La posta del direttore

Globalizzare il bene “È incredibile quante siano le onlus/associazioni/comitati/ gruppi, ecc. – anche soltanto in Italia – che si occupano (preoccupano) di diffondere valori in difesa della vita umana, in tutti i campi ed a vari livelli. Basta navigare un po’ in Internet e da un link all’altro si dispiega un panorama veramente confortante, dati i tempi. “Ma mi domando: tutto questo bene circolante nel mondo non potrebbe diciamo globalizzarsi (per usare un termine inflazionato, ma qui in un’accezione assolutamente positiva)? “L’ “unione fa la forza” recita un vecchio adagio (che le multinazionali avevano ben capito fin dal loro sorgere…): perciò non si potrebbe creare una vera “rete per la vita” dove ci si possa conoscere tutti e soprattutto interagire in modo da essere veramente più incisivi e determinanti nelle scelte economiche e politiche mondiali?”. Silvana Muscio – Cantalupa È certamente giusta l’esigenza che esprime, tant’è vero che in parte questo collegamento e questa cooperazione già si attuano a diversi livelli: locali, nazionali e internazionali. All’inizio di febbraio ci sarà a Porto Alegre in Brasile un importante convegno internazionale con la presenza appunto di questi operatori. Vi parteciperemo e ne parleremo sul prossimo numero. Le vere barriere nella testa della gente “L’ostacolo più grande che un disabile è chiamato a superare non è tantorappresentato dalle barriere architettoniche, ma dall’atteggiamento mentale della gente, che non riesce a liberarsi dei pregiudizi che negano al “diverso” il suo valore, uccidendo così le sue potenzialità e la sua essenza di uomo. “Perché così tanta gente non riesce a capire che il disabile non è un eterno bambino, ma una persona a tutti gli effetti? Come dice Antonio Guidi, “non siamo tutti uguali perché nessuno di noi è uguale all’altro. Siamo invece tutti diversi, ma questa diversità va rispettata perché ognuno di noi ha un ruolo nel mondo e tutti siamo necessari per costruire quello straordinario mosaico che è la vita”. “Spesso molte persone non sanno essere capaci di dare la vita attraverso una qualità d’amore; sanno di avere delle capacità manuali e intellettuali, ma non sanno di avere la capacità di cambiare un’immagine ferita in un’immagine positiva. E amare qualcuno significa rivelargli che ha un valore ed è prezioso”. Davide Cabassa – Salsomaggiore Multinazionali e sfruttamento del lavoro “Ho letto sul numero 23 di Città nuova il servizio su Walt Disney. Nelle ultime righe dell’articolo si parla della Walt Disney Corporation e si termina così: “Nonostante tutto, qualcosa è rimasto…”. “Al di là della figura di Disney fumettista, la Walt Disney Corporation in realtà cos’è oggi? “Nella vicina Haiti, secondo diverse fonti, i lavoratori, poco più che quindicenni, lavorano alla confezione di capi d’abbigliamento a marchio Disney, per un salario di 25 cents all’ora (500 lire); i ritmi di lavo- ro sono estenuanti. Non c’è assistenza sanitaria; se un lavoratore si ammala non ha diritto ad alcun compenso. “Ancora ad Haiti, un gruppo di 150 lavoratori sono stati licenziati, perché avevano cercato di organizzarsi per ottenere migliori condizioni di lavoro. “In Cina vengono preferite lavoratrici donne giovani e nubili, perché meno probabile rimangano incinte; comunque nell’eventualità che ciò avvenga vengono licenziate. “La Disney nega ogni addebito, anche perché non gestisce direttamente queste fabbriche; la produzione tessile viene subappaltata. “Ho pensato di spedirvi questo mail, perché nonostante l’articolo del giornale sia incentrato sulla figura di fumettista di Walt Disney, alla fine si edulcora la Walt Disney Corporation, cosa che vista la campagna di boicottaggio in corso, organizzata dal National Labor Committee (ente che si occupa di tutela dei diritti dei lavoratori del sud del mondo), forse sarebbe stata da evitare”. Luca Rubele – Grezzana (Vr) Il riferimento alla Walt Disney Corporation, come lei stesso riconosce riguardava nell’articolo la continuazione dell’opera dell’opera artistica del grande fumettista. E si trattava di una semplice costatazione. Se invece vogliamo parlare dello sfruttamento che le multinazionali fanno dei lavoratori – soprattutto bambini e ragazzi – nei paesi del terzo mondo, avviamo un altro discorso nel quale ci troviamo d’accordo con la sua denuncia. Quanto ai rimedi, ne parliamo spesso. In particolare l’Economia di Comunione, di cui proprio su questo numero diamo ampia relazione, persegue fra l’altro questa finalità di giustizia. Testimoni della speranza “Sabato 15 dicembre. Nell’istituto Santa Maria degli Angeli (zona Balduina – Roma) una trentina di ragazzi dei licei classico e scientifico propone ai compagni, agli amici, ai familiari un concerto teatro creato e realizzato interamente da loro. Tema: la pace. Attraverso i canti e le scene che riprendono il loro vissuto quotidiano lanciano un messaggio riprendendo il mandato ai giovani di Giovanni Paolo II a Tor Vergata (Gmg 2000). “Durante lo spettacolo però avviene qualcosa d’imprevisto, fra il pubblico c’è un amico conosciuto alla Mensa Caritas di Colle Oppio, il signor Alvaro, invitato dai ragazziche lì fanno volontariato. (L’Istituto ha proposto ai ragazzi dei licei il servizio di volontariato alla Caritas, a cui hanno risposto con entusiasmo sessanta alunni). Alvaro viene invitato sul palco, con una voce che tradisce l’emozione consegna ai ragazzi un quadro da lui realizzato e spiega il gesto con queste parole: “Ho voluto fare un dono a questi ragazzi… il ritratto di due ‘celebri’ che hanno parlato e musicato la gioia.Avevo perso il gusto e il desiderio di dipingere e mi sono lasciato andare, ma, nel momento in cui ho incontrato questi ragazzi, che in modo gratuito e allegro vivono il servizio e l’accoglienza nei nostri confronti, ho sentito il bisogno di riprendere la matita e disegnare… “”Grazie a voi e a tutti quelli che vivono la gioia e la gratuità, la pace è possibile”. “L’applauso lungo e commosso di tutti noi, raccolti attorno a lui, è stata la conferma che un’umanità nuova è possibile, e che le parole del papa vissute sono la realizzazione della “Terra promessa” che abbiamo cantato. Grazie,Alvaro, che ci hai aiutato a credere!”. Puliamo il mondo “Esco di casa, l’altro giorno. Domenica ecologica, annunciata con lo slogan “Puliamo il mondo”. L’occhio si ferma su una busta di spazzatura, gettata senza pudore sopra un’aiuola spartitraffico.A pochi metri dal cassonetto. Ho avvertito quel misto di stupore e di amarezza che si prova di fronte alla profanazione di un valore: il rispetto dell’ambiente. “Mi sono chiesto cosa può spingere una persona ad un comportamento simile. Ho argomentato. Primo: la regressione ad un comportamento infantile. Nessuno mi vede… Secondo: una sfida al sistema. Un gesto trasgressivo, il rifiuto delle norme codificate, rimarcando la propria appartenenza ad un “gruppo altro”.Terzo: l’affermazione di un super-valore: quello di essere al di sopra delle norme e di farla franca. Quarto: lanciare agli altri, assieme ad una busta di spazzatura, un segnale di disagio esistenziale, un sentimento d’insignificanza della realtà… “Ho riflettuto che tutti, quando non siamo in pace con noi stessi, tendiamo a scaricare il disagio sugli altri. La carenza di senso unitario facilmente si trasforma in aggressività trasferita su cose e persone. Sui simboli della società organizzata.Allora, più le cose sono belle, pulite, ordinate, più si ha voglia di sfigurarle e distruggerle. “Ma… forse è stato un cane a portare quella busta sull’aiuola… Meglio guardare, comunque, alle buste gettate nei cassonetti, che sono infinitamente di più, alla gente che seleziona la spazzatura e che magari va nei parchi a raccogliere lattine. Ne guadagnano la fiducia sociale ed il benessere mentale”. Luciano Verdone – Teramo Papà Sandro e Luca “Buongiorno, siamo papà e figlio, vostri assidui lettori. Complimenti per la rivista che, abbiamo notato, è sempre più bella e completa, qualitativamente e tecnicamente, senza temere concorrenza! “La presente poiché siamo interessatissimi all’argomento “ragazzi e Internet” (trattato in CN n. 17 del 10/9/2001), che ci ha entusiasmati. “Vorremmo fare parte della schiera dei volontari pionieri per un’Internet libera senza fili e diventare “nodi”. “Come cominciare? Potete aiutarci e procurarci indirizzi, nominativi, siti, e-mail, documentazione, ecc… onde contattare chi di dovere per erudirci eppoi eventualmente realizzare quanto è nei nostri progetti di famiglia e perché no, di aspiranti volontari della nostra cerchia di amici? “Grazie anticipate per quanto vorrete fare al riguardo per noi e buon lavoro, sempre meglio! Tifiamo per voi. Cordialissimi saluti, papà Sandro e Luca”. Con lettere come questa anche la redazione non può che rallegrarsi. Il sito richiesto è www.seattlewireless. net. Per i navigatori della rete e per quanti si interessano di nuove forme di comunicazione, forse sarà interessante sapere che il papa sta riflettendo su questo tema. E chissà che non sia l’argomento per il prossimo 12 maggio 2002, in occasione della giornata mondiale delle comunicazioni sociali.

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