La sofferenza

Mio padre è malato gravemente. Non so se dirlo ai miei bambini perché temo che si spaventino, tuttavia prima o poi se ne accorgeranno vedendo deperire il suo aspetto fisico. Mi darebbe qualche consiglio per come comportarmi con loro?. Rosa – Viterbo Le sono vicino col pensiero e con la preghiera per quanto riguarda la malattia di suo padre e la ringrazio della domanda che mi dà lo spunto per parlare della sofferenza e di come i bambini la vivono quando la incontrano nelle persone a loro care. Esistono due tipi di sofferenza: quella che noi procuriamo agli altri e quella che fa parte della vita. Per quanto riguarda la prima, occorre che cerchiamo il più possibile di riparare, se avessimo procurato un dispiacere a qualcuno, chiedendo scusa e cercando di recuperare il rapporto d’amicizia che po- trebbe essersi interrotto a causa nostra. È importante insegnare a chiedere scusa anche ai bambini e ciò si fa innanzitutto attraverso la nostra testimonianza. Per quanto riguarda la sofferenza che è data dalla natura, se ne può parlare ai bambini quando si presenta l’occasione opportuna. Anzi, direi che è importante non nascondere loro il dolore. Ciò li aiuterà ad affrontare meglio la vita e comprendere i valori dell’esistenza. Bisogna semplicemente dire la verità con poche parole, ma sempre piene di speranza.Nel suo caso, per esempio, può dire ai suoi figli: Sapete, il nonno è molto ammalato e il corpo quando si è molto ammalati, può dimagrire. Possiamo pregare per lui e andare a trovarlo e cercare di farlo contento. Sono sicuro che i bambini capiranno e che vivranno con generosità e solennità le visite al nonno. La parola è uno strumento importante, da sfruttare bene. Essa spiega, sostiene, consente di affrontare ed elaborare le esperienze più dolorose. Non bisogna aver paura che i bambini soffrano, o che non capiscano, ma bisogna accompagnarli nel vivere il dolore e aiutarli a scorgere il valore delle persone che soffrono. Penso che molti lettori abbiano sperimentato la ricchezza della persona di Giovanni Paolo II nell’ultimo periodo della sua vita. Vecchio e malato, alza la mano tremante per dare la benedizione, la voce non c’è più e il respiro affannoso spegne le parole. Tuttavia sereno e attento alle necessità del presente insegna con umiltà che il dolore vissuto fino in fondo si trasforma nella misura più grande dell’amore. acetiezio@iol.it

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