La posta del direttore

A PROPOSITO DI BUONA SANITÀ “Sono stato ricoverato di recente presso il San Camillo di Roma al Dipartimento di chirurgia generale e di urgenza, per l’asportazione di un neoplasia intestinale. Conservando un buon ricordo di un precedente ricovero avvenuto nel lontano 1942 (avevo 14 anni). Poi, negli ultimi decenni, con l’istituzione del Servizio sanitario nazionale, una sorta di pregiudizi, alimentati dal facile qualunquismo tipicamente nostrano, hanno velato i pregi dei nosocomi pubblici a favore delle strutture private. “L’esperienza della recente degenza mi ha fatto ricredere e mi obbliga a darne testimonianza: gli ambienti del reparto, frutto di una mirata progettazione, dotati di un ottimo standard di rifiniture e provvisti di attrezzature adeguate, offrono il migliore conforto ai degenti e buone condizioni di lavoro agli operatori sanitari. Colpisce particolarmente l’impegno di tutto il personale: medici, paramedici. Un impegno la cui umanità va oltre il puro e semplice atteggiamento professionale. “Alla luce di tale esperienza invito gli scettici a guardare con serena fiducia alle strutture pubbliche della Sanità del nostro paese “. Lettera firmata – Roma È confortante poter dare queste buone notizie che, per fortuna, non sono così rare. Nel complesso la Sanità in Italia funziona, ma ci sono vistose eccezioni. Purtroppo esiste anche la “malsanità”, e di quella sappiamo quasi tutto, perché fa notizia. Per migliorare servono certamente le denunce, ma serve ancora di più, perché è più costruttivo, il confronto con ciò che funziona, come in questo caso. SULLA GUERRA IN IRAQ PRO E CONTRO “CITTÀ NUOVA” “Secondo me è importante ricordare che la guerra in Iraq è stata fatta senza l’approvazione dell’Onu. L’attuale politica statunitense, quindi, culminata con l’ultimo conflitto in Iraq, rappresenta proprio la negazione ed il tradimento di quei valori che portarono gli Stati Uniti ad intervenire contro il regime nazista e fascista; lo strapotere statunitense – dovuto al potere economico e militare – è sempre più evidente sul piano internazionale. Vi ringrazio per il coraggio dimostrato nel dire quello che pensate fino in fondo, senza temere perdite di consensi”. Silvia Ghizzardi – Lucca “Come appare evidente dalla lettera di Marco Rocca sul n.10 di Città nuova, continuando a fare antiamericanismo, non fate altro che perdere i lettori. “Città nuova per vocazione deve saper cogliere il positivo degli avvenimenti e non fare inutili disquisizioni. “Quando Milosevic imperversava con le pulizie etniche, il papa stesso chiese ripetutamente agli Stati Uniti di intervenire con la forza, unica possibilità di fermare quel pazzo criminale. Con i terroristi non c’è alcuna possibilità di dialogo. Perché non ci provano i pacifisti a dialogare con questi cervelli impazziti? “Bush ha liberato l’umanità da Saddam (pagando con il sangue dei soldati americani), e quindi ha contribuito a fare regnare la pace. Francia, Germania e Russia invece continuavano a proteggere Saddam per gli interessi economici intrecciati con il rais. Quindi sono risultati paesi pacifisti, che però avrebbero continuato a vendere armi a Saddam che non voleva fare altro che ammazzare e fare guerre. “Città nuova, per mettere a fuoco la sua vocazione (che è quella di vedere l’intervento di Dio nella storia), dovrebbe mettere in evidenza tutti i benefici derivanti dalla eliminazione di un criminale, che è arrivato a diventare capo di una nazione”. N.S. – Roma Nonostante che a questo genere di obiezioni, mosseci da diversi lettori, sia già stato risposto anche attraverso articoli, vorrei ribadire che, parlando della guerra in Iraq, non si è mai voluto condannare globalmente gli Stati Uniti, o il popolo americano, ma la posizione radicale e forzata di quei settori che hanno voluto – ci sembra – la guerra a tutti costi. Nell’attuale situazione, più che recriminare, mi pare ci si debba impegnare ad aiutare l’Iraq a curare le ferite della guerra; e gli Stati Uniti a uscire da quell’isolamento che la guerra ha prodotto. Questo abbiamo cercato e cerchiamo di fare, proprio nello spirito del dialogo, ma anche nel rispetto della verità. INCONGRUENTI SUI DIRITTI UMANI “La Commissione delle Nazioni Unite per la tutela dei diritti umani che si riunisce annualmente, per esaminare i rapporti sugli abusi dei diritti dell’uomo nel mondo, ha visto di recente aggiungere fra i propri membri alcuni paesi che dovrebbero sedere tra gli imputati. “Di tale Commissione fanno già parte stati quali il Sudan, nel quale si perseguitano e massacrano i cristiani; mentre la Libia, dove gli avversari politici vengono detenuti senza processo, torturati e assassinati, è stata addirittura designata alla presidenza della Commissione. “Ora l’Onu ha ammesso anche Cuba nella Commissione, proprio mentre da quel regime venivano incarcerati diversi