La chiamano «la Regola di Platino». Tutti conoscono la grandezza della Regola d’Oro (“fai all’altro quello che vorresti fosse fatto a te”) e proprio da questa nasce quella che può esserne un’evoluzione persino più universale: “sforzati di capire che cosa l’altro vorrebbe che fosse fatto a lui: e di conseguenza agisci”.
Forse proprio qui possiamo riconoscere una delle forme più autentiche dell’amore: incontrarci da pari a pari, ciascuno con le proprie forze e le proprie fragilità, in un rapporto di reciprocità e di rispetto, riconoscendo il valore e la dignità di ogni vita anche nei contesti più difficili. Si tratta di guardare con attenzione chi ci sta accanto, senza ignorarlo.
«Il vero amore del prossimo – afferma Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari – non opera alcun male». Infatti, se amiamo, evitiamo ogni forma di male, sia verso noi stessi sia verso i nostri fratelli e le nostre sorelle. Il primo passo per amare il prossimo è, appunto, non fargli del male. Ma per arrivare ad amare pienamente è necessario essere creativi nell’amore: papa Francesco ci ricordava che non basta non fare il male al prossimo, ma occorre scegliere di fare il bene, cogliendo tutte le occasioni che si presentano.
Lo sappiamo, nessuno di noi può dare ciò che non ha e solo riconoscendo di essere stati prima di tutto amati possiamo liberare con pienezza i nostri doni verso gli altri. Come vivere, allora, questa Idea del Mese? Rimettiamo l’amore al centro della nostra vita. Amiamo gli altri concretamente, con creatività e fantasia e soprattutto con un ascolto profondo, che viene “da dentro”, dal cuore.
Doris, una giovane della Scozia, ci racconta: «Durante le nostre visite regolari a un rifugio per senzatetto, entro in un mondo molto diverso dal mio. So che non conta tanto ciò che provo, ma conta amare. Un giorno un uomo con una profonda tristezza sul volto mi ha confidato che si sentiva pronto a farla finita, che voleva morire. Mi sono semplicemente messa ad ascoltarlo, poi abbiamo condiviso un panino e un caffè. Ed ho capito che ascoltare ed essere presente era già un modo per dimostrare amore. Quando è arrivato il momento di andare, mi ha abbracciato forte e mi ha sorriso, dicendo che quello che stavamo facendo era molto importante, non solo per lui, ma per tutti quelli che erano lì. Ho sentito l’incredibile forza dell’amore. Forse non l’ho “salvato”, ma la sua gratitudine mi ha riempito di gioia, e già questo, di per sé, è molto potente».