La posta del direttore

NON SARETE SOLI “Vi scrivo dal Molise, precisamente da Jelsi (Cb), a venticinque chilometri da San Giuliano di Puglia. Sono un agente di commercio e per motivi di lavoro frequento la zona dell’epicentro del terremoto che ha distrutto un paese intero e portato con sé 26 angeli innocenti. “Anche il mio bambino, loro coetaneo, che avevo cercato di tranquillizzare, ha capito con il passare dei giorni che era successo qualcosa di molto brutto. La conferma l’ha avuta ai funerali di stato quando il vescovo diceva i nomi dei bambini morti, e molti di quelli erano, guarda caso, gli stessi dei suoi compagni di classe; poi ha ascoltato l’appello della mamma di Luigi, e ha detto d’istinto: “quella è mia madre”. “Questo l’aspetto del terremoto che unisce tutti. Sono certo che questi bambini, che ora stanno al cospetto di Gesù, da lassù continuano ad amarci e ad aiutarci.A noi invece il compito di ridare certezze a chi è rimasto. “Io vi posso testimoniare che c’è tantissima fede qui. La notte quando andiamo a dormire, andiamo con la paura, e quello che ci dà serenità è il rosario recitato in famiglia. “Ringraziamo il Signore e i fratelli che ci sono venuti in aiuto. E sono tantissimi”. Michele Iapalucci – Jelsi “Sono una mamma molisana che sente in sé il dolore per le vittime che il terremoto ha fatto nella nostra terra. “Tutto il mondo ha seguito in diretta il nostro dramma! Le luci dei riflettori si stanno però spegnendo lentamente e presto molta gente non parlerà più di quello che ci è accaduto. “Per questo ho sentito il bisogno di scrivervi, affinché né Città nuova, né i suoi lettori (che considero come miei vicini di casa, anche se sono oltreoceano) si dimentichino di noi. “Che ci sia sempre qualcuno fra un mese o fra un anno, che si chieda cosa sta facendo quel popolo in quel lembo di terra. Vivono ancora in situazioni di disagio? ecc. “Sono certa che voi ci resterete accanto, come avete fatto per tanti altri posti della terra. Grazie. Carmelina Ciapanna – Campobasso È quanto ci siamo ripromessi di fare. E lo abbiamo anche scritto in tutta evidenza sulla copertina della rivista, di non lasciarvi soli. Certo, di materiale, potremo fare poco, ma vigilare sì. E ogni volta che parleremo anche di altri che attraversano situazioni come le vostre, solleciteremo un coinvolgimento che riguarda tutti. Dunque pure voi. E questa comunione più vasta contribuirà a non farvi sentire soli. IL PAPA DEL SILENZIO “Non sono d’accordo con l’intervento di Corrado Augias a Novecento (Rai tv 1 del 22/10). Come si può rapportare il silenzio di Pio XII all’interventismo di Papa Wojtyla? Oggi, in Germania c’è quel pacioccone (nel senso di amante della pace) di Schroeder e i rapporti di forze mondiali sono diversi. “Come si può sottovalutare che l’interlocurore del papa era Hitler, paranoico criminale genocida, seguito da quasi tutto un popolo entusiasta, di cui 8 milioni armati, per i quali opprimere ed uccidere era diventato un mestiere normale, quasi divertente? “Ma ci si rende conto che se Pio XII, con una protesta tipo “nessuno tocchi gli ebrei”, avesse “innervosito” il Führer, costui poteva far sterminare tutti i religiosi, preti, monache e sacrestani, in tutti i paesi sotto il tallone della Wehrmacht? Sappiamo cosa c’è nella mente dei dittatori? Se nel ’49 Mao ha fatto distruggere la civiltà tibetana, Hitler poteva ordinare di radere al suolo le chiese in quasi tutta l’Europa, a cominciare dal Vaticano. Ci si rende conto che bisogna arrivare al luglio ’44, con la Germania prossima al crollo, perché si sviluppi agli alti livelli del popolo tedesco una ribellione al Führer ormai senza più carisma e ad agosto perché un generale si rifiuti di distruggere Parigi? “Pio XII non ha scelto il silenzio; è stato costretto al silenzio, per salvare più gente possibile.”Come possono gli ebrei di oggi riconoscere i meriti di Giovanni XXIII e di papa Wojtyla nell’apertura verso il giudaismo e non quelli di Pio XII; il quale, uscendo da una cultura cristiana alquanto antisemita, è stato il precursore di tutti gli altri pontefici, costruendo un “ponte” verso gli ebrei, considerandoli fratelli di fatto, con la sua direttiva al clero cattolico affinché li salvassero dai nazisti? Questo lo hanno riconosciuto Golda Meir e gli ebrei di allora.”. Pietro Cipollaro – Udine Certo, si può pensare che non tanto per salvare le chiese, ma la gente, Pio XII abbia deciso di tacere. Come del resto tacquero anche le grandi potenze che combattevano la Germania di Hitler. Quando addirittura, per fini anche troppo palesi, non agevolarono i nazisti, come fecero i russi restando fermi davanti a Varsavia, che vollero occupare solo dopo lo sterminio del ghetto. Ma sarà ancora una volta il tempo, se non l’avranno fatto gli uomini, a rendere giustizia alla verità. E già lo sta facendo nonostante la campagna di denigrazione che è stata messa in campo. NO GLOBAL E NEW GLOBAL “Nel servizio proposto da Excalibur sulla manifestazione dei no global a Firenze, Agnoletto presente in studio ha detto che in questo incontro non c’erano solo gente di sinistra ma diverse realtà, anche cattoliche, tra cui i focolarini. “Subito dopo il conduttore rivolgendosi ad un sacerdote, presente anche lui in studio, gli ha detto: “Ma lei padre ci sarebbe andato?”