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La “signora maestra”

Gli abitanti di Carpi, grosso centro in provincia di Modena, sono laboriosi ma sempre più indaffarati in un’attività, la maglieria, oggi sottoposta a molta concorrenza e che esige continua creatività. Indaffarati sì ma costretti a fermarsi davanti a persone che hanno segnato in profondità la storia di questa città e che ritornano in luce con straordinaria evidenza. È stato così per Marianna Saltini, qui la chiamano ancora mamma Nina, che già nell’anteguerra aveva creato una casa d’accoglienza per bimbe abbandonate; ne ha aiutate oltre 1500 a farsi una famiglia propria. Mamma Nina è prossima – si spera – ad essere dichiarata beata. Sorpresa dei carpigiani anche davanti all’apertura del processo di beatificazione di Odoardo Focherini morto in campo di concentramento, per aver messo in salvo decine di ebrei durante l’ultimo conflitto. In questi ultimi mesi è ritornata sotto i riflettori la vicenda di Albertina Violi Zirondoli, morta una trentina d’anni fa, ma straordinariamente viva fra la gente. Infatti, anche per la signora maestra, così è chiamata Albertina, è iniziata una causa di beatificazione. Chi era Albertina? Rosanna Zelocchi appartiene ad una famiglia che ha ricevuto molto da questa donna: È grazie all’associazione che porta il nome di Albertina se a Carpi ritorna alla luce una storia meravigliosa, una storia di santità. Questa persona è stata per me un’importante guida spirituale; e continua: Ha accolto in casa sua Luca, un mio piccolo nipote gravemente ammalato, perché i suoi genitori non potevano accudirlo. Non aveva legami di parentela, eppure si è offerta spontaneamente; e questo fino alla sua morte. Rosanna disarma con le sue certezze: Chi conosce Albertina riceve una grazia; ho consegnato la sua biografia ad una mia amica che voleva lasciare la famiglia. Letto il libro, ha deciso di voler ricominciare nonostante le difficoltà; dice di aver ricevuto una forza nuova. Una nuova beata per la città di Carpi? Lo scorso 14 luglio nella cripta del duomo di Fiesole è avvenuta l’apertura ufficiale dell’indagine. Sono particolarmente contento d’iniziare la causa di una donna, sposa e madre per di più di un sacerdote, e poi consacrata nel focolare, così diceva il vescovo del luogo mons. Luciano Giovanetti; in autunno si farà una solenne celebrazione davanti ad una folla. Così è stato. Il 5 novembre la chiesa di Loppiano accoglie oltre un migliaio di persone, provenienti da Carpi, Rimini, La Spezia, Roma e Castelli Romani, che trascorrono due ore nell’incanto delle cose di Dio: Giorni come questi sono un regalo alla nostra fatica di voler essere credenti coerenti, afferma una giovane. Ed un’altra: Sono rimasta toccata nel vedere un modello di santità a cui ciascuno di noi può tendere. I primi minuti di questa singolare assemblea sono dedicati a conoscere la vita e le virtù di Albertina: un testo alto redatto dalla postulatrice della causa dr.ssa Muccicone. Virtù cristiane sperimentate di persona da Paola Stradi, responsabile del Gen Verde, che racconta il suo incontro con la maestra di Carpi: Ho ricevuto da lei un invito che non ho accolto, ma nell’anima era rimasto il ricordo di quel viso e di quello sguardo. Quando, anni dopo, mi sono trovata in un momento di grave difficoltà, di minaccia, sono andata a Carpi a cercarla, senza sapere né il nome né l’indirizzo. Ho descritto questo viso e mi stata indicata una via ed un numero. Ad aprirmi era proprio lei. Provvidenza di Dio, pensiamo, ma anche la costatazione che Albertina si prodigava per tanti e per questo era molto conosciuta. Continua il racconto di Paola: Ho trovato una guida sicura in Albertina ma quando, già certa della mia strada e della mia vocazione, avrei voluto incontrarla per ringraziarla, lei si era messa da parte, era scomparsa dal mio cammino. Anche questa è una pennellata di luce vivissima, di santità. In modo inatteso don Alfredo, figlio di Albertina, è invitato a raccontare di lei: Si è sposata davanti all’altare della Madonna in duomo a Carpi e le ha promesso che se fosse nato un figlio l’avrebbe donato a lei. Questa volta gli applausi scoppiano e si prolungano. L’offerta del dono è stata accolta: Alfredo è focolarino e sacerdote. Due vescovi con una trentina di sacerdoti celebrano la messa. Il saluto è di mons. Giovanetti che ha il viso segnato dalla gioia. Parla di cielo dove si canta perennemente la santità di Dio unito ad una terra dove oggi si guarda alla santità di Dio sfavillante in una persona. Siamo accolti da ospite divino fattosi presente nell’assemblea, Gesù stesso. Mons. Tinti, vescovo di Carpi, guarda delle scelta di questa donna: Albertina è una pagina vivente del Vangelo; una persona che ha vissuto sempre, con coerenza, la scelta di Cristo come suo unico Signore… facendo capire che la fede in Cristo non è cosa teorica, intellettuale, ma è vita, è luce e forza che trasforma la mente e il cuore. Le sue parole calano sul silenzio di un popolo convinto, affascinato. Chiara Lubich, che accogliendo Albertina in focolare le aveva affidato questa parola del Vangelo: Portate gli uni i pesi degli altri, è presente con un suo messaggio: Che questa santità possa essere di aiuto a tanti. Sulla via del ritorno c’è una gioia insolita, mentre ascolto commenti come questi: La santità mi è passata accanto; ora è più vicina, possibile anche a me. Ecco il dono che riceviamo da Albertina: vivere con eroicità d’amore anche la più semplice vicenda quotidiana. I santi parlano all’anima con una voce che più non si spegne e tracciano ricami di luce indelebile nelle persone che li hanno incontrati in vita o li incontrano poi sul loro cammino. UNA VITA PER GLI ALTRI Nata a Carpi (Mo), Albertina Violi sposò a 23 anni Livio Zirondoli e fu madre di Alfredo, che divenne medico e sacerdote. Molto conosciuta per la sua attività di insegnante, professione che esercitò pubblicamente e privatamente fino all’età di settant’anni, manifestò una grande capacità di educare alla libertà per cui fu chiamata da molti la signora maestra. Negli anni della Seconda guerra mondiale e del primo dopoguerra si dedicò instancabilmente ad opere di assistenza, in particolare alla promozione spirituale delle giovani donne procurando loro una formazione, una cultura e un lavoro. L’incontro negli anni Cinquanta col Movimento dei focolari aprì una nuova dimensione spirituale e pratica alla sua vita già incentrata sul Vangelo. Suscitò vocazioni sostenendo molti fino alla consacrazione totale, insegnò con la sua vita a trasformare il dolore in amore e diede l’esempio di come si ama. Morì a Roma, dopo mesi di sofferenze fisiche e morali, confortata dalla presenza di Chiara Lubich che fu testimone della sua consacrazione a Dio nell’Opera da lei fondata. Riposa nel camposanto della cittadella di Loppiano.

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