La posta del direttore

INFORMAZIONE VIZIATA Tempo fa i mezzi d’informazione ci hanno allertati sul fatto che l’inquinamento da traffico urbano, in presenza di irraggiamento solare, dà origine ad un gas, l’ozono, ben più dannoso per la nostra salute dei gas d’origine. La scorsa estate abbiamo avuto irraggiamento solare a volontà e traffico come sempre, ma di ozono non abbiamo sentito parlare: il pericolo sembrerebbe non esistere più. Possibile? Tempo fa, puntualmente ogni domenica, ci veniva fornito il drammatico bollettino delle stragi del sabato sera. È stata modificata la legge in materia di sanzioni per infrazioni al codice della strada ed improvvisamente non sentiamo più notizia di alcun incidente del sabato sera. Possibile? Tempo fa avevamo tutti paura dei cani pitbull che, quasi ogni giorno, aggredivano un passante. È stato fatto un (discutibile) decreto legge che disciplina la custodia degli animali domestici ed improvvisamente le aggressioni dei cani si sono estinte. Possibile? Il mese scorso eravamo tutti atterriti al pensiero di bere acqua acquistata al supermercato, che, sovente, ci dicevano essere stata additivata con ammoniaca o altri veleni. Il ministro della Salute ci ha invitati a bere acqua degli acquedotti ed improvvisamente il pericolo è scomparso. Possibile? Non vi pare che ci sia qualche vizio in questo tipo di informazione?. Gian Maria Bidone – Roma Il rilievo che viene fatto sull’interruzione repentina di certe informazioni mi pare più che legittimo, perché quanto asserito è stato ampiamente riscontrato e denunciato. Purtroppo, però, non si tratta di una novità: molto spesso le notizie sulla stampa, come in tv, appaiono simultaneamente e tengono banco finché non si ritenga che una nuova notizia non aumenti l’interesse del pubblico. Allora, altrettanto simultaneamente, scompaiono. Se volessimo fare una ricerca troveremmo riscontri a ciò ben più remoti nel tempo degli esempi citati. Se poi si volesse fare derivare il fenomeno dai condizionamenti dei poteri forti (proprietà, governo, ecc.) sarebbe esercizio fin troppo facile: le scalette di agenzia di stampa di telegiornali e giornali sono certamente pilotate. Tuttavia, per onestà, alcuni dei fatti lamentati possono rispecchiare situazioni oggettivamente mutate, perché, ad esempio, gli incidenti stradali sono effettivamente diminuiti con la nuova legge. Dunque, a mio parere, il vizio c’è, ma non è di oggi. NON È STATA UNA DIMENTICANZA Sono un abbonato di Trieste e noto, scandalizzato, che sul numero del 25.01.04 appena recapitatomi dal postino, postino, neanche una riga è dedicata al ricordo di Bobbio. Spero che vi affrettiate a rimediare con il prossimo numero. Contrariamente mi troverò costretto a non rinnovare l’abbonamento. Scusate il tono da ultimatum, ma la cosa, da non credente, mi sta molto a cuore. Non trovo affatto giusto non dedicare nessuna considerazione ad uomo che, seppure distaccato dagli ambienti religiosi, è stato uno dei più grandi testimoni della nostra cultura . Antonino Ferro Come tutti sanno, i tempi di stampa di un quindicinale non sono quelli di un quotidiano. Solo per questo motivo non abbiamo fatto in tempo a inserire sul numero del 25/1/04 l’articolo dedicato a Norberto Bobbio, che invece troverà a pag. 54 di questo stesso numero. Noterà pure che anche noi stimiamo molto la sua figura morale e il suo pensiero. Ritardi come questo si potranno dunque verificare ancora. Spero comunque di potere interpretare la sua lettera come un segno di interesse per la rivista. QUANDO UN CANE È UN AMICO PREZIOSO Sono pienamente d’accordo su quanto scritto dal Sig. Mario D’Astuto nella sua lettera Si preferiscono i cani ai bambini, riguardo a quanto si spende per mantenere un animale. Certo, un cane costa, e alla fine dell’anno porta via una bella somma di denaro che forse potrebbe essere meglio impiegata a favore dei nostri fratelli più bisognosi. Ma non dimentichiamoci neppure di quanto un animale come un buon cane docile e affettuoso possa spesso alleviare la solitudine di tanti anziani che non sempre hanno parenti o persone vicini; di persone con patologie anche serie, come i portatori di vari handicap e anche i malati seri di depressione (tanto per fare due esempi), in cui un cane sensibile e intelligente è di grande stimolo per il malato che spesso non può muoversi liberamente. Daniela Pini – Sesto Fiorentino QUELLE INUTILI CRUDELTÀ Voi che predicate l’amore, il rispetto, la tolleranza, perché non parlate della crudeltà che l’uomo esercita anche nei confronti del mondo animale? A me pare di cogliere un collegamento fra la barbarie che si pratica nei confronti del mondo animale e l’odio con cui poi, in determinate situazioni, gli uomini si ammazzano fra di loro.All’opposto, ci sono poi le esagerazioni, le sdolcinature di vario tipo, fino ad intere