uno dei gesti simbolo del suo lungo pontificato, fu la decisione presa dal vegliardo monaco giapponese – alla soglia del secolo di vita – di fare altrettanto in Estremo Oriente con lo stile e la sensibilità buddhista e in un ambiente totalmente diverso da quello umbro e cattolico di Assisi. E così il Monte Hiei, storico sito buddhista mahayana dove Saicho, fondatore della Tendai-shu, aveva stabilito la sede del suo monastero, è divenuto simbolo di pace, come Assisi.

In questi giorni, il Summit che ha raccolto leader e rappresentanti di tutto il mondo nella città di Kyoto ha concluso i suoi lavori con la Preghiera per la Pace proprio all’interno di questo luogo sacro, in mezzo all’atmosfera del buddhismo dell’Estremo Oriente tracciando una linea di continuità temporale con le preghiere del 1986 e 1987, ma anche spaziale fra le colline umbre e quelle del Honshu.

Ma tutta questa due giorni interreligiosa ha segnato rapporti importanti di continuità con il passato aprendo ad ulteriori prospettive future. Il Summit interreligioso, infatti, si era aperto con un convegno tenutosi nella grande aula dell’International Convention Centre di Kyoto, dove nel 1970 aveva avuto luogo la prima Assemblea Generale della World Conference for Religions and Peace (W.C.R.P.), diventata, poi, Religions for Peace.

Si trattò anche in quella occasione di una intuizione geniale di uomini e donne di diverse fedi (Indù, Buddhisti, Ebrei, Cristiani e Musulmani) convinti del potenziale nesso profondo fra religione e pace. Dopo quarantasette anni, nella stessa sala circa mille e ottocento persone hanno visto leader delle religioni di oggi confrontarsi apertamente sul ruolo che la religione, meglio dire le religioni, possono avere oggi su temi scottanti come ‘terrorismo e religione’, ‘povertà ed educazione’ e ‘energia nucleare e abolizione totale di armi nucleari’.

Particolarmente significativa la presenza dell’attuale Patriarca Supremo della Tendai-shu, il novantaduenne Ven. Koei Morikawa, del Ven. Ichiin Komine, Abate Supremo della Chisan Sect del buddhismo Shingon, una setta guida del buddhismo mahayana giapponese, oltre al cardinale Tong di Hong Kong, inviato personale di papa Francesco e di una delegazione vaticana, guidata dal segretario del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, Mons. Miguel Ayuso Guixot.

Molto qualificate anche le presenza ebraica con il rabbino David Rosen di Gerusalemme, quella indù con Ela Gandhi, la nipote del Mahatma. Ma presenti erano anche musulmani dell’Arabia Saudita e della Siria e zoroastriani dell’India e buddhisti therawada dello Sri Lanka e della Cambogia.

Apprezzato il messaggio di papa Francesco, che ha sottolineato come tutte le religioni debbano “pregare e lavorare insieme per la pace”, cercando di ricostruire “l’armonia nelle molte parti del mondo lacerate dalla guerra” e dal “terrorismo”. Si è trattato di un vero e proprio appello a promuovere, a tutto campo, “relazioni giuste” e anche “solidarietà fraterna”. “Questo summit religioso annuale — ha scritto il papa— contribuisce in modo significativo alla costruzione di quello spirito di dialogo e di amicizia che consente ai seguaci delle religioni del mondo di lavorare insieme nel dischiudere nuovi cammini per la pace nella nostra famiglia umana”.

E proprio la preghiera, ha affermato nella lettera, «ispira e sostiene il nostro impegno per la pace, poiché aiuta a rendere più profondo il nostro rispetto reciproco come persone, rafforza i vincoli di amore tra di noi e sprona a compiere sforzi decisi per promuovere relazioni giuste e solidarietà fraterna. Nel mondo attuale, segnato dalla violenza, dal terrorismo e da crescenti minacce alla terra, nostra casa comune, questa testimonianza di preghiera e di sollecitudine condivisa – ha aggiunto il Santo Padre – trasmette un messaggio fondamentale agli uomini e alle donne di buona volontà». Difatti come uomini di fede, ha evidenziato, «crediamo che la pace duratura sia davvero possibile, poiché sappiamo che niente è impossibile se ci rivolgiamo a Dio nella preghiera».

Come detto, ogni anno dal 1987 la conclusione del Summit è avvenuta nel cuore della sacralità buddhista della Tendai-shu, all’interno del cortile del Tempio Enryaku-ji davanti a varie centinaia di persone e con un simbolismo semplice ma molto significativo. Si sono offerte girasoli poi composti in una corona portata da ragazzi al centro del palco insieme ad un’urna dove erano stati raccolti origami a forma di cicogna su cui i leaders avevano scritto una preghiera di pace personale. Al di là dei discorsi e degli atti formali è stato l’atmosfera profondamente spirituale che tutti i presenti hanno respirato a confermare la necessità di lavorare, attraverso le fedi per la soluzione dei grandi nodi del mondo di oggi.

Al pari dello scorso settembre ad Assisi, insieme a papa Francesco, anche al Monte Hiei si è sperimentata la dimensione profetica di uomini – come Wojtyla e Etai Yamada – che hanno colto il respiro dell’umanità e le sue sofferenze ed il passo della storia del mondo d’oggi. Guardando indietro non si non essere d’accordo con il passo evangelico che afferma che lo ‘Spirito soffia dove vuole’. È dimostrato dalle intuizioni che nel 1986 e nel 1987 portarono un papa ed un abate supremo del buddhismo a fare proposte simili al mondo. Oggi tutto questo rimane attualissimo. Basti pensare alle tensioni fra Nord Corea e Usa e alle sanzioni approvate all’unanimità dalle Nazioni Unite contro il Paese asiatico. Il tutto quasi in concomitanza con quanto avvenuto al Monte Hiei.

Un ultimo aspetto importante da sottolineare. Il ruolo dei nuovi movimenti ecclesiali in questo cammino. Nel 1987 il Ven. Etai Yamada volle che teen-ager dei Focolari portassero ai leader religiosi presenti miglia di firme raccolte per la pace. Nel corso degli anni la Comunità di Sant’Egidio, protagonista di versi progetti e mediazioni di pace, ha accompagnato il ripetersi della preghiera del Monte Hiei. In questi giorni rappresentati delle delegazioni di questi movimenti hanno preso la parola accanto ai leader delle diverse fedi, segni di carismi chiamati dallo stesso Spirito a lavorare per la pace in modi ed ambiti diversi ma sulla stessa traiettoria della storia degli uomini e delle donne di buona volontà.

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A cura di "Ut omnes"
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