La posta del direttore

RISCOPERTA CULTURALE E IMPEGNO SOCIALE La pubblicazione del Compendio della dottrina sociale della chiesa ha suscitato in me l’interesse di vedere organizzato in modo sistematico il pensiero della chiesa sulle tematiche fondamentali della vita sociale. Si tratta di un volume di 319 pagine più gli indici che rendono tutta la materia facilmente fruibile. Nella prima parte vi si trovano enunciati e trattati i diritti ed i princìpi fondamentali mentre nella seconda si parla della famiglia, del lavoro, della vita economica, della vita politica, della comunità internazionale, dell’ambiente e della promozione della pace. Per dirla con le parole del papa Leone XIII, la chiesa vuole affermare la parola che le spetta sulle problematiche sociali.Traccia così un sentiero per i cattolici con cui confrontarsi ed a cui fare riferimento per poter maturare ed affermare una cultura nostra e per indirizzare in modo corretto ed inequivoco il nostro impegno sociale. Nel contesto in cui ci troviamo avverto però l’esigenza non tanto di una riscoperta culturale autenticamente cristiana quanto di un rinnovato impegno sociale dei cattolici, tale da incidere profondamente nella vita sociale nazionale ed internazionale. Cosa ne pensa, signor direttore?. Domenico Mancinelli Roma Penso che la riscoperta culturale non sia da mettere in alternativa, ma a base dell’impegno sociale dei cattolici. Del Compendio abbiamo parlato già su Città nuova nel n. 21 del 2004. E, per un approfondimento in proposito, segnalo Economia e civiltà secondo la dottrina sociale cristiana, di Antonio M. Baggio, edito in 2 volumi, 4 dvd e 4 guide didattiche (vedi Città nuova n. 3, pag. 83). APROPOSITO DEL PRO-FUMO DI SANTITÀ In questi anni ho visto moltiplicarsi le diagnosi di tumori maligni anche a persone a me molto vicine e care. La spaventosa diffusione di dolori del genere fa levare verso il Cielo grida di disperazione da parte di quest’immenso popolo di infermi.Vedo tutto ciò e dico: non tollero più che esista il fumo. Certo, non è l’unica causa dei tumori, ma perlomeno è una causa evidente che si potrebbe eliminare sùbito. Chi fuma, pur avendo il dono della salute, decide volontariamente di sciuparla. Non tollero più le giustificazioni più o meno umoristiche (più spesso patetiche) dei fumatori. In più il fumo è un gesto insensato, che denota debolezza, fragilità, difficile approccio alla vita: infatti si inizia a fumare nell’adolescenza, quando si cerca il consenso del gruppo, la costruzione di una propria personalità e affermazione. È una difesa davanti agli altri: si fuma nei momenti d’imbarazzo, quando non si ha nulla da dire, per timidezza… Chi ha un Ideale che riempie ogni attimo presente va controcorrente, non ha bisogno di fumare perché non si annoia mai e la sua vita è pienamente appagata da questo Ideale. Auguro a tutti i fumatori un Ideale così: e smetteranno di fumare spontaneamente perché non ne avranno più il tempo. Concludo, affettuosamente: il fumo fa puzzare l’alito, gli abiti, le case… forse sarà invidiabile il pro-fumo di santità dei fumatori, ma pure l’odore di santità dei non fumatori è abbastanza gradevole!. Carlo Fatuzzo – Siracusa Sgombriamo subito il campo da un equivoco: nell’intenzione dell’autore l’articolo a cui si riferisce lei (Cn n.2) andava letto in chiave umoristica. Ciò detto, sono d’accordo con le ragioni della sua lettera che pubblico volentieri. Del resto, ogni volta che siamo tornati sull’argomento in chiave seria abbiamo sottolineato quanto lei stesso ha affermato. E ancora su questo stesso numero ne parliamo a pag. 77 nella rubrica dedicata all’educazione sanitaria. Altri ci hanno scritto in termini non molto diversi dai suoi. Altri ancora, invece, si sono complimentati per l’arguzia mostrata. Vorrei dunque precisare che abbiamo voluto soltanto offrire l’occasione di una sana risata. ACQUE POTABILI E ACQUE MINERALI L’acqua è un bene di tutti. Sempre più essa viene commercializzata sotto mille etichette a beneficio di pochi. Le acque, che fan bene, sono le più costose e si scomodano papi per farne pubblicità. La vostra rivista contribuisce a sottolineare che l’acqua è un bene privato pubblicizzando diverse acque… Non sarebbe opportuno invertire la rotta e rendere questo bene sempre più disponibile per tutti?. Un lettore – Foggia A mio avviso si deve operare in proposito una distinzione. Certamente l’acqua è un bene primario e, in quanto tale, dovrebbe essere sottratta al mercato. È il caso, ad esempio, degli invasi e dei pozzi destinati a fornire il prezioso elemento agli acquedotti. Per questi usi, infatti, le falde acquifere vengono requisite per legge. Non così per le acque minerali là dove il fabbisogno di acqua potabile sia soddisfatto.Alla stregua di altre disponibilità