industrie che vivono sulla produzione di consumi per gli animali, soprattutto quelli domestici. In questo senso credo che sia importante una reale educazione animalista. Maria Rosa Fontanella – Milano L’argomento sollevato non lo si può certo esaurire in una corrispondenza. Ci sono purtroppo persone crudeli o malate che sfogano le loro frustrazioni sugli animali. Se veniamo a conoscenza di fatti gravi possiamo denunciarli all’Enpa – Ente Nazionale Protezione Animali www.enpa.it, oppure alla Lida – Lega Italiana dei Diritti dell’Animale www.mclink.it/assoc./lida. Certamente fra queste forme di barbarie e quelle praticate dall’uomo sull’uomo, un collegamento può esistere, tanto più che i progressi compiuti per bandire ogni forma di violenza, come ben si può costatare, sono lentissimi. Ma ci sono. A POLEMICA SULL’EURO Le ultime dichiarazioni del nostro premier, che ha addossato all’introduzione dell’euro gran parte dell’attuale malessere economico nazionale, hanno dato la stura all’ennesima faida. Come mai, dopo aver detto dell’euro tutto il bene possibile, oggi quasi tutti se ne lamentano?. Giorgio Montanari – Forlì Tutti o quasi abbiamo voluto la moneta unica europea, convinti di trarne vantaggio; e oggi il presidente Ciampi,molto opportunamente, ci ricorda che, fuori dall’euro, la nostra moneta avrebbe subìto ben altri scossoni. È pure vero che si è fatto poco o nulla per proteggere i consumatori dalle speculazioni. Ma ci si dovrebbe ricordare anche del monito del governatore Fazio: In attesa del paradiso, l’euro sarà un lungo purgatorio. A poco giova consolarsi pensando che la Germania ha subìto il nostro stesso abbaglio: un euro per un marco e non per due; come noi: un euro scambiato per mille lire anziché per duemila. La miglior difesa, tuttavia, sta nel discernimento degli acquirenti: il mercato non è fatto solo da chi vende ma anche da chi compra. QUANTE TELEVISIONI? È difficile orientarsi nel guazzabuglio di informazioni sulla questione della legge sul sistema radiotelevisivo. In particolare, non ho capito perché Rete 4 avrebbe dovuto interrompere i programmi, in seguito al rifiuto di Ciampi di firmare la legge. Lettera firmata In principio sta l’art. 21 della nostra Costituzione, che inizia così: Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione . La concentrazione della proprietà nel settore radiotelevisivo mette a rischio proprio tale principio di libertà; per questo la Corte costituzionale (sentenza n.420 del 1994) è intervenuta, sostenendo che il diritto all’informazione garantito dall’art. 21 Cost. implica indefettibilmente il pluralismo delle fonti e comporta il vincolo al legislatore di impedire la formazione di posizioni dominanti. Le posizioni dominanti, nello spirito della sentenza, devono essere impedite valutando la situazione settore per settore, tanto che la Corte precisava: Il principio del pluralismo delle voci deve avere specifica e settoriale garanzia nel campo dell’emittenza televisiva. La successiva legge Maccanico (n.249 del 1997), intendendo attuare la sentenza della Corte, ha stabilito che ogni soggetto non possa possedere più del 20 per cento delle reti televisive analogiche (cioè le reti che vediamo comunemente attraverso la normale antenna). L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni ha assegnato alla diffusione nazionale 11 reti analogiche: ne risulta che nessuno può possedere più di due televisioni nazionali. Di conseguenza Mediaset, che possiede tre reti nazionali in trasmissione analogica, avrebbe dovuto abbandonare una delle sue frequenze terrestri (Rete 4) e trasmettere attraverso il satellite o il cavo. La legge esentava il servizio pubblico (la Rai) da tale obbligo, ma imponeva di trasformare una delle tre reti (Rai 3) in una televisione che non si avvale delle risorse pubblicitarie. Scopo della legge Maccanico era quello di aprire la possibilità a nuovi editori di entrare nel mercato televisivo, ampliando il pluralismo, e di stimolare le televisioni eccedenti a percorrere nuove strade, attraverso il cavo e il satellite. Entro quanto tutto questo si sarebbe dovuto realizzare? In seguito a varie vicende, il termine ultimo è stato spostato fino al 31 dicembre 2003: per questo era così importante che la legge Gasparri, che riordina tutta la materia, venisse approvata prima di tale scadenza; la legge infatti, impedendo lo spegnimento di Rete 4 e la trasformazione di Rai3, lasciava tutto come prima. La mancata firma del presidente Ciampi ha nuovamente capovolto la situazione, facendo riapparire lo spettro del 31 dicembre. Per parare il colpo, ecco il decreto del Consiglio dei ministri del 23 dicembre, che sposta ulteriormente la data che porrà fine (speriamo) a questo interminabile periodo di transizione: 30 aprile 2004.

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