L’universalità di Jesus Castellano

Al Teresianum pomeriggio di personalità per la presentazione del libro postumo Il castello esteriore. Si scopre la vita dell'autore: il servizio alla Santa Sede, il rapporto con Chiara Lubich, la congregazione e gli studenti. In pdf la recensione apparsa su l'Osservatore romano del 4 luglio di Bruno Moriconi ocd
Castellano

Una persona affabile ed estremamente disponibile. Dietro quel grande sorriso che nascondeva timidamente c’era un uomo di cultura profonda ma anzitutto un uomo innamorato di Dio. Jesứs Castellano Cervera valenziano e carmelitano, scomparso nel 2005, era giunto nella Roma del 1960 all’età di 19 anni per studiare teologia al Teresianum. Di lui, del legame e del contibuto alla spiritualità di comunione di Chiara Lubich se n'è parlato alla "prima" del libro uscito postumo Il castello esteriore curato da Fabio Ciardi e avvenuta al Teresianum di Roma il 14 marzo, in concomitanza con il quarto anniversario di Chiara Lubich.

In molti coloro che hanno ricordato Castellano per il ruolo avuto nella Chiesa, nell’ordine carmelitano e nel Movimento dei focolari, ma anche stimato professore del Teresianum. Tra le molte personalità intervenute il nunzio apostolico di Panama Andrés Carrascosa Coso, il rappresentante della segreteria di Stato monsignor Luciano Suriani, Pedro M. Funes Diaz dalla Congregazione per la dottrina per la fede – dicastero per il quale Castellano è stato consultore –, e il presidente del Pontificio Consiglio della famiglia Card. Ennio Antonelli  Presidente.
 
La Chiesa
«Impressionante il numero di dicasteri del quale gradualmente viene chiamato ad essere consultore» ha ricordato ancora monsignor De Aviz. Otto in tutto dall’ ’83 al 2005, collaborando spesso con Giovanni Paolo II  per la preparazione di discorsi, documenti o testi per la liturgia, o ancora con il Cardinale Ratzinger nella Congregazione per la dottrina della fede. «Son contento di lavorare per la Chiesa e il Papa» aveva detto più volte.
«La spiritualità carmelitana era nel suo DNA, eppure lavorando per la Chiesa sapeva metter da parte anche quella» ha dichiarato uno dei relatori, il cardinale brasiliano João Braz de Aviz prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Una disponibilità totale quella di Castellano al punto che qualcuno ha affermato che non avesse più una propria spiritualità, ma che in lui si facesse largo la “spiritualità liturgica”, la “spiritualità della Chiesa”.

Chiara
«Forse questa capacità di farsi uno con tutti gli veniva soprattutto dal rapporto con il Movimento dei focolari» ha detto Santino Bisignano. «Nel rapporto stretto e costante con Chiara Lubich e con la sua spiritualità egli ha trovato alimento per la vita spirituale, motivazione per coltivare i rapporti di comunione con tutti gli ambienti e vocazioni ecclesiali». L’insegnamento di Giovanni della Croce e Teresa d’Avila, unito alla conoscenza prima e all'accoglienza poi della spiritualità del Movimento dei focolari  era stato fondamentale per comprendere il peso teolgico de  «il "castello esteriore" che Chiara Lubich aveva coniato riprendendo l'espressione della fondatrice delle carmelitane scalze. Se Teresa d'Avila parlava di castello interiore, la Lubich vedeva la realizzazione della sua spiritualità all'estero, alla mistica comunitaria» ha ricordato Bruno Moriconi.
 
Gli studenti
Ma Castellano rimane ancora nell'affetto di tanti suoi studenti del Teresianum, dov'è stato preside per trent'anni. «Eri ponte, trasparenza di Dio» ha scritto una delle sue studentesse in una lettera. Il suo ricordo è esempio per tanti quanti l'hanno conosciuto, tra cui un vescovo: «Non ha mai perso la propria identità, anzi l’ha ritrovata a donata a tutti, senza distinzioni di sorta. Anche stasera».

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