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Malattia, cura e cultura della gratuità

Il messaggio di papa Francesco per la XXVII Giornata Mondiale del Malato, che si celebrerà in modo solenne a Calcutta, in India, il prossimo 11 febbraio
AP Photo/Andrew Medichini

La vita è dono. E il dono è gratuito. Partendo da questa affermazione, papa Francesco sviluppa il Messaggio per la XXVII Giornata Mondiale del Malato, che quest’anno sarà celebrata in modo solenne in India l’11 febbraio. Proprio perché la vita è dono, non può essere posseduta né manipolata.

È l’invito a utilizzare la scienza medica, la biotecnologia a servizio dell’humanum e a non consentire mai che avvenga il contrario. «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10,8), sono le parole di Gesù ricordate dal papa ed è proprio partendo da questa affermazione – commenta Maria Laura Petrongari, Presidente del Centro di Aiuto alla Vita del Movimento per la Vita di Rieti – che si può considerare «la vita come proiezione dell’assoluto, del tutto. Dunque non disponibile, non manipolabile, intoccabile, ossia sacra. Frutto necessario di amore e non di asservimento. Sigillo di generatività: siamo figli e non schiavi. Liberi e dunque sacri a Dio per Sua disposizione. Ne consegue l’esigenza irrinunciabile per l’uomo della intangibilità del valore assoluto e supremo della vita».

Il dono è il paradigma che può sfidare l’individualismo, la cultura dello scarto e dell’indifferenza ed è in grado di costruire forme di cooperazione tra popoli e culture. Presupposto del dono, è il dialogo che «apre spazi relazionali di crescita e sviluppo umano capaci di rompere i consolidati schemi di esercizio di potere della società – dice papa Francesco. – Il donare non si identifica con l’azione del regalare perché può dirsi tale solo se è dare se stessi, non può ridursi a mero trasferimento di una proprietà o di qualche oggetto». Donare è, quindi, riconoscere l’altro, desiderare di stabilire con lui un legame, per questo «nel dono c’è il riflesso dell’amore di Dio, che culmina nell’incarnazione del Figlio Gesù e nella effusione dello Spirito Santo».

Ogni uomo è bisognoso – fin dalla nascita – dell’aiuto degli altri e, nel riconoscere tale condizione, si sente legato agli altri. «La promozione di una cultura di fraternità autentica – sottolinea Maria Laura Petrongari – è un’esigenza reale ed innata dell’uomo e degli organismi societari in generale, dato il bisogno di autoconservazione e di promozione evolutiva. Se da un lato infatti il singolo tende a trattenere per se stesso le risorse disponibili, dall’altro insorge la forza centrifuga della effusione da sè di tali risorse, una spinta che valorizza la condizione di reciprocità.

Al riguardo, donare solidarietà all’altro bisognoso di cura, favorisce l’incontro, la relazione che, lungi dal procurare deprivazione di risorse, nel lungo termine, genera vita e pacificazione: un valore aggiunto, il bene comune, per chi dona con compassione e misericordia. La cura dell’altro ‘in fragilità’ educa suscitando fraternità e cooperazione tra i singoli ed i popoli: un valore di interesse universale a garanzia del benessere comune».

Nel Messaggio per la giornata sono menzionati Madre Teresa di Calcutta e il Buon samaritano, icone dell’amore che gratuitamente si dona. Madre Teresa ha reso visibile l’amore di Dio per i poveri e i malati, attraverso “l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata”. Sul suo esempio, si aprono oggi “orizzonti di gioia e di speranza per l’umanità bisognosa di comprensione e di tenerezza, soprattutto per quanti soffrono”.

Papa Francesco ricorda, poi, il lavoro amorevole e disinteressato delle associazioni di volontariato, che incarnano la spiritualità del Buon Samaritano. Il volontariato comunica valori, comportamenti e stili di vita caratterizzati dalla gratuità del dono. «La cura dei malati, afferma il papa, ha bisogno di professionalità e di tenerezza, di gesti gratuiti, immediati e semplici come la carezza, attraverso i quali si fa sentire all’altro che è “caro”».

Un ambito speciale in cui la presenza dei volontari è espressione dell’attenzione della Chiesa, è quello della tutela dei diritti dei malati, soprattutto di coloro che sono affetti da patologie che richiedono cure speciali. I servizi di volontariato sono, infatti, di fondamentale importanza sia nelle strutture sanitarie che a domicilio, perché si occupano dell’assistenza sanitaria e del sostegno spirituale. In questo modo, sono segno della presenza della Chiesa nel mondo. «Il volontario è un amico disinteressato a cui si possono confidare pensieri ed emozioni; attraverso l’ascolto egli crea le condizioni per cui il malato, da passivo oggetto di cure, diventa soggetto attivo e protagonista di un rapporto di reciprocità, capace di recuperare la speranza, meglio disposto ad accettare le terapie».

La salute è relazionale, dichiara il papa, «dipende dall’interazione con gli altri e ha bisogno di fiducia, amicizia e solidarietà, è un bene che può essere goduto “in pieno” solo se condiviso». È urgente, quindi, promuovere una cultura della gratuità e della fraternità, per superare la cultura del profitto e dello scarto, per imparare «a vivere come fratelli e sorelle attenti ai bisogni gli uni degli altri, a saper donare con cuore generoso, a imparare la gioia del servizio disinteressato».

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