minerarie, il loro sfruttamento, che è comunque oneroso, viene concesso a privati dietro pagamento di una tassa di concessione. Pubblicizzare un’acqua minerale, a questo punto, è come pubblicizzare una pasta alimentare o una marca di olio d’oliva. Altro discorso merita l’uso indiscriminato che si fa di questo bene prezioso che è l’acqua e che, una volta in commercio, diventa carissimo. Esso potrebbe venire opportunamente calmierato dalla presenza sul mercato di acque minerali di proprietà dello stato, ma ciò probabilmente lederebbe le regole della libera concorrenza tutelate dalla legislazione europea. Si dovrebbero allora riconoscere le proprietà terapeutiche di certe acque minerali e stabilirne per legge la pubblica utilità fissandone il prezzo come per certi farmaci. Chissà che qualche parlamentare non decida di avanzare una proposta di legge in questo senso. Per ora si può aggiungere che la legge 5 gennaio 1994, n. 36, stabilisce: Tutte le acque superficiali sotterranee, ancorché non estratte dal sottosuolo, sono pubbliche e costituiscono una risorsa che è salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà. SI PUÒ AUSPICARE UNA RINASCITA MORALE? Parlando del suo ultimo libro Catone l’antico, lo scrittore Eugenio Corti su Città nuova n. 23/2004 afferma che nella cultura moderna sono presenti germi di dissoluzione che stanno portando alla rovina l’Occidente. Anche il card. Ratzinger nel suo ultimo libro parla di una certa cultura che ha portato l’Occidente ad odiare sé stesso e a negare le proprie radici cristiane. Queste analisi condivise anche da altri, con sottolineature diverse, ci fanno ipotizzare un’Europa sempre più snaturata da secolarismi e neo-paganesimi. Esistono elementi per sperare in una rinascita morale dell’Occidente e dei suoi princìpi cristiani?. Massimo De Carli – Roma Su queste pagine, parlando dell’Europa con particolare riferimento all’omessa citazione nella Costituzione delle radici cristiane, non abbiamo mancato di sottolineare il nostro giudizio negativo. Tuttavia, una volta preso atto di ciò, non si può solo rimpiangere il passato, perché sul ceppo ancora vivo della pianta recisa altri polloni sono spuntati; e quelli conviene allevare per vincere quei germi di dissoluzione che pure ci sono e vediamo.Vediamo però anche tante spinte positive che esprimono condivisione e solidarietà; e ciò ci consente di guardare al futuro con più ottimismo. Ne riparleremo. SCANDALOSE OCCUPAZIONI DEI BINARI Trovo grave e scandaloso assistere, in modo ciclico, a quest’occupazione dei binari ad Acerra (Na) da parte di alcune persone che protestano contro l’installazione dell’inceneritore. L’ultimo blocco risale al 26 gennaio scorso. Non ho i titoli per entrare nella faccenda, ma mi sia concesso di dire almeno due cose: In qualità di utente di Trenitalia della linea Bn-Na – via Cancello – mi domando: 1) perché questa calamità deve essere figlia ingrata di una libertà che in altri stati europei civili difficilmente viene concessa? 2) perché le Forze dell’ordine, avvalendosi dell’art. 340 del c.p.p. – che prevede addirittura l’arresto per interruzione di pubblico servizio – non intervengono drasticamente par rimuovere questi sconsiderati dalle rotaie? Questo silenzio-assenso da parte dei nostri tutori è strano e vergognoso! Sarebbe opportuno che i dimostranti, più saggiamente, cercassero sedi più indicate dove, certamente, attraverso contatti diretti con gli enti interessati, avrebbero maggior riscontro al loro problema. Così è solo una guerra codarda contro altri lavoratori- utenti: i danni morali e materiali sono evidenti. Perché non si pone fine a questa triste odissea?. Franco Petraglia – Avellino La sua protesta mi pare più che motivata. Certamente i dimostranti penseranno altrettanto della loro. Di questo passo, però, si finirà nell’anarchia totale. Purtroppo in Italia il senso dello stato e della cosa pubblica è assai poco sviluppato; né si può dire che si sia fatto molto per svilupparlo.Troppo spesso vige invece fra i politici la ricerca del consenso a tutti i costi; e vince chi può accampare la minaccia più credibile di avere maggior peso elettorale. In concreto, viene da chiedersi perché il governo non abbia soppesato prima le buone ragioni di chi non vuole gli inceneritori, visto che finirà per cedere alla protesta. E mi rispondo da solo: perché sappiamo bene che può confidare nella memoria corta degli italiani, preoccupati come siamo più dell’immediato che del futuro. Perciò, invece di risolvere i problemi, si soprassiede. Il miglior antidoto a questo andazzo, mi pare consista – quando possibile – nel trasferimento ai livelli più bassi possibile delle competenze, e quindi delle responsabilità, relative a questi problemi.

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