Libertà religiosa. Cattolici sotto pressione

LIBERTÀ RELIGIOSA CATTOLICI SOTTO PRESSIONE Dopo i tragici attentati dell’11 settembre, crescono nel mondo il dialogo e la sensibilità al rispetto e alla tolleranza religiosa. Aumentano gli incontri interreligiosi e gli appelli congiunti per la pace. Ma ci sono ancora paesi come il Sudan e lo Yemen dove la conversione al cattolicesimo può costare la vita; altri, come la Cina o il Vietnam, dove l’attività dei cristiani è severamente controllata dalle autorità e prevede repressioni durissime in caso di violazione delle norme. È quanto si legge nel Rapporto 2002 sulla libertà religiosa presentato dalla sezione italiana dell’Aiuto alla chiesa che soffre che come ogni anno documenta in modo puntuale la situazione dei cristiani in tutti i paesi del mondo. Il Rapporto è ricco di dati e notizie e fotografa una situazione con molte ombre e problemi irrisolti: persecuzioni, stragi, repressioni, ostacoli di natura legislativa e burocratica. L’espandersi del fanatismo religioso in paesi come l’India, lo Sri Lanka o il Nepal crea difficoltà di convivenza con i culti di minoranza. La guerra civile o gli scontri etnici in atto in Colombia, Sudan e Ruanda fanno invece registrare uccisioni di missionari e stragi di appartenenti a comunità religiose diverse. C’è poi l’area comunista dei paesi come la Cina, il Vietnam, la Corea del Nord dove gli spazi di culto sono tollerati ma sottoposti a condizioni di controllo strettissimo da parte delle autorità statali che di fatto impediscono ogni libera iniziativa ed attività delle chiese. Nell’area dei paesi islamici, si va da situazioni estreme come quelle già citate, dove la conversione al cristianesimo può comportare la pena di morte, ad altre come in Arabia Saudita dove è proibito costruire chiese e i cittadini non islamici subiscono ogni sorta di discriminazione. Per la fede, infine, si continua a morire: lo scorso anno, 34 persone sono state uccise o hanno perso la vita per causa violenta. Molti di essi sono religiosi, ma non mancano nell’elenco sacerdoti diocesani e volontari laici. TERRA SANTA I ragazzi chiedono pace Colpiti dai continui episodi di sangue in Terra Santa, alla fine hanno deciso di prendere carta e penna e di scrivere una lettera alle ambasciate presso la Santa Sede di Israele, Stati Uniti e alla delegazione palestinese per chiedere spiegazioni sul perché “di tanta violenza nei Luoghi di Gesù “. Sono i ragazzi della parrocchia Sant’Albina di Scauri (Latina). Il primo a rispondere è stata l’ambasciata di Israele. “Sono rimasto profondamente colpito – scrive Zvi Tal, consigliere dell’ambasciatore, al parroco – da quanto i ragazzi abbiano preso a cuore le sorti di una terra e di un popolo distante e diverso e di quanto risoluzione e determinazione vi sia nelle loro parole e nei loro pensieri. Ci conforta che tanti cristiani preferiscano costruire ponti e andare oltre le mura delle apparenti diversità e del pregiudizio”. GIORNATA DELLA PACE “Pacem in terris: impegno permanente” Lo stato di pace nel mondo è precario. Per questo è necessario promuovere ad ogni livello i valori fondamentali della verità, della giustizia e della libertà indicati nella enciclica Pacem in terris. Parte da questa considerazione il messaggio del papa per la 36ª Giornata mondiale della pace che si celebrerà il 1° gennaio 2003. Prendendo spunto dall’enciclica di Giovanni XXIII, il messaggio rivolgerà un appello per un nuovo e coraggioso impegno in favore della pace. La scelta della Pacem in terris non è casuale: ricorrono quest’anno i 40 anni dalla pubblicazione di questa enciclica che ebbe un peso significativo nei rapporti tra Stati Uniti e Unione Sovietica nel pieno della guerra fredda. “La Pacem in terris – ricorda la Santa Sede – è stata la prima enciclica in cui un pontefice si rivolgeva non soltanto ai credenti ma a tutti gli uomini di buona volontà “.

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