Miseria dell’azzardo e ricchezza della comunità

La riflessione dl direttore della Caritas di Roma dopo lo Slot Mob Fest del 7 maggio: la necessità dell’impegno in una battaglia che sembra “persa” in partenza perché troppo forti gli interessi in gioco e ancora pochi, nella società civile e nelle istituzioni, sono a conoscenza delle storie di dolore e di sofferenza generate dall’offerta di un’industria in crescita. Da Avvenire
Slot Mob Roma

Sabato 7 maggio, a Roma, la comunità ecclesiale ha espresso la sua preoccupazione per le conseguenze su famiglie e persone dell’offerta di gioco d’azzardo che vede la moltiplicazione di slot-machine soprattutto nelle aree periferiche e popolose della nostra città.

 

Si tratta di un mercato che presenta illusioni e che, immancabilmente, produce delusioni e tragedie, personali e spesso familiari. Una realtà nota da sempre, nei confronti della quale ogni persona e ogni istituzione degna della umanità più elementare non può che dichiararsi contraria. Solo un senso malinteso della libertà, ridotta a puro nichilismo volontario e suicida, può rassegnarsi alla approvazione e addirittura alla promozione di un simile strumento.

 

La promessa illusoria di grandi guadagni, in un solo colpo, fa evaporare enormi risorse economiche e disperdere energie personali, poi pagate nello svuotamento di persone e famiglie, con miseria e disperazione moltiplicata. Non solo, il danno più grave è quello verso le giovani generazioni, producendo la cultura della “scorciatoia”, del tutto e subito, senza sacrifici.

 

Aprendo lo SlotMob Fest che si è tenuto a Piazza Re di Roma, di fronte alla sala slot più grande d’Europa in cui si contano ben novecento postazioni di gioco, il cardinale Agostino Vallini è stato chiaro dicendo che «la Chiesa è in prima linea contro l’azzardo e non potrebbe essere diversamente perché a essere colpiti sono soprattutto i più poveri, i più fragili, vittime di un’operazione diabolica che distrugge le famiglie».

 

Un impegno che è fondamentale perché la sensibilizzazione contro l’azzardo sembra una battaglia “persa” in partenza. Troppo forti gli interessi in gioco e ancora pochi, nella società civile e nelle istituzioni, conoscono le storie di dolore e di sofferenza che ne conseguono. Nell’opinione pubblica è anzi diffusa la percezione di “bontà” di un’industria che vede l’Italia leader mondiale e promette fortuna per tutti.

 

Le potenti multinazionali concessionarie delle licenze hanno fatto del gioco un prodotto rispettabile, che finanzia la cultura e lo sport, che fa divertire e che promette un futuro migliore. Soprattutto, ne hanno fatto la maggiore entrata pubblicitaria di televisioni e giornali, influenzando di fatto le scelte editoriali e i grandi eventi sportivi. Il governo e i partiti, influenzati e finanziati dalle potenti lobby, considerano l’azzardo – a torto – una posta importante del bilancio dello Stato, inserita nei documenti programmatici che vengono presentati all’Unione Europea con previsioni “in aumento”, quindi una risorsa che sostiene le finanze e lo stato sociale. Senza considerare i costi sanitari e sociali ben più consistenti delle entrate fiscali.

 

Proprio di questi giorni è l’ultima beffa ai danni dei cittadini. Di fronte a una legge che dal 2016 dispone la riduzione del numero delle sale giochi “del 30 per cento in quattro anni”, una circolare del Ministero dell’Economia – sfruttando cavilli e colpevoli manchevolezze – ha fatto in modo di agevolare ulteriormente questa industria favorendo nei primi quattro mesi di quest’anno la crescita del 10,6 per cento delle slot in circolazione, portandole a 418.210 in Italia e oltre 25 mila a Roma.

 

Una realtà che offende non solo e non tanto la preoccupazione di chi – realtà laiche e religiose – ha sempre indicato il pericolo di questa situazione, ma mina la stessa tenuta delle istituzioni pubbliche, con la moltiplicazione della realtà diffusa della miseria tra le famiglie italiane.

 

(Editoriale di mons Enrico Feroci, direttore della Caritas di Roma, pubblicato domenica 15 maggio sulle pagine dell’inserto Roma7 del quotidiano Avvenire)

 

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