. Mi chiedo: ma se i focolarini e altre realtà cattoliche erano effettivamente presenti all’incontro di Firenze dei no global, che male c’è? “È forse sbagliato confrontarsi con altre realtà anche non cattoliche, anche non credenti, sui temi quali la pace, la giustizia, la non violenza, la fame nel mondo? Non bisogna forse tendere all’unità cercando ciò che ci unisce piuttosto di ciò che con gli altri ci divide? “. Claudio Brega – Roma Non nego che, dopo quanto era successo a Genova, per decidere di essere presenti alla manifestazione di Firenze ci volesse coraggio, ma diversi altri gruppi cattolici, compresi i “Giovani per un mondo unito” (del Movimento dei focolari) , lo hanno avuto e sono stati premiati. Come oggi sappiamo (si veda anche l’articolo a pag. 24 del numero 22 di Città nuova) la manifestazione è stata pacifica e costruttiva, segnando una vera e propria inversione di tendenza verso il dialogo, che ci auguriamo rappresenti solo un inizio. Davanti al rifiuto totale, a volte preconcetto, della globalizzazione, si fa largo infatti la proposta di combatterne gli effetti perversi e di valorizzarne invece gli aspetti positivi che pure esistono. CRISI FIAT E RISVOLTI UMANI “Sembra che nell’articolo sulla situazione economica e produttiva italiana del numero scorso si sia messo in evidenza che la crisi della Fiat non vuol dire crisi del paese, e si sono elencati i valori positivi della creatività della imprenditoria italiana. Ciò va molto bene. Ma pensate che si possa parlare di questo senza fare un altro articolo, o comunque dire qualcosa, del perché un’azienda-paese come la Fiat sia arrivata alla crisi? E non dire una parola sulle soluzioni da cercare perché la crisi non sia così pesante per i lavoratori? C’è una tale confusione di idee in merito che non credo che i nostri economisti e imprenditori abbiano soluzioni da suggerire (magari!)… ma far vedere che almeno ne abbiamo coscienza… sarebbe opportuno”. G.M. – Roma Non era nostra intenzione, in quell’articolo, di parlare espressamente della Fiat di cui abbiamo detto e diremo ancora, visto che la situazione è molto seria e che, purtroppo, non si risolverà in breve. Intanto ci diciamo pienamente d’accordo con l’esigenza espressa di dare il giusto peso ai risvolti umani. PERCHÉ TANTO AMORE AL DOLORE? “Sul n. 15/16 di Città nuova leggo l’articolo di Giovanni Casoli circa la vita di Antonietta Meo, la piccola santa. “Personalmente, sebbene io possa definirmi cristiana praticante e lotti quotidianamente per cercare la fede, accrescerla e approfondirla, non riesco a capire il sentire e vivere la fede di certi mistici e santi come appunto Antonietta Meo. Se è quella la vera fede io onestamente devo dichiararmi atea. “Io purtroppo ho il terrore del male, della sofferenza sia fisica che morale, ho il terrore della morte, della malattia, di tutto ciò che fa soffrire. Perché mai, se veniamo al mondo, dobbiamo soffrire? “Sembra che Gesù stesso quando era sulla terra guariva i malati, i sofferenti, risuscitava i morti. Non ha mai detto agli ammalati di starsene nella loro malattia per il loro bene, ma li guariva, li risanava e insegnava agli apostoli a fare altrettanto. “Da dove è uscito dunque tanto amore e dedizione mistica al male?”. Lidia Ancarani – Ravenna Rispone Mario Bodega. Ho letto anch’io l’articolo di Giovanni Casoli che parla di Antonietta Meo, morta a sei anni e mezzo per un osteocarcinoma. A dir poco, sorprende il fatto che una bambina possa aver raggiunto tali capacità di accettazione e di offerta del dolore. Viene da domandarsi: “Se, nonostante le cure, questa bambina (con i suoi genitori) non avesse avuto il dono e la forza di tale accettazione e offerta, come avrebbe vissuto quei tremendi momenti?”. È difficile rispondere, ma probabilmente avrebbe sperimentato un dolore molto più grande: la solitudine nel dolore e il non senso, lasciando i suoi genitori in uno strazio ben più grande. Antonietta invece ha vissuto il suo dolore con Gesù crocefisso “insieme a Maria sul Calvario”, come diceva lei. Gesù ha dato ad Antonietta quella forza che lei stessa gli aveva chiesto. In realtà tutto questo è incomprensibile se non guardiamo al Figlio di Dio che, non temendo di scandalizzarci, ha scelto per amore di morire sulla croce per noi e per tutti. Questo fatto ancora oggi scandalizza tanti, o sembra una pazzia. Proprio come ai tempi di Gesù. San Paolo stesso dice che la croce è “scandalo per i giudei e stoltezza per i pagani ” (1Cor.1,23). Eppure credo che tutti siamo d’accordo con quanto Gesù stesso afferma: “Non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15,13).

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