intellettuali contrari alla dittatura e si ripristinava la pena di morte per gli organizzatori delle fughe all’estero. “Alcuni paesi hanno reagito a queste scelte, come la Spagna e l’Italia che hanno ritirato le proprie candidature, ricevendone in cambio da Castro la qualifica di nazisti”. Lettera firmata – Roma È vero, sono notizie che hanno originato riprovazione e sconcerto. Ci si è chiesti cosa mai stesse succedendo all’Onu che ha avallato queste scelte.Ma contemporaneamente il comportamento di alcuni grandi paesi a proposito delle guerre che si combattono nel mondo (non solo di quella in Iraq) ha suscitato analoghi interrogativi. La crisi è dunque dentro l’Onu e fuori dell’Onu. È nei valori che la politica pare abbia smarrito. Ma se ciò è vero, al tempo stesso prendiamo atto di altri segnali positivi di cui possiamo parlare con soddisfazione. Intendo la mobilitazione delle coscienze in favore dei diritti umani e contro ciò che li offende, come il commercio delle armi cui abbiamo dedicato lo speciale di questo numero. TERRA SANTA CONDIZIONI PER LA PACE “Siamo stati troppo ottimisti o non abbiamo pregato abbastanza, visto che dopo un avvio dei negoziati così promettente, la pace in Terra Santa sembra sempre più lontana? “E dire che questa volta l’appoggio degli Stati Uniti era condizionato ad una dimostrazione concreta di volere cambiare strategia da ambo le parti””. Un abbonato che continua a pregare per la pace È vero. L'”occhio per occhio”, cui nessuna delle due parti sembra ancora volere rinunciare, appaga solo il desiderio di vendetta, ma fa camminare a ritroso. Era prevedibile che gli irriducibili giocassero la carta del “tanto peggio, tanto meglio”, mentre la vera forza di chi vuole la pace sta proprio nel sapere resistere al desiderio di vendetta. Ora, se è vero, come pare, che entrambi i governi, quello israeliano e quello palestinese, rappresentano una maggioranza che vuole uscire dal vicolo cieco delle ritorsioni infinite, sta a loro impedire questa spirale perversa. Il che ancora non sta avvenendo. Non resta che sperare nei nuovi interventi di mediazione con il coinvolgimento anche di Unione europea e Russia. Ma il miracolo potrà avvenire solo se davvero l’opinione pubblica riuscirà a dimostrare di volere accettare il prezzo pur alto di questa pace. Cioè il perdono. QUELLO CHE SI DEFINISCE INFERNO “Sembra che Von Balthasar nella sua opera maggiore La gloria, pur ammettendo l’esistenza dell’inferno, arrivi a dire che non c’è nessuno in quel terribile luogo.Tuttavia ritengo che se la chiesa “non si è mai pronunciata”, ha purtanto approvato le apparizioni di Fatima nelle quali si dice invece che l’inferno non è vuoto. Evidentemente si deve pensare che, accanto alle affermazioni ufficiali, bisogna unire la prassi ecclesiale che, approvando alcune tra le rivelazioni private, voglia completare così il suo insegnamento riguardo il dato rivelato. L’errore poi teologico e filosofico di alcuni teologi che affermano l’inesistenza dell’inferno è frutto di una mentalità piuttosto “buonista” di farsi un dio non “babbo” ma “babbeo”, come dicono i nostri toscani”. Luigi Russo – Napoli Risponde don Mario Bodega. Lei parla di “eccessiva rigidità” con cui si presentava in passato “un servo di Dio” e giustamente non è d’accordo con “il buonismo contemporaneo” forse di alcuni. Non si tratta di cercare noi un equilibrio tra posizioni più o meno opposte, ma di incontrare veramente Gesù che ci rivela il volto del Padre, come ce lo presenta nel Vangelo. Ed è certamente il Padre misericordioso che troviamo ad esempio nella parabola del figliol prodigo. Un Padre che rispetta la libertà del figlio che vuole andarsene da casa. La miseria in cui si trova poi il figlio che ha abbandonato il padre è la conseguenza della sua scelta sbagliata (e non il castigo del padre, come forse qualcuno in passato ha pensato). Il padre è lì che aspetta e gli corre incontro appena lo vede ritornare verso di lui. Riandando all’argomento dell’inferno, se da “figli prodighi” o “da fratello maggiore” non credessimo all’amore del Padre e scegliessimo di non ritornare da lui e di non entrare in casa e la nostra scelta fosse quella ultima e definitiva, Dio rispetta questa nostra scelta e questo sarebbe scegliere il “non amore” per sempre, cioè l’inferno. Quello che è importante poi, non è discutere se e quanti vanno all’inferno, ma adoperarci perché nessuno rifiuti l’amore di Dio. Riguardo invece all’altra sua affermazione che la “rivelazione privata” in particolare quella riconosciuta dalla chiesa a Fatima (coi famosi tre segreti) completerebbe la rivelazione pubblica, mi atterrei a quanto afferma il Catechismo della Chiesa cattolica al n. 67: “Il ruolo delle rivelazioni private non è quello di completare la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica”.

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