Meglio il “D’oh” di Homer

Più ironia e meno volgarità. Ho letto con attenzione l’articolo dedicato ai Simpson, che ho trovato per un verso assai oggettivo, soprattutto in relazione all’impatto che può avere sui più piccoli; per altro verso, avrei rinvenuto una impostazione un po’ troppo demonizzante, ossia non aperta a considerare i (seppur pochi) aspetti positivi che il cartoon vanta. Sinceramente, con la piena consapevolezza dei diversi (e pericolosi) effetti che il cartoon può produrre nei confronti dei più piccini, ritengo che, per un adolescente che ha avuto la fortuna di formarsi con buoni valori, i Simpson possono essere qualcosa di molto piacevole e costruttivo. Misurarmi con una realtà che, spesso, è peggiore di quella reale mi ha aiutato, infatti, ad essere più positivo ed ottimista nella vita di tutti i giorni. Non nascondo che quando ero piccolo e contemplavo i supereroi esibirsi nelle loro avventure, rimanevo profondamente deluso nel constatare come nella vita reale io non sapessi, ad esempio, fare salti lunghi come spiderman, né dare calci volanti, né avere forza bruta. Confrontarmi con una realtà che mi offre un modello di vita più basso, anziché uno estremamente al di sopra delle mie reali possibilità, mi fa scattare, invece, quella molla per dire posso fare di meglio, allora. (…). Penso che nella miseria della tv italiana un po’ di ironia ed irriverenza (purché non cada nella blasfemia, come talvolta – lo ammetto – accade) possano aiutare le persone mature (perché i Simpson non sono affatto per i bambini…) a sorridere e a prendere la vita con un po’ più di elasticità. Ad esempio, quando qualcosa va male, sostituire alle comuni e volgari imprecazioni la mitica espressione D’oh! di Homer, penso sia un ottimo rimedio contro il linguaggio scurrile dei giovani Massimiliano D’Alisa Casoria – Napoli Un cartone che fa riflettere. Per noi è un cartone per tutti. Diverso dagli altri perchè fa riflettere su aspetti come la religione e le abitudini della vita. È molto divertente e umoristico. Una famiglia del Trentino Unità, sana ironia e complicità. Sono un ragazzo di 21 anni, grande appassionato della famiglia Simpson. Anche nella mia famiglia, che qualche volta segue con me gli episodi, si discute su quanto possa essere educativo un modello di stupidità come Homer o di perversione ribelle come Bart, chiedendosi se sia possibile che chi guarda l’animazione non sia spinto volontariamente o anche passivamente a riprendere i loro stili di vita, alterando quella che è la visione della realtà, dimenticando che il tutto non si riduce solo alla ciambella, metafora più ampia per rappresentare il mondo patinato e zuccheroso che può sembrarci l’umanità solo guardandolo dalla facciata, o alla birra Duff, anch’essa metafora della perdizione e del finto gusto di vivere la vita senza affanni, ma ha un percorso più complicato e duraturo e alle volte crudele! Se si guardano i vari episodi si giunge sempre alla fine della puntata con il ricongiungimento spontaneo di tutta la famiglia, lavando via con un colpo di spugna tutte le colpe o le azioni deprecabili fatte durante l’episodio e ci si chiede se sia possibile dimenticare così in fretta e senza remore di alcun tipo ogni misfatto illecito e stupido fatto da ognuno di loro (…). Se ci si chiede veramente quanto ci amiamo in famiglia e poi guardiamo i Simpson forse ci rendiamo conto che non siamo poi così affiatati come vogliamo credere o far credere alla collettività, ingoiando rospi anche quando non vorremmo e poi sfociando in stragi che i vicini mai si sarebbero aspettati da un gruppo famigliare tanto unito come il vostro. È questo il segreto, secondo me, dei Simpson, unità, sana ironia, complicità anche negli aspetti più deleteri e anche qualche sana discussione che apre le porte dei nostri armadi nascosti in soffitta e spazza via gli scheletri ammuffiti di anni e anni di silenzi, rinfrescando l’ambiente e dando respiro ai nostri cuori. Ramsis Ridere delle proprie disgrazie! Dalle famiglie illustrate dalla penna di De Amicis nel libro Cuore siamo passati alle scoppiettanti vicende famigliari di Happy Days dove tutto è felicità e aspettativa di successo, per approdare infine ai Simpson, dove le itteriche facce gialle e gli occhi sbarrati dei personaggi già aprono scenari inquietanti, ma comunque colmi di una sicura aspettativa di rassegnazione, da mandare giù con due amare pillole di risate. Anche noi tuttavia ci siamo immediatamente sintonizzati su questo nuovo modo di affrontare l’esistenza e ci siamo dotati di comici, saltimbanchi, giornalisti, scrittori che, con modica spesa, fanno sentire meglio chi è arrabbiato. Penso che la società mediatica di oggi non abbia più né pazienza né interesse a concentrarsi su argomenti che rappresentano valori più concreti per la nostra vita. Il tempo è quasi tutto impiegato per lavorare, far denaro, avere successo a costo anche di incorrere in compromessi spesso non del tutto trasparenti. Il poderoso sistema mediatico che ci circonda è in grado di fornire assistenza per qualsiasi necessità individuale; ma soprattutto ci evita di perdere tempo a scavare per cercare e trovare ciò che veramente ci serve. Di conseguenza non c’è da meravigliarsi se in molte famiglie, anche se cristiane ed osservanti, si ricordano più facilmente i nomi dei componenti della famiglia Simpson piuttosto che i nomi dei dodici Apostoli. Giorgio Incuriosita dalle figlie. Colgo con piacere il vostro invito ad esprimere una valutazione sui Simpson. Ho avvicinato questa originale famiglia grazie alle mie figlie: vedevo che Valeria e Daniela seguivano con evidente interesse e divertimento le loro vicissitudini. Oggi sono una loro fan! Cominciando a seguire con interesse la vita di questa strampalata famiglia, ho riscontrato che oltre all’evidente tono umoristico, a volte purtroppo un po’ volgaruccio, riserva spesso un epilogo nel quale viene messa in evidenza l’importanza del legame fra i componenti della famiglia. Inoltre trovo dolcissima Marge, che nonostante i disastri che combina Homer, ne è sempre profondamente innamorata e richiama spesso i figli (specialmente il terribile seppur simpaticissimo Bart) quando gli mancano di rispetto. Ci sono anche spunti che fanno riflettere sui componenti della società di Springfield che troviamo in ogni città: rappresentanti della legge, del mondo della scuola, autorità che non brillano certo per onestà o competenza nel lavoro. Situazioni che purtroppo spesso riscontriamo anche nella nostra società.

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