L’arrivederci di Mario

Se n’è andato tragicamente Monicelli, l’inventore della commedia all’italiana.
Mario Monicelli
Dopo Luigi Comencini e Dino Risi, se n’è andato anche l’ultimo della triade, uno dei padri incontrastati della commedia all’italiana: più che un genere, un fenomeno irripetibile, non da esportazione (neppure Louis Malle c’è riuscito) né dispensatore di lasciti, perché la “comalit” (gli americani sono riusciti a contrarre anche quest’espressione) non ha eredi.  

 

Carattere fermo e deciso come tutti i toscani di mare (era nato a Viareggio), risoluto nelle scelte fino al puntiglio, non aveva accettato il male e rifiutava di condividerlo. Potrà sembrare un paradosso, ma più che rivolto contro sé stesso, il suo gesto disperato sembra non aver voluto dare soddisfazione al tumore che lo stava divorando. Un’ultima beffa, in cui confluiscono dramma estremo e zingarata sacrificale, feroce ironia e senso di un amaro destino in cui si riflette anche il suo ostinato individualismo e la disperata solitudine dalla quale non riusciva a liberarsi.

 

Il suo cinema altro non era se non la proiezione di questo spirito balzachiano (lo scrittore che Monicelli prediligeva) del quale si era nutrito fino ad assorbirne quelle componenti narrative che, oltre al suo mondo poetico, avevano permeato il suo linguaggio. I ladruncoli pasticcioni de I soliti ignoti, i due marmittoni scansafatiche e sbruffoni de La grande guerra, gli sgangherati guerrieri dell’Armata Bracaleone, gli eterni goliardi di Amici miei, il nobilastro romano che avverte la fine del suo mondo ne Il marchese del Grillo non son forse i protagonisti della “commedia umana”?

 

Mario Monicelli aveva accompagnato gli italiani lungo i sentieri della loro storia, dal Medioevo a oggi passando per le prime lotte operaie nella Torino dei Compagni, ritraendoli con cinismo e derisione soltanto in apparenza, in realtà con una grande pietas che sfumava in un dolore composto e dignitosamente trattenuto. Gli piacevano le sfide. Aveva strappato a Totò la maschera della macchietta ridimensionandolo a personaggio in Guardie e ladri e Totò e Carolina, aveva inventato Alberto Sordi tragico (Un borghese piccolo piccolo), Vittorio Gassman comico e così Monica Vitti (La ragazza con la pistola). E sempre per sfida a 85 anni se ne era andato a vivere da solo. Per non smentire sé stesso e la sua fama coriacea di toscano di mare.

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