La posta del direttore

Nubifragi e consumismo “Siamo in attesa che più grandi catastrofi ambientali convincano Usa, Canada e Australia a ridurre le emissioni di anidride carbonica e l’effetto serra, causa accertata della stravolgimento del clima, siccità e piogge catastrofiche; come ribadito nella conferenza sull’ambiente di Johannesburg. Perché con le grandi piogge i fiumi si ingrossano ed escono dagli argini distruggendo? Perché i nubifragi provocano disastri anche nelle valli di montagna e sulle coste? “Perché la pioggia non è assorbita dal terreno come un tempo; in quanto molto terreno è stato “impermeabilizzato”, coperto di case, strade, parcheggi, stadi e quelle tante fabbriche che soddisfano anche il superfluo consumismo, suscitato dal capitalismo con l’arma della pubblicità. “La chiesa si batte contro il capitalismo, ma dovrà affrontare anche il problema demografico: da 1,5 siamo passati a 6 miliardi di individui nel XX secolo. Se non si ritorna ad un equilibrio tra superficie naturale e superficie urbanizzata, le catastrofiche inondazioni colpiranno di continuo i paesi ricchi; per i paesi poveri in più ci sarà desertificazione e mancanza di acqua potabile: popolazioni nasceranno e morranno in modo animalesco in un turbinio di guerre per il possesso dei mezzi di sussistenza”. Pietro Cipollaro Valbruna Purtroppo il problema è ancor più complesso e non è legato solo all’inurbamento di miliardi di persone che, nei paesi poveri, sono spinti verso le città dalla miseria. Comunque, da qualsiasi parte lo si analizzi, esso è causato in grande misura dall’egoismo di chi cementifica, disbosca, inquina direttamente l’ambiente, ma anche di chi rimanda quegli interventi legislativi che dovrebbero contrastare tutto ciò. A livello locale, nazionale o planetario, come è risultato chiaro a Johannesburg. Aumento dell’energia elettrica e gas? “Già sappiamo che l’energia elettrica italiana è la più cara d’Europa. In quanto al gas metano… Sul metano gravano attualmente ben l’89,83 per cento d’imposte a vario titolo. “Il metano non è un genere di lusso, né voluttuario, né un’opzione: è un genere di prima necessità e, quindi, non solo non dovrebbe avere imposte aggiuntive, ma, addirittura, una quota Iva ridotta. “Il ventilato aumento, ancorché immorale, è, in questo caso, assolutamente immotivato, visto che la materia prima viene pagata in dollari ed il biglietto verde, al momento, è ai minimi storici. “È mai possibile che non ci siano limiti alla spudoratezza?”. Lettera firmata – Milano Nulla da obiettare, prendendo i suoi calcoli per esatti. Nel presente c’è da augurarsi che lo stop agli aumenti non resti una promessa. E nel futuro che si tenga in maggior considerazione l’aspetto sociale di questi consumi essenziali. Binari unici anche a nord “Dai commenti al disastro ferroviario di Rometta Marea fatti da autorità e media, pare che il problema del binario unico sia “unicamente” siciliano. Niente di più erroneo: i binari unici sono equamente distribuiti su tutta la penisola, compresa la “ricca” Lombardia. “Per quel che mi riguarda, vorrei ricordare che sulla linea Milano-Lecco-Sondrio i tratti a binario unico non sono pochi e, data l’intensità del traffico, non sono pochi neppure i rischi. “I cittadini sanno, per storica esperienza, che i governi sin qui succedutisi, e pare che questo non esca dal solco, hanno agito quasi unicamente in “regime di emergenza”. Il che significa che quasi mai sono stati rispettati i piani programmatici di intervento, in quanto i relativi stanziamenti sono stati dirottati, di volta in volta, laddove si creavano situazioni di emergenza. “Da quanti decenni dovrebbe raddioppiarsi la linea summenzionata? Almeno tre. E quanti stanziamenti sono stati predisposti e poi dirottati? Non lo so di preciso, ma certo più di uno. E intanto si rischia di aspettare decenni, fino a quando non si verificherà un grosso incidente”. Corrado Raponi – Lecco Purtroppo è vero quanto lei afferma. Tuttavia, se si parla di ritardi nel completamento delle infrastrutture, si deve riconoscere che il sud resta ancora il più penalizzato. Alimentazione e forni a micronde “Parlando con amici ci siamo posti in molti il quesito: forni a microonde o no? A molti di noi la cottura superveloce crea qualche perplessità, e gradiremmo molto il vostro parere. A dir la verità, abbiamo fino ad ora puntato i piedi di fronte a questa modernità che ci pare violentare i cibi. Siamo retrogradi?”