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Persona e famiglia > Famiglia

L’unità dei popoli non è utopia

di Vittorio Citterich

- Fonte: Città Nuova

Ad un anno dalla scomparsa del giornalista Vittorio Citterich pubblichiamo uno scritto inedito dedicato a  Giorgio La Pira, il sindaco di Firenze che invitato a Mosca da Kruscev iniziò una politica di dialogo con l'ex Unione sovietica già nel 1959

Giorgio La Pira

Ad un anno dalla morte del giornalista Rai Vittorio Citterich, avvenuta a Roma il 2 agosto 2011, abbiamo ricevuto dal Centro internazionale Giorgio La Pira di Firenze, un suo scritto inedito. Vicedirettore di Rai 1 e corrispondente da Mosca negli anni della guerra fredda, Citterich aveva seguito La Pira nel suo viaggio al Cremlino. Nikita Kruscev aveva invitato il sindaco di Firenze ad esporgli il suo progetto di dialogo tra i primi cittadini delle principali città del mondo. Lasciamo alla penna e al ricordo di un testimone la descrizione vivida di quegli episodi: facciamo memoria in questo modo della professionalità e dell’umanità di questo giornalista.  

"Palazzo Vecchio, sede del Comune di Firenze, prendeva iniziative internazionali che si diffondevano nel mondo, a partire dal 1951. Con un sindaco come La Pira era diventato la sede della fantasia al potere.
 
"Con i “Colloqui mediterranei”, i tradizionali convegni per la pace e la civiltà cristiana che già superavano il conflitto Est-Ovest, ci si impegnava nel superamento delle guerre Nord-Sud, come il conflitto arabo-israeliano. Il Mediterraneo, come un grande Lago di Tiberiade, doveva unire e non separare le due sponde dei popoli e delle civiltà che si affacciano sulle sue rive, alla ricerca della pace di Abramo. Popoli, attraversati nei secoli da guerre e divisioni, che vanno ricongiunti con la pace di Abramo. Ebrei, cristiani e musulmani. Perché Abramo? Perché è il padre comune afflitto dal dissidio storico e culturale della sua discendenza.
 
"Già nei convegni per la pace e la civiltà cristiana La Pira era riuscito a dirimere lo scontro Est-Ovest, i popoli della Russia e i popoli dell’Occidente. Ora si trattava di fare un ponte di pace tra gli arabi e gli israeliani, con l'iniziativa e la mediazione dei popoli cristiani dell'Europa. A Firenze, per ammirare Palazzo Vecchio, il campanile di Giotto e i ponti sull'Arno vengono tutti. Persino Hitler, che ha distrutto mezza città e i suoi ponti, volle venire a visitare le bellezze fiorentine, ma ordinò di risparmiare il Ponte Vecchio quando i nazisti distrussero uno dei suoi pilastri, il meraviglioso quartiere di Por Santa Maria. Ma quando Hitler nel 1938 venne a Firenze l'arcivescovo cardinale Elia Dalla Costa gli chiuse in faccia le porte del Battistero… È arrivato un uomo con la croce uncinata che non è la Croce di Cristo! Era infatti l’uomo, il nazista, che intendeva poter calpestare il più antico ponte fiorentino…
 
"Per i suoi progetti di unità dei popoli La Pira ha sempre cercato interlocutori che capissero le sue iniziative. In Russia Nikita Krusciov, che aveva appena abbattuto il muro dello stalinismo. Sarà un giorno felice per tutto il mondo, il giorno in cui la Russia, liberandosi dalle scorie antistoriche dello stalinismo, libererà il suo popolo da questa schiavitù ritornando allo splendore della sua antica tradizione cristiana. Per questo, nel primo viaggio di La Pira a Mosca (15 agosto 1959), prima di accettare l’invito del Soviet Supremo al Cremlino impose agli ospitanti il suo diverso programma. «Prima devo andare a messa nella parrocchia cattolica di San Luigi, poi nel santuario ortodosso di San Sergio dove Andrei Rubliov, un pittore analogo al Beato Angelico di Firenze, ha dipinto splendidi affreschi con Cristo, la Madonna e i Santi. Sapete, cari compagni e confratelli, esiste anche una politica della bellezza! Così, attraverso questo itinerario fatto di chiese, santuari e preghiere costruiremo un ponte di preghiera e di pace».
 
"Nella prospettiva di La Pira, la più forte unità dei popoli di Oriente e di Occidente, doveva diventare un grande progetto, e una ancora più forte unità di coscienza religiosa. Di questo progetto, la realizzazione storica concreta è il Concilio ecumenico indetto da papa Giovanni e portato a compimento da Paolo VI Montini, l’amico autorevole nella Chiesa sin dai loro anni giovani. Anche il primo viaggio di La Pira a Mosca rientrava in questo progetto ecumenico di unità religiosa dei popoli.
 
"Il professore volle visitare il Museo dell'ateismo di Leningrado, l'antica San Pietroburgo. Gli accompagnatori recalcitravano. «Non ne vale la pena, professore, è un'opera di propaganda ateista». «Ma io la voglio vedere, per poter giudicare il livello della vostra propaganda». All'ingresso del museo c'era una splendida icona della Madonna di Kazàn con la dicitura "Elemento della propaganda di superstizione religiosa durante il regime reazionario zarista abolito dalla Rivoluzione Bolscevica". Ci portavano le scolaresche.
Però una vecchietta, al cospetto della sacra icona, si fece quel giorno un triplice segno di croce. La Pira fece altrettanto con devozione e baciò l'icona. «Chi è questo straniero che bacia l'icona mentre voi, compagni, ve ne state fermi e impalati con le mani in tasca?». «È il sindaco di Firenze».
 
«E voi, compagni, non vi vergognate! Prendete lezione da uno straniero!». Allora per la prima volta La Pira parlò della teologia delle vecchine. E mi rimproverò persino. Si parlava delle chiese che erano sempre piene. «Ma sono tutte vecchine, professore!»; «Dovresti studiare la teologia delle vecchine. Se non ci fossero loro, a pregare con la candelina accesa, dove potrebbe trovare la nuova generazione il fuoco cristiano di cui si incendierà certamente domani?». Così il professore ha pregato e lavorato per l'unità dei popoli. D'Occidente e d'Oriente, del Nord e del Sud. Così come aveva previsto prima dell'elezione di papa Roncalli. Sarà il papa d'Occidente e d'Oriente, del Nord e del Sud. E tutti richiamerà all'unità di Cristo. Come nei suoi convegni per la pace Est-Ovest e nei “Colloqui mediterranei per la pace Nord-Sud”.
       
 

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