La posta del direttore

La favola del ponte “Scrivo dopo aver visto il dossier “L’operazione Ponte” di Report sui Rai 3. Credo esprima quella che è la situazione e cioè che il Ponte, anche lasciando così come sono i collegamenti, non serve a niente. Non serve al trasporto su gomma e, l’hanno detto gli esperti delle Ferrovie, neanche al trasporto ferrato. “Noi messinesi, ma forse tutti noi italiani, siamo cresciuti con la “favola” del Ponte. Ma basta appena appena voler andare a fondo o semplicemente osservare, per chiedersi come si possa far passare una favola per la realtà. Report è stata la prima a divulgare alle masse quello che purtroppo pochi sapevano. “Spesso si è detto che Messina verrebbe, col Ponte, liberata dalla schiavitù del passaggio dei tir. Problema risolvibilissimo spostando gli approdi fuori della città e che non si è ancora fatto solo per interessi delle compagnie private delle navi. “Report concludeva la sua inchiesta affermando che ad un’attenta analisi sembra rimanere in piedi, per la costruzione del Ponte, solo la motivazione simbolica. “Quanto poi al corridoio internazionale, onestamente non si capisce quale, e perché Messina e Reggio dovrebbero sacrificarsi per far passare all’interno della propria “casa” un corridoio che serve ad altri, a chi? “E potrei andare avanti dicendo che non sono state date, da chi il Ponte lo vuole fare, risposte alle domande più semplici, forse perché si sa che svuoterebbero di ogni significato, per non parlare di priorità, la costruzione del Ponte”. Giuseppe Iannello – Messina Negli anni in cui in Italia si costruivano le autostrade e si parlava anche del ponte sullo Stretto, perché sembrava l’anello indispensabile a chiudere la rete, mi interessavo alle soluzioni tecniche prospettate e, lo dico francamente, mi sarebbe piaciuto vederlo costruire. Anche perché le grandi opere ormai gli italiani le realizzavano solo all’estero.Tuttavia restavo scettico, perché mi pareva molto serio il pericolo rappresentato dai terremoti. D’altra parte anche Lisbona e San Francisco sorgono in zone altrettanto sismiche e non si è esitato a costruire in quelle città grandi ponti. Il progetto sembrava accantonato, quando l’ho visto rispolverato nei programmi elettorali del centrosinistra. Dunque era una cosa seria? Si sarebbe detto di sì. Quantomeno la cosa non era in odore di mafia. Ovviamente anche la destra ne ha fatto un’arma in campagna elettorale e, avendo vinto le elezioni, avrà creduto di mettere il proprio sigillo all’impresa. Con l’aria di recessione che tira, penso mancheranno i fondi per un’opera così costosa. Ma gli argomenti di Report (che ho visto solo in parte) non mi hanno convinto, perché scopertamente orchestrati a servire una tesi. Da una parte e dall’altra ci sono buone ragioni e cattivi pretesti. Dovrebbe spettare ai tecnici pesarli. Purtroppo, invece, continuano a farlo i politici; e i sogni, come i progetti, resteranno nel cassetto.Almeno fino a che non ci libereremo della faziosità. Ecco perché quel ponte io non lo vedrò. Ma vorrei tanto che lo vedesse chi è più giovane di me, se potrà diventare davvero anche il simbolo di un cambiamento. La grande catastrofe In merito all’inarrestabile degrado generale e alla tragica situazione mondiale; in merito all’intervento correttivo e massiccio delle corrucciate Potenze della Natura affatto inclini a cambiare programma; in merito alle reiterate minacce di guerra mondiale e del funesto destino che ne seguirebbe: “…i vivi invidieranno i morti…”. Maria Milesi – Ascoli Piceno A questa lettera sono allegati due messaggi apocalittici che preannunciano “la grande catastrofe”. Non è la prima volta, né sarà l’ultima, che millenaristi e catastrofisti traggono spunto da avvenimenti reali di forte impatto emotivo per anticipare i tempi della fine del mondo, di cui in realtà nulla sappiamo con certezza. Vivere nel timore di Dio è un buon consiglio, perché per ciascuno di noi singolarmente il giorno del passaggio all’altra vita verrà, e non è detto sia remoto. Ma ciò non deve impedirci di prepararci ad esso con serenità. E intanto operare perché, per quanto possibile, i gravi fatti che inducono a pensieri così tristi, come le guerre e il degrado ecologico, vengano scongiurati con ogni mezzo. La pace e la preghiera “Mi piacerebbe se si prendesse qualche iniziativa “straordinaria” per scongiurare una guerra inutile e contraria ai princìpi del cristianesimo: recita comunitaria del rosario, invito a pregare di più anche in casa, frequentazione della messa, non solo domenicale. “In tempi straordinari, penso ci vogliano mezzi