L’India e i cambiamenti

Il mondo è cambiato e si affacciano sulla scena globale potenze emergenti (o già "emerse").
Immagine dall'India

Le vicende nelle quali è venuta alla ribalta l'India devono essere inquadrate in un contesto più ampio di quello delle relazioni tra Roma a New Delhi. In effetti, il mondo è cambiato e si affacciano sulla scena globale potenze emergenti (o già "emerse") come appunto India, Cina, Brasile, Sudafrica. Questo fenomeno ha fatto parlare di un nuovo "multipolarismo", cioè il manifestarsi di centri di potere che decretano la fine, almeno per alcuni aspetti, della lunga egemonia degli Stati Uniti dopo la caduta del muro di Berlino (in questo numero, vedi anche l'articolo a cura di Carlo Cefaloni "Il posto degli Usa nel nuovo secolo").
Una cosa buona, si direbbe; e per molti versi questo nuovo "concerto" mondiale ha elementi positivi. Con qualche avvertenza, tuttavia: e cioè che il multipolarismo rischia di dar vita a nuovi motivi di frizione e di competizione tra gli Stati. Non ci sono ricette facili per risolvere questo nodo; o meglio, ce n'è una ma difficile da realizzare. Si tratta di riportare questo dinamismo a livello di nuove potenze nell'ambito delle istituzioni internazionali, come ad esempio l'Onu. Occorre trasformare il multipolarismo in "multilaterismo", cioè rendere più disciplinato il ribollire del cambiamento a livello globale. In una parola, abbiamo bisogno di più istituzioni che regolino i rapporti tra gli Stati e rendano più agevole la transizione dal vecchio al nuovo ordine. Spesso le reazioni delle potenze emergenti dinanzi alle situazioni critiche consistono nel riaffermare la loro sovranità rispetto ad un'indistinta "comunità internazionale".
Il fatto è che le istituzioni internazionali non rispecchiano i cambiamenti già avvenuti nella "costituzione materiale" del mondo. Questa circostanza crea incomprensioni e la tentazione del "fai da te". Abbiamo istituzioni incomplete, asimmetriche, non pienamente rappresentative, d'accordo; ma sono le uniche che abbiamo. Tentiamo di riformarle, ma teniamocele strette. Le due guerre mondiali dicono che, quando le istituzioni internazionali cedono o sono deboli, c'è il rischio che sia tutto un sistema a franare. In fondo, nella politica internazionale vale per tutti una buona regola: preferire sempre al diritto del più forte la forza del diritto.

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