. Maria Santoni ed amici Bisogna premettere che le microonde sono radiazioni non ionizzanti, simili alle onde radio, emittenti calore con forte intensità e capacità di penetrazione. Ciò spiega perché i cibi sono cotti subito ed uniformemente. Per esempio, se mettiamo a cuocere del pane, non si formerà la crosta, come avviene nel caso della cottura tradizionale. Non risulta che ciò determini un’alterazione dei cibi; il problema, semmai, è la loro “palatabilità”, cioè il sapore, il gusto insomma. Ma, come dice il proverbio:”De gustibus non disputandum”. Non sono segnalati invece danni a distanza di tempo derivanti dall’ingestione dei cibi così cucinati. Importante però è essere sicuri della perfetta tenuta del forno stesso. Il calore emesso è così forte che, se l’apparecchio non interrompe l’emissione delle microonde nel momento stesso in cui è aperto, si corre il rischio di gravi ustioni del corpo. Similmente, i portatori di pace-maker cardiaco, se investiti dalle microonde, possono andare incontro ad un arresto di questo segnapassi, con conseguenze mortali. Rincari immotivati “Complimenti! Avete bruciato gli altri mezzi di comunicazione nel preannunciare la riscossa dei cittadini sul fronte degli aumenti dei prezzi cui avete dedicato anche la copertina del numero di agosto. “Stampa e tivù non degnavano più di attenzione le difficoltà finanziarie della maggioranza delle famiglie. Per il governo, non sembrava materia rilevante (Chi ha avuto, ha avuto). I commercianti si erano arricchiti. La gente, fatalisticamente, doveva accettare e stringere la cinghia. Se era rimasta. “Avete pure messo l’accento sulle tariffe, il cui aumento è stato, solo adesso, bloccato (temporaneamente) dal Consiglio dei ministri. E avete coraggiosamente parlato della mancanza di tutela del risparmio. Un argomento ancora tabù. Troppi gli interessi dei pesci grossi. A discapito di noi piccoli risparmiatori.Andate avanti così”. Carlo Bratti – Piemonte Economia di comunione e centuplo Non sono un esperto di finanza, sono uno che sa ascoltare quello che sente “dentro di sé”. Mi riferisco all’articolo di Alberto Ferrucci (Città nuova n. 14/2002).Al di là di qualche Bot, e qualche azione non ho mai investito i miei pochi risparmi. “Quando è nata l’EdC SpA il mio sogno è stato realizzato. Finalmente, mi sono detto, posso affidarli a Dio, con la certezza che i rendimenti saranno certamente positivi, perché se concretamente non vedrò gli utili, li avrò nell’altra vita”. Umberto Parisi È molto bello l’atteggiamento totalmente altruistico con cui lei affronta il problema. Tuttavia non è esatto aspettarsi, con l’Economia di Comunione, una ricompensa soltanto nell’altra vita. Gli utili delle imprese che aderiscono a questo progetto, dopo aver soddisfatto, per un terzo del loro ammontare, la remunerazione del capitale e per un altro terzo la funzione sociale di aiuto ai poveri, saranno destinati per il restante terzo alla formazione e alla diffusione della cultura del dare. Lei non si aspetta una remunerazione del suo investimento, ma sappiamo che le decisioni guidate dalla carità innescano un circuito positivo da cui scaturisce il centuplo promesso dal Vangelo già in questa vita. L’Europa ha radici cristiane “Mi riferisco alla stesura della “Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea” nella versione approvata al vertice di Nizza nel dicembre 2000 e alla Dichiarazione per la futura Costituzione dell’Europa, fatta a Laeken il 15/1/2001, quando è stato annunciato un “forum” di consultazione tra “le varie organizzazioni della società civile”, nel cui elenco le chiese e le religioni cristiane europee sono state marginalizzate e ridotte ad un “eccetera”. “Un’ingiustizia ed un errore di prospettiva” ha detto il papa incontrando delegazioni, diplomatici, studenti europei, convegnisti. Un’espressione che il vicepresidente della Convenzione Giuliano Amato, nell’intervista su Avvenire del 16/6/02, dice di condividere quando considera “un errore l’assenza di riferimento esplicito alla religione, quale uno dei fattori fondanti del patrimonio culturale e spirituale europeo. La posizione di Amato è condivisa dal presidente Pera nell’intervista del 23 giugno allo stesso giornale, quando dice: “Io che sono laico, sono rimasto sorpreso da questa riduzione ad ‘eccetera” delle radici cristiane d’Europa… È grazie al cristianesimo infatti che possiamo andare orgogliosi della nostra cultura, del rispetto della persona umana e della tolleranza”. “Il presidente Ciampi ad Aquisgrana, il 9 maggio 2002, fa poi riferimento al valore storico fondante della religione cristiana, per il comune futuro europeo: “Questa terra ha una cultura umanistico-cristiana che deve essere rispettata da chi viene da fuori”. “Il papa, riferendosi al problema, ha chiesto di “mettere in atto una vasta e articolata azione culturale” affinché la nuova Costituzione europea che uscirà dai valori della Convenzione abbia un riconoscimento esplicito per le radici religiose cristiane dell’Europa da cui sorsero i centri della cultura e del pensiero dello studio e dell’arte nei quali si è espresso il genio dei popoli che formano oggi l’Europa”. Mirella Lovisolo

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