La posta del direttore

Più acqueodotti meno oleodotti “Grazie del tema proposto, ma non si potrebbe… anche aggiungere al vostro stimato:”La più grande sete che sta mettendo in ginocchio il nostro paese, forse è davvero quella del buon senso, che dovrebbe impedire lo scaricabarile delle responsabilità per il non fatto. E imporre l’esposizione al pubblico di piani seri per ciò che dovrebbe essere intrapreso con urgenza” che, con tanti grandi inutili e dannosi oleodotti proviamo ora a considerare l’idea di impiegarne qualcuno per portare tanta acqua dal nord europeo sempre allagato al nostro sud, o al sud del mondo? Si può? Cosa costerebbe? E cosa guadagneremmo anche in termini di difesa ambientale generica? Si potrebbe parlarne in termini tecnici?”. Franco Agosti Tutto, o quasi, oggi si può, ma bisogna valutare i costi. Pompare acqua, non è come pompare petrolio e, per superare distanze e disdivelli come quelli da lei prospettati, si sarebbe costretti forse a dotarci di ulteriori oleodotti. In sostanza, i costi per simili acquedotti sarebbero insostenibili sulle distanze cui lei accenna. Dove si può si costruiscono canali, ma fra il nord alluvionato e il sud minacciato di desertificazione si alzano catene di monti. Meglio sfruttare più razionalmente l’acqua che c’è sul posto, perché è sempre più di quanta non si pensi. E soprattutto non sciuparla, come avviene con gli acquedotti colabrodo della Sicilia. Per non parlare di furti e abusi. Infine convincersi che non conviene forzare la natura più di tanto. Prima o poi saremo chiamati – ma già lo siamo – a pagare i conti della difficile quadratura con i suoi ritmi e le sue leggi. Anziani peso sociale insoportabile “Prima o poi doveva accadere. Da tempo varie personalità pubbliche martellano i cittadini, sostanzialmente, con questo messaggio: “Troppi ultrasessantacinquenni. Il sistema sanitario pubblico non li regge più. L’ultima spiaggia sono le mutue private”. “Ora ci si mette anche un ex responsabile della sanità, E. Guzzanti (vedi Corriere della sera del 14.7.2002), il quale dichiara che il pericolo numero uno del sistema sanitario nazionale è la longevità degli italiani. Il che si può leggere anche in questo modo: eliminiamo, o escludiamo, i longevi ed il problema è risolto. “Resta, comunque, la possibilità per i longevi, gli anziani, i malati cronici di curarsi a loro spese. E se non possono? Ma che levino il disturbo, così risolveranno anche il sovrapopolamento del pianeta, perbacco! “Questo ragionamento ha una sua logicaspecialmente in società con forte culto edonistico. Ma è questa l’unica strada possibile? Non viene a nessuno il dubbio che la scala dei valori sia impazzita? Parlo di dubbi, non di certezze”. Lettera firmata – Lecco A guardarlo così, il problema si pone nei termini nei quali lei lo illustra e, quanto alla sovversione dei valori, ha ben ragione. Tuttavia è un fatto che l’accresciuta longevità porta con sé dei costi che qualcuno dovrà comunque pagare. Una volta certi ostacoli si risolvevano stampando moneta e ripartendo così l’onere sulla collettività. Ma a rimetterci erano comunque i più deboli. Oggi i vincoli accettati entrando nell’Unione europea non consentono certe scappatoie. Non resta quindi che adeguarsi, sia pure gradualmente, alle regole previdenziali e sanitarie dell’Unione e a quel livello battersi per una maggiore sensibilità sociale che tenga il giusto conto degli anziani nei nuovi scenari demografici che stiamo affrontando. Personalmente, nonostante mi trovi già sul versante che declina, rimango ottimista. Alla fine prevarrà il buon senso. Immigrati e vantaggi economici “Dopo la sanatoria degli immigrati, penso che tutti quanti dovremmo trattare con più rispetto questi nostri fratelli perché contribuiscono a rinforzare le casse dello stato; si può pensare che sia stata oltre una manovra politica anche economica!”. Giuseppina Necco Certamente la sanatoria avrà anche una ricaduta economica positiva. Soprattutto sul piano previdenziale, perché si tratta di giovani lavoratori per i quali verranno versati i contributi. Ci si può augurare che anche queste considerazioni aiutino ad accrescere quel rispetto che deve esserci alla base di ogni convivenza. Ne parliamo diffusamente proprio nello “speciale” di questo numero. Pakistan e non afghanistan? “Ho letto con particolare interesse il vostro servizio sull’anniversario dell’11 settembre. Mi ha incuriosito conoscere gli ultimi sviluppi della situazione del Pakistan e particolarmente gli sforzi di dialogo e collaborazione interreligiosa tra cristiani e musulmani. Mi chiedo però perché non avete parlato anche dell’Afghanistan? “. Marzia Dominici – Pesaro Fa piacere che abbia colto il carattere tutt’altro che celebrativo del nostro “speciale” sull’11 settembre. Abbiamo infatti voluto porre l’accento soprattutto sul processo di maggiore comprensione e collaborazione tra popoli che dagli attacchi terroristici ha tratto nuove motivazioni. La scelta di privilegiare il Pakistan è stata dettata da diversi fattori (il ruolo di Musharraf, le tensioni interne con i fondamentalisti, l’accoglienza di centinaia di migliaia di profughi afghani), ma è stato tenuto conto anche di un elemento per noi centrale: in Pakistan abbiamo nostri corrispondenti, che ci assicurano una lettura dei fatti che non ha un’impronta solo occidentale o europea (come normalmente viene offerta) e che sanno guardare agli avvenimenti che hanno loro stessi vissuto nella prospettiva del mondo unito. Ovvero, la ragion d’essere di questa rivista. Non solo nennolina “Dopo aver letto l’articolo di Giovanni Casoli su Nennolina, la bambina romana che potrebbe essere elevata agli onori degli altari (vedi Città nuova n.15/16), ho pensato che sarebbe bello far conoscere a tanti, attraverso il nostro giornale, la vicenda per molti versi simile di una sua coetanea, Laura Degan, ora in paradiso. Per questo vi invio il suo profilo scritto da padre Longino M. Zorzan: “Si accese in cielo una stella” (ed. Imprimenda)… “Laura nacque il 13 dicembre 1987 a Cervarese Santa Croce (Padova) e morì non avendo ancora compiuto sette anni, per un cancro che l’aveva resa cieca e le aveva sfigurato il volto. Colpivano in questa bambina, peraltro normalissima, l’amore per l’Eucaristia, la sensibilità verso i sofferenti, la pazienza nel sopportare i dolori di una malattia che fu accompagnata anche da fenomeni soprannaturali (conversava con l’angelo custode, con la Madonna e con Gesù Bambino, che lei sola vedeva). “Il 17 agosto del 1994, venticinque giorni prima che Laura lasciasse questa terra, Giovanni Paolo II affermò:” Ci saranno apostoli tra i fanciulli”. “Purtroppo il libretto in questione, stampato da una tipografia padovana, sarà difficilmente reperibile presso le normali librerie. Chi volesse conoscere meglio Laura potrà forse rivolgersi ai genitori: famiglia Degan, via Bosco 43, Cervarese Santa Croce (Padova)”. Paola Terzani Cavaria con Premezzo (Va) Non dimenticare l’Argentina “Caro direttore, fortunatamente ci sono giornali come il vostro che “non dimenticano”, quando per i media, se una situazione non fa più scalpore, non è più considerata “straordinaria”. “È il caso dell’Argentina, ancora sotto tensione e disperazione. “Se non ci sono “vittime”, potenti in vista o scandali “rosa” le telecamere del mondo riprendono altrove. “Penso che parlare di chi soffre (anche per incuria di chi potrebbe, ma non fa nulla), sia un dovere di cronaca, per smuovere le coscienze, e non più una ricerca di audience”. Carmelina Ciapanna – Campobasso Segnalazioni:Dialogo laico su Caterina e Chiara La vivacissima “Associazione Osa” di Abbadia San Salvatore, assieme all'”Associazione Il dono” di Siena, col patrocinio fra gli altri dei comuni di Siena, Abbadia San Salvatore, Piancastagnaio, Castiglion d’Orcia e Radicofani, promuove una tre giorni culturale-spirituale-artistica-turistica alle pendici del Monte Amiata, dal 4 al 6 ottobre. Scopo è quello di offrire una lettura laica di due figure profondamente religiose: Caterina Benincasa da Siena e Chiara Lubich da Trento. Il tutto in uno spirito di “dialogo tra persone di convinzioni diverse”, nel rispetto reciproco cioè tra laici e cristiani. Tra i vari interventi, da segnalare le presentazioni della fondatrice dei Focolari da parte del teologo belga Michel Vandeleene e del “laico” Pieto Taiti, mentre la figura della santa senese verrà tratteggiata dal domenicano Alfredo Scarciglia e dall’ex sindaco di Siena Roberto Barzanti. Film, visite ai luoghi cateriniani, spettacoli teatrali e musicali e documentari riempiranno le giornate degli ospiti. Domenica 6 pomeriggio, infine, tavola rotonda sul tema:” La pace e il dialogo attraverso le figure profetiche di Caterina e di Chiara, dal secondo al terzo millennio”, con la presenza dell’on. Rosy Bindi, del sindaco di Siena Maurizio Cenni, del vescovo di Terni mons.Vincenzo Paglia, della senatrice Grazia Sestini, con la moderazione del giornalista di Città nuova Michele Zanzucchi. La manifestazione si svolge grazie al sostegno del Monte dei Paschi di Siena. Per informazioni e prenotazioni rivolgersi all’Associazione Osa: via Cavour, 33 53021 Abbadia San Salvatore, tel. 0577.118008, fax. 0577.775935, cell. 328.4740282, email ass_osa@inwind.it.

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