Mimmo Lucano a Udine, folle e domande aperte

“Riace come modello antropologico”. Inaspettata grande accoglienza al sindaco calabrese nella città friulana al centro di forti contrasti e alle prese con la chiusura annunciata dei progetti di accoglienza diffusa dei migranti
ANSA/ MARCO COSTANTINO

Sicuramente nemmeno gli organizzatori si aspettavano una tale risposta: non solo la sala piena, ma anche tanta gente rimasta in strada che cercava inutilmente di entrare.

Alcuni erano arrivati anche da lontano, e si capiva che agli addetti alla sicurezza dispiaceva genuinamente mandarli indietro: ma, specie di questi tempi, sulle questioni di capienza massima degli ambienti meglio non transigere. No, non stiamo parlando del concerto di un qualche cantante sulla cresta dell’onda; ma dell’incontro con il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, organizzato dalla Rete Dasi Fvg al (e con il) Centro Balducci di Zugliano, alle porte di Udine. Il centro, guidato dal prete “di strada” don Pierluigi Di Piazza, da molti anni opera nel campo dell’accoglienza e inserimento di migranti e persone svantaggiate, facendosi anche uno dei principali interlocutori delle istituzioni in Regione; ed ha quindi ben volentieri accolto questo ospite lo scorso 10 dicembre, in un momento così delicato sia per il Paese che per la città.

La nuova amministrazione di centrodestra ha infatti confermato la chiusura, il prossimo 31 dicembre, dei progetti di accoglienza diffusa – in cui sono inseriti anche diversi minori – avviati dalla precedente giunta di centrosinistra insieme ad una rete di associazioni: 350 persone che finiranno nel migliore dei casi alla caserma Cavarzerani – tristemente nota per il suo cronico sovraffollamento, che ha creato notevoli problemi sia all’interno delle sue mura che nei confronti del resto della città – e nel peggiore, come si sta denunciando anche in altre zone d’Italia, direttamente sulla strada.

Un triste film che peraltro Udine già conosce dai tempi della rotta balcanica, quando il numero di persone accampate attorno alla stazione aveva raggiunto livelli allarmanti; e che naturalmente non sono sparite in toto, tanto da spingere l’attuale sindaco ad emanare ordinanze anti bivacco. Il tutto, come facilmente intuibile, in un clima esacerbato tra le posizioni di chi è pro e chi è contro l’accoglienza, con poche sfumature di grigio tra i due opposti.

Proprio perché Udine negli ultimi tempi si è distinta per un clima contrario all’accoglienza, la folla di ieri sera è andata al di là di ogni più rosea aspettativa: sia don Di Piazza che Lucano stesso hanno infatti ringraziato a più riprese per questa straordinaria risposta. Segnale che in realtà la città, più che contraria tout court all’accoglienza, è estremamente divisa, rendendo difficile affrontare la questione in maniera costruttiva.

Lucano ha ripercorso le tappe della storia dell’accoglienza a Riace – iniziata, come lui stesso ha ricordato, già prima della sua elezione a sindaco – e della sua personale vicenda politica, fino agli ultimi risvolti giudiziari; ringraziando tutte quelle persone che hanno reso possibile il “modello Riace”, di cui lui è sì diventato l’immagine, ma non unico artefice. Oggi, ha ammesso, “non so nemmeno bene che cosa succede a Riace, sono due mesi che non ci posso andare”; ma ha assicurato che “non ho nessuna rivendicazione, resta solo il rammarico”.

La vicenda di Riace è stata comunque spunto per una riflessione sulla situazione dell’accoglienza in Regione e in città, portata avanti dal vicepresidente dell’Asgi, Gianfranco Schiavone, e da Anna Paola Peratoner di Oikos.

Una Regione, ha ricordato Schiavone, dove già l’accoglienza diffusa registra numeri più bassi della media nazionale; e per la quale l’esperienza di Riace non rappresenta “una bella favola”, ma “un modello replicabile per tutte quelle aree isolate e marginalizzate, che rappresentano la maggioranza del territorio”. Aree che possono avere con i nuovi arrivi un rilancio non solo demografico, ma anche economico e culturale, così da «gestire l’accoglienza come gestione del cambiamento sociale. Perché chi vuole bloccare questi modelli non vuole bloccare l’immigrazione, cosa che sarebbe impossibile: vuole bloccarne la gestione ordinata e quindi lo sviluppo del Paese». In questo senso Peratoner ha ricordato che «per noi quello di Riace non è solo un modello di gestione dell’immigrazione, ma anche un modello antropologico».

Tante le domande rivolte alla fine dell’incontro, ma tutte, in ultima analisi, riconducibili ad un unico grande interrogativo: come conciliare le esigenze pur comprensibili della gestione dell’accoglienza sotto il profilo istituzionale e politico con l’attenzione alla singola persona e alla società nel suo complesso.

Se Riace avrà ispirato nuove strade per l’accoglienza in Regione, si vedrà; quel che è certo è che il tempo stringe, ed urge trovarle per non dover affrontare situazioni di disagio sociale ben più rilevanti.

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