straordinari.”Chiedete e vi sarà dato, bussate e vi sarà aperto” implica una vita spirituale attiva, non limitata.Va da sé che se si è cristiani a tutti gli effetti la preghiera resta la sola arma contro tutto”. Almerina Pat – Belluno Non si può che condividere la sua proposta. Il papa non perde occasione per ripetere questo pressante invito che già molti raccolgono. Quotidianamente, fra gli aderenti al Movimento dei focolari, è invalsa l’abitudine di interrompere brevemente a mezzogiorno ogni attività per raccogliersi in una preghiera comune per la pace. Lo facciamo pure a Città nuova. Ciò naturalmente senza tralasciare di condurre con i mezzi pacifici di cui disponiamo, la nostra battaglia per la pace sul piano delle idee. Lo abbiamo fatto anche su questo numero dedicandole un articolo e la stessa copertina della rivista. Internet e pornografia “È sconcertante costatare la facilità con la quale ci si può collegare alle pagine pornografiche della rete. Anche un ragazzino è capace di farlo. Noi abbiamo voluto protestare (se anche non avessimo avuto figli lo avremmo fatto lo stesso), pensando a tutti quei ragazzi che passano ore davanti al computer senza il controllo dei genitori. “Invitiamo altri genitori a fare lo stesso. Si può inviare un’e-mail ad abuse@tin.it che si occupa di raccogliere questo tipo di proteste. Se poi ci si vuole anche difendere da questo tipo di “aggressioni” basta collegarsi al sito www.davide.it cliccare su e seguire le istruzioni. Si tratta di un sito che offre gratuitamente a tutte le famiglie che lo desiderano una connessione protetta ad Internet contro pornografia e violenza”. Giacinto e Anna Lentini – Varese Autonimia dell a magistratura “Voglio fare ulteriori considerazioni sul tema toccato dal signor Giovanni Domenella nel numero15/ 16 della rivista sul “giacobinismo della magistratura”. “Faccio subito presente che ne condivido sostanzialmente il contenuto soprattutto nel sottolineare il soggettivismo (e quindi relativismo) etico che caratterizza purtroppo anche oramai gran parte di questa importantissima istituzione, che si manifesta per esempio con gli espliciti obiettivi politici di screditare all’opinione pubblica i rappresentanti di governo scelti con voto democratico. “Purtroppo anche in una parte politica trasversale ad alcuni partiti dell’attuale maggioranza di governo che avversa giustamente questo modo “deviato” di gestione dei compiti istituzionali, emerge una cultura di relativismo etico nel sostenere la separazione delle carriere dei magistrati: infatti ritengo che i Pubblici Ministeri, al contrario degli avvocati che prendono la parcella per difendere unicamente gli interessi dei propri clienti, hanno il dovere di accertare la verità dei fatti, anche nell’interesse dei soggetti destinatari delle proprie indagini ed ipotesi accusatorie. “È anche vero che possono esistere situazioni di oggettiva incompatibilità tra figura inquirente e giudicante che possono però essere ovviate con una adeguata riforma sulle funzioni da attribuire nelle carriere dei magistrati, così come a garanzia dell’imparzialità degli stessi nei confronti dei cittadini ormai disorientati, deve essere riformato, in un contesto di riordino totale del sistema giudiziario, il Csm. “Infatti, mi dispiace contraddire su questo aspetto A.M. Baggio, ho l’impressione che questo organo, progressivamente, non sia riuscito a garantire un serio governo della stessa magistratura e al tempo stesso la sua necessaria indipendenza in quanto le componenti rappresentative più organizzate politicamente hanno di fatto imposto la loro linea, come è avvenuto a livello di rappresentanza sindacale nell’Associazione nazionale magistrati, se pur con la garanzia della presenza della massima carica dello stato”. Giovanni Lo Vaglio – Perugia Risponde Antonio Maria Baggio. Ringrazio Giovanni Lo Vaglio per l’attenzione. Non mi sento contraddetto dalle sue osservazioni. Condivido infatti le critiche che egli rivolge a una parte della magistratura e a una parte della maggioranza governativa. La questione cruciale è se i problemi vissuti dalla magistratura, i quali si riflettono anche nel malfunzionamento del Consiglio superiore di essa, possano portare alla decisione di togliere alla magistratura l’autogoverno, per sottometterla, invece, al potere politico. A mio parere la magistratura dovrebbe continuare ad essere autonoma dal potere politico. Fatto saldo questo principio, condivido l’esigenza di mettere in atto tutte le riforme utili ad eliminare le distorsioni segnalate dai nostri lettori.

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