Manipolazioni genetiche

Lo scienziato Ian Wilmut, “papà” della pecora Dolly, ha fatto una ricerca su molti animali clonati in giro per il mondo. Ha scoperto un quadro inquietante, che descrive così: “Dei cloni esaminati, il 77 per cento risultava sano alla nascita. La sorpresa viene però dai controlli sulla salute fatti qualche mese dopo. Alcuni vitelli sono diventati diabetici nell’arco di 8 mesi; altri, dopo un periodo variabile, tra 1 e 4 anni hanno cominciato a soffrire di problemi ai polmoni, cuore, fegato e linfonodi. Hanno inoltre contratto infezioni virali, batteriche, polmonari e osteoporosi. I problemi che presentano i cloni – conclude lo studioso – sono così generalizzati che c’è da chiedersi se ne esiste uno interamente normale. Nessuno dovrebbe neppure provare a clonare un bambino”. Pillola del giorno dopo In Argentina è stata vietata la produzione e la commercializzazione della “pillola del giorno dopo”. Il farmaco, “Imediat”, come si chiama per il chiaro riferimento al modo di usarlo e alla sua azione, è stato dichiarato un prodotto abortivo. Come tale, dunque, contrario alla Costituzione argentina. La sentenza presa dalla Corte suprema di giustizia della nazione, basandosi su una serie di pareri scientifici, ha riconosciuto che la vita umana (e la gravidanza) comincia non dall’impianto dell’embrione, ma dalla fecondazione. Ha ricordato, inoltre, che il diritto alla vita sin dal concepimento è sancito, non solo dalla Costituzione argentina, ma anche dalla Convenzione dell’Onu sui diritti del fanciullo, dal Patto di San José di Costarica, e dalla Corte interamericana dei diritti umani. Voglia di culla A New York, si prevedono per giugno e luglio tante culle piene. È presto per parlare di baby boom. Tuttavia, il Medical Center della New York University, a Manhattan, ha registrato un effettivo aumento delle gravidanze di almeno il 10 per cento, rispetto allo scorso anno. La tragedia dell’11 settembre, dicono gli esperti, ha riportato in primo piano nelle coppie, un progetto vago o continuamente rimandato. “Esse – commenta Silverstein, ginecologo di New York – hanno scoperto che la vita è breve e che, nell’incertezza, non conviene aspettare a fare qualcosa di importante”. Reddito minimo di inserimento Si è conclusa la sperimentazione, durata oltre tre anni, del “reddito minimo di inserimento”. Più di 34 mila nuclei familiari disagiati, di 39 comuni italiani, hanno beneficiato del sussidio, nato per contrastare l’indigenza e favorire il reinserimento sociale. risultati emersi nel Rapporto dell’Istituto di valutazione sono sostanzialmente positivi. 1718 famiglie sono uscite dal tunnel della povertà: adesso, non usufruiscono più dell’aiuto economico per “superamento della condizione di bisogno”; 37 mila persone sono impegnate in programmi di reinserimento sociale (in comunità terapeutiche, cooperative sociali, associazioni di volontariato); 900 persone, grazie a quel tipo di avviamento professionale, hanno trovato un’occupazione.

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