Massmedia e Covid-19

Quale informazione è stata fornita in questi mesi? Leggiamo con attenzione i dati disponibili, relativi a Usa, Brasile e Italia…
Test rapido Covid (AP Photo/Esteban Felix)

In Psicologia viene data grande attenzione alla differenza tra il processo di percezione di dati e informazioni e quello di comprensione, inferenza o interpretazione degli stessi. È un luogo comune, oltre che un’esperienza diffusa, che la stessa realtà possa essere “letta” e interpretata in modi assai diversi. Tali differenze, che presentano spesso notevoli discrepanze, rimandano a fattori diversi di natura cognitiva ed emotiva, più o meno consapevoli.

Quando le motivazioni di tale “addomesticamento” della realtà percepita si presentano come intenzionali, entriamo nell’ambito della manipolazione e del plagio. Riguardo a tale processo di percezione e interpretazione dei dati c’è un aspetto che colpisce ‒ o, almeno, che dovrebbe colpire l’opinione pubblica ‒ riguardante i dati numerici e statistici ufficiali relativi all’attuale pandemia e la loro comprensione, interpretazione e diffusione da parte del mainstream, termine che per l’Enciclopedia Treccani sta a «indicare la corrente più tradizionale e anche più seguita dal grande pubblico».

Ebbene, nell’ascoltare le notizie che da circa cinque mesi i telegiornali e le trasmissioni di opinione offerti dalle maggiori emittenti televisive e da molti dei principali quotidiani, ho notato come la modalità di comunicazione dei dati non osservava le più comuni norme della statistica e della trasmissione dell’informazione. Pertanto, alcune settimane fa, ho cominciato a seguire con più attenzione l’andamento dei dati relativi al Covid-19, notando inoltre come tali dati venivano commentati dai notiziari e dai vari opinionisti sulle diverse reti TV e sui principali quotidiani.

A questo riguardo, ad esempio, in Psicologia della vendita si sa che, laddove si voglia aumentare l’impatto sul pubblico dell’annuncio di un saldo, questo verrà dato in termini assoluti o percentuali a seconda dell’importo dell’articolo in vendita. Per cui, se un oggetto di bigiotteria dal costo di due euro dovesse essere scontato di un euro, si presenterà lo sconto come un “saldo al 50%” (e non si parlerà di sconto di 1 euro!); ma se invece, si trattasse di scontare una Ferrari dal costo di 375.000 euro, la propaganda parlerà dello sconto in valore assoluto, ad esempio 5.000 euro e non si dirà mai di uno sconto dell’1,33%. Ripeto, si tratta di strategie di impatto sul pubblico in contesti di vendita in cui è prevedibile che si metta in atto questa modalità informativa.

La domanda è se gli stessi meccanismi possano essere legittimamente utilizzati dall’informazione verso l’opinione pubblica e nel caso a quali intenzionalità corrispondano; per dirla in altri termini, si tratta di capire che cosa ci si vuol “vendere”.

Anche questa mattina, 27 luglio 2020 (data a cui sono aggiornate le statistiche delle successive tabelle), ho sentito giornalisti dei principali media, emittenti televisive e quotidiani, ripetere di come l’Italia sia un Paese da prendere ad esempio, nel contrasto alla pandemia da Covid-19, e di quanto, di contro, tale situazione sia drammatica in USA e in Brasile.

Passo allora, fuor di metafora, a offrire alcuni dati in relazione alla “propaganda” mass-mediatica. Di seguito, offro tre semplici tabelle che presentano un raffronto rispettivamente in dati assoluti e in percentuale, considerando i tre diversi Paesi: gli Stati Uniti, il Brasile e l’Italia. Le tre tabelle permettono di ipotizzare delle risposte a tre diverse domande, rispettivamente:

  1. A) Qual è il Paese maggiormente colpito dal Covid, come rilevabile dalla percentuale di decessi attribuiti alla pandemia in relazione alla popolazione nazionale?
  2. B) Qual è il Paese che ha manifestato la migliore risposta al Covid-19, intesa come capacità di cura, rilevabile dall’indice di mortalità tra casi individuati e decessi?
  3. C) Qual è il Paese che ha mostrato la migliore capacità di screening del Covid-19, come indicato dalla percentuale di casi e di positivi individuati rispetto alla popolazione nazionale?

 

Chiaramente ho considerato unicamente la situazione riferita ai tre Paesi sopraindicati, considerato che, in relazione all’informazione massmediatica risulterebbero quello preso ad esempio nella gestione della pandemia (Italia) e quelli che, all’opposto, vengono indicati come caratterizzati dalla peggiore gestione nel fronteggiare il Covid-19.

Da una prima tabella, relativa a quanto i tre Paesi siano stati “colpiti” dalla pandemia, si evince che considerando i dati assoluti, gli USA risulterebbero maggiormente interessati con ben 146.788 decessi, seguiti dal Brasile con 87.004 morti. L’Italia, sembrerebbe il Paese, a livello di morti, meno colpito dal Covid-19, facendo registrare “solo” 35.107 decessi.

 

UsaBrasileItaliaNel Mondo
decessi146.78887.00435.107652.332
popolazione329.642.000210.983.00060.317.0007.800.817.000
percentuale0,044%0,041%0,058%0,008%

Tab. 1 – Qual è il Paese maggiormente colpito dal Covid?

 

Il problema è che dare dati in termini assoluti, in questo caso, è come dire che a New York muoiono più persone che a Poggibonsi, ridente comune della valle del Chianti che conta circa 29.00 abitanti contro gli oltre 8 milioni della Grande Mela! Dite la verità: non vi viene spontanea una domanda? Immagino la stessa che è venuta anche a me: ma statisticamente di quale percentuale di morti stiamo parlando in riferimento alla popolazione di ciascun Paese?

E “qui casca l’asino”: a livello percentuale, dato certamente più significativo a livello statistico rispetto a quello assoluto, abbiamo che il Paese meno colpito risulta, ad oggi, il Brasile (media 0,041 morti/abitante), quindi abbiamo gli USA (0,044 morti/abitante) e ‒ udite, udite ‒ l’Italia sarebbe il Paese che ha fatto registrare il maggior tasso di morti per abitante (0,058)!

In relazione a ciò, è difficile pensare che agenzie esperte nella comunicazione non abbiano valutato questo aspetto e scelto di comunicare in valori assoluti anziché in percentuale. A questo riguardo, come considerato al principio di questo mio scritto, la domanda riguarderà dunque l’intenzionalità, la motivazione sottesa a tale scelta, considerato che dobbiamo, come detto, escludere la non consapevolezza da parte di professionisti dell’informazione.

Tale discorso emerge ancor più chiaramente se si considera una seconda tabella, relativa a quale Paese sembra aver dato la migliore risposta nella cura dei contagiati, aspetto che rimanda al numero dei decessi in riferimento al numero dei casi totali. Ebbene anche in questo caso, non ci si dovrebbe far ingannare dal numero dei morti, bensì considerare quest’ultimo in relazione al numero di casi conclamati.

 

UsaBrasileItaliaNel Mondo
decessi146.78887.00435.107652.332
casi positivi4.222.8412.394.513246.11816.424.021
percentuale3,47%3,63%14,26%3,97%

Tab. 2 – Qual è il Paese con la migliore risposta al Covid?

 

In tal senso, mentre la percentuale di decessi in riferimento al totale dei casi individuati in USA e Brasile è rispettivamente del 3,47% e del 3,63%, in Italia tale percentuale sale incredibilmente al 14,26%. In Italia, cioè, ogni 100 positivi abbiamo oltre 14 morti, laddove negli altri due Paesi tale numero si ferma al di sotto dei quattro!

Infine, un altro dato interessante riguarda la capacità dei tre Paesi considerati di operare uno screening dei positivi tra la popolazione. La tabella seguente propone appunto i dati a questo riguardo.

 

UsaBrasileItaliaNel Mondo
casi positivi4.222.8412.394.513246.11816.424.021
popolazione329.642.000210.983.00060.317.0007.800.817.000
percentuale1,28%1,13%0,41%0,21%

Tab. 3 – Qual è il Paese con la migliore capacità di screening?

 

Anche in questo caso, è l’Italia ad offrire il dato meno rassicurante. Infatti, il numero di casi conclamati e di “positivi” individuati rappresenta solo lo 0,41% dell’intera popolazione, contro 1,28% e l’1,13% riportato rispettivamente da USA e Brasile. Tale dato conduce a due ipotesi: a) in Italia, il virus è meno diffuso ma, a questo punto, è risultato assai più mortale; b) l’organizzazione del nostro Paese si è mostrata meno efficiente nel rilevamento dei casi, per cui esiste un maggior numero di positivi non individuati e che rappresentano un fattore di contagio meno controllabile.

Certamente ci sarebbero tanti distinguo rispetto a queste cifre; ad esempio, sarebbe da discutere se i 35.107 decessi, presentati in Italia indistintamente come “con o per Covid”, siano tutti effettivamente dovuti alla pandemia. In tal senso, mi sono limitato a considerare i dati ufficiali, quelli stessi a cui fa riferimento l’informazione mainstream di cui sopra. Oppure, altri potrebbero obiettare circa la fondatezza dei numeri offerti dai Paesi considerati, ma se tale accusa “complottistica” dovesse valere per USA e Brasile, lo stesso rischio dovrebbe poter riguardare anche l’Italia.

Altri ritengono che le differenze potrebbero rimandare a fasi diverse della pandemia nei tre diversi Stati. A questo riguardo, va detto che certamente si tratta di contesti socio-culturali e climatici assai diversi, e che implicano il coinvolgimento di vari fattori intervenienti. D’altra parte, laddove, invece, si intenda far riferimento a fasi temporali, c’è da dire che i primi casi si sono avuti in Italia, in Brasile e in Usa rispettivamente il 21 febbraio, il 25 febbraio e il 20 gennaio del 2020.

Non aggiungo qui altre considerazioni. L’intento era semplicemente di far intravvedere come a partire dai dati, questi possano essere presentati in maniera suggestiva, per ottenere un diverso impatto sull’opinione pubblica. Mi astengo, d’altra parte, dal considerare qualsiasi ipotesi che possa spiegare come mai i dati vengano presentati in maniera tanto ambigua.

Lascio al singolo lettore la possibilità di fare le proprie ipotesi, a partire da una presentazione statisticamente più corretta e significativa, riprendendo un vecchio insegnamento scolastico per il quale non si possono sommare le centinaia, con le decine o con le unità… i numeri, se non messi al loro posto, possono confondere anziché chiarire.

 

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