L’appello del Family day: no alla legge Cirinnà

I partecipanti, giunti a Roma da tutta l'Italia, hanno affollato il Circo Massimo per ribadire che la famiglia va tutelata e per dire no ai matrimoni e alle adozioni per persone dello stesso sesso
Al Circo Massimo per il Family Day

Il Circo Massimo è gremito di famiglie: padri, madri, nonni, figli e nipoti, carrozzine di piccoli e di adulti. Tutti si sono ritrovati per dire il loro no all'approvazione del disegno di legge Cirinnà che riconosce, tra gli altri, diritti civili alle unioni di fatto anche tra coppie omosessuali, e lo stepchild adoption, cioé la possibilità di adottare il figlio del proprio compagno/compagna anche per le coppie gay.

 

I partecipanti al Family Day sono arrivati da tutte le regioni e con diversi mezzi: autobus, macchine, treno. Un gruppo di diciottenni è di La Spezia. «Siamo qui con altre persone della parrocchia e senza i nostri genitori – dicono quasi in coro i sei ragazzi –. Io sono qui per testimoniare quello che mi ha insegnato la mia famiglia – racconta Mikael –: la coppia è quella formata da maschio e femmina. Sarei anche favorevole alle unioni civili degli omosessuali, ma non devono poter adottare». Totalmente contraria è la sua amica Benedetta: «No nemmeno quello, perché è ovvio che poi vorrebbero adottare ed essendo sposati sarebbe un loro diritto».

 

Dal palco intanto sono diversi gli interventi che si alternano tra canzoni e testimonianze di famiglie tradizionali. Tra i tanti adulti che affollano le strade attorno al Circo Massimo, altri giovani raccontano il loro viaggio e perché partecipano. C'è Paola ad esempio con i suoi due amici entrambi di nome Stefano, tutti quattordicenni di Brescia. «No all'equiparazione delle unioni tra gay al matrimonio, no alle adozioni per gli omosessuali e no all'utero in affitto. Sono i nostri tre obiettivi – dice Paola che aggiunge –: c'è una disinformazione che fa comodo, non si vuole raccontare quello che davvero si dice qui oggi». Con i loro 4 figli di età compresa tra i 5 e i 14 anni, c'è poi una famiglia romana che non ha fatto molta strada per ritrovarsi al Family Day. «Stiamo qui per difendere i bambini, per i nostri diritti perché si vuole andare contro natura – racconta la signora –. Non possiamo accettarlo e se continua così sono certa che succederà qualcosa. Dio prenderà provvedimenti come quando si è scagliato contro Sodoma e Gomorra».

 

Paolo e Matteo sono due giovani cagliaritani, Matteo vive già da qualche anno a Roma per lavoro, il suo amico Paolo lo ha raggiunto per l'occasione. «Sto ancora cercando di capire esattamente le posizioni di chi è contro e di chi è favorevole – spiega Matteo –. Sto leggendo sul cellulare cosa vuole la legge. Personalmente sono per i diritti civili alle coppie omosessuali, non mi importa perché se si sposano non ci sono effetti negativi sulla vita degli altri. Sulle adozioni invece vorrei saperne di più prima di prendere una posizione precisa. Si parla poco e male di questo, mi piacerebbe sentire degli esperti e storie vere e concrete di famiglie omosessuali con bambini. Vorrei ascoltare le loro storie». Contrario su tutta la linea invece è Paolo: «Per me la famiglia è quella dove ci sono madre, padre e figli. Niente matrimoni per le persone dello stesso sesso e soprattutto niente adozioni».

 

Sul finire della manifestazione, dal palco gli organizzatori ricordano che la famiglia tradizionale voluta da Dio è quella tra uomo e donna dai quali nascono figli. «Noi da ora in poi seguiremo minuto per minuto l’iter del disegno di legge e da questa piazza diciamo ai politici che verificheremo chi oggi ci ascolta e chi invece prende il nostro messaggio e lo mette sotto i tacchi – si sente dal microfono del palco –. Se è vero che le elezioni sono il momento in cui possiamo esprimere quello che vogliamo come cittadini, ricordatevi chi oggi vi ascolta e chi invece vi